Il tè nel deserto ai tempi della crisi

Intervista ad Angelo Picicci, titolare dell’agenzia viaggi “Viaggiopoli”, sull’attuale situazione del turismo
In occasione del decennale di attività dell’agenzia viaggi “Viaggiopoli” di Acquaviva delle Fonti, abbiamo intervistato il titolare Angelo Picicci, con il quale abbiamo cercato di fare il punto sulla situazione del turismo, soprattutto in relazione al momento di crisi che stiamo vivendo.
Quest’anno avete festeggiato i dieci anni di attività di “Viaggiopoli”. Quale bilancio può farsi di questo decennio?
Quest’anno a ottobre si compiono i dieci anni, però abbiamo voluto fare una festa prima che arrivasse l’estate, anche per smuovere un po’ le acque, visti i tempi di crisi che stiamo vivendo.
Sono stati anni abbastanza duri perché, da quando abbiamo aperto, sono successe varie cose: l’attentato alle Torri Gemelle, la febbre aviaria, lo tsunami, la crisi.
Arrivare a dieci anni di attività, avendo affrontato questi eventi e queste tragedie che comunque frenano il mercato del turismo, senza aver avuto alcun tipo di problema con i clienti, è già un traguardo.
Abbiamo preferito una politica impostata sulla correttezza. Preferiamo che il cliente sia soddisfatto, a volte anche evitando di vendere qualcosa che, secondo noi, non conviene piuttosto che vendere a tutti i costi per poi ricevere lamentele e avere un’immagine rovinata agli occhi del paese.
Il paese è piccolo e da quattro siamo rimasti in due perché la scure si è abbattuta su coloro che operano nel settore, dai grandi ai piccoli. Ora continuiamo a vedere questo decimo anno cosa ci porta, sperando di riuscire a trovare soluzioni per rimediare alla crisi.
L’avventura, iniziata dieci anni fa, è stata un’avventura nel vero senso della parola, spesso non è stato facile, soprattutto perché bisogna combattere con una certa mentalità, tipicamente italiana. L’italiano, in generale, non ha molto il senso del viaggio. Andare in un villaggio con cucina italiana, animazione italiana, non significa viaggiare. Viaggiare significa scoprire terre nuove, avere voglia di conoscere. L’italiano, invece, è in generale, un po’ diffidente e, se vede qualcosa che si allontana da quella che è la propria realtà, ha paura, magari si lamenta per aver trovato insetti nella Foresta Amazzonica. Non devono essere gli insetti a impedire di andare a conoscere una cultura diversa, se il viaggio è inteso come cultura. Se poi, invece, il viaggio è solo desiderio di vantarsi di essere stati in un posto, in un hotel a cinque stelle, che in Italia non ci potrebbe permettere perché i costi in Italia sono totalmente differenti, allora quello non è viaggiare perché si ritorna più poveri di prima, dato che non si è appreso nulla.
È sbagliato pensare di appartenere alla cultura più avanzata del mondo: ci sono culture che a noi possono sembrare “barbare”, ma che in realtà rispettano di più sia la persona che la terra dove vivono.
La cultura del viaggiare va, dunque, intesa come una filosofia di vita?
Per quanto riguarda me, le mie colleghe, bisogna dire che abbiamo viaggiato per quello che è stato possibile. Tra le mie colleghe c’è chi ha viaggiato di più perché ha lavorato all’estero per mesi, per anni e, quindi, ha potuto vivere realtà differenti. Io penso che ogni meta meriti di essere vista, il viaggio è un’esperienza soggettiva.
In passato, ho fatto un paio di viaggi con fuoristrada, con i miei amici e, per fortuna, sono riuscito a stare nel deserto, a dormire in tenda. Per me quelli sono i viaggi più belli in assoluto perché ho vissuto la realtà del posto. Per me, questo significa viaggiare, conoscere realtà diverse. Spesso si ha paura, per esempio paura dei musulmani o di altre culture che non conosciamo, ma poi, parlando con queste persone, si capiscono le differenze e, spesso, ci si rende conto che differenze non ce ne sono. È l’ignoranza, il non conoscere che alimenta la paura. Se viaggiare deve essere andare in un hotel a Sharm el Sheikh, questo non è viaggiare. Stare in un hotel a cinque stelle quando intorno a me c’è gente che non ha neppure l’acqua, non è viaggiare.
Viaggiare significa esplorare, conoscere, deve essere una scoperta. Non bisogna avere timore perché, solo conoscendo altre culture, possiamo davvero capirle e comprenderle. Anche noi, che pensiamo che la nostra cultura sia la migliore, possiamo imparare tantissimo da altre culture, basta solo condividere. Interagire è il modo per evitare l’ignoranza, nel senso di non conoscenza.
Quali sono, generalmente, le mete preferite e come sono cambiate le modalità di approccio alle vacanze, soprattutto in relazione al periodo di crisi che stiamo vivendo?
Quest’anno si sente la crisi. Infatti, molti, prima di prenotare, hanno aspettato di conoscere quanto avrebbero dovuto pagare per l’IMU. Molti avevano questa scadenza indefinita e, quindi, hanno prenotato in ritardo. Sono partite tardi e vanno ancora a rilento le prenotazioni.
Le crociere hanno avuto un forte calo, anche a livello di costi. Se consideriamo Bari, sia l’anno scorso che quest’anno, sono tre le compagnie che si contendono il mercato: MSC, Costa e Royal Caribbean. I posti letto sono tanti e, ovviamente, il naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio ha contribuito a destabilizzare il mercato. Inoltre, la crisi si fa sentire: per anni si sono incrementate le crociere, ma queste navi da 3500 persone vanno riempite. Soltanto ora, rispetto all’inizio stagione, le crociere hanno avuto una ripresa, soprattutto grazie al forte calo dei prezzi.
Le mete che generalmente vengono maggiormente scelte in estate sono le località del Mediterraneo, dato che molti considerano inutile scegliere mete più lontane, come la zona caraibica, dove spesso in estate piove e dove c’è il rischio di incontrare cattivo tempo. Quindi il Mediterraneo è la zona più richiesta e, proprio perché ci sono poche prenotazioni, parliamo di cifre non eccessive. Tuttavia è difficile trovare delle soluzioni economiche come vogliono i clienti, perché le strutture migliori sono piene e bisogna accontentarsi di ciò che si trova.
Per l’estero, vengono scelte, comunque, sempre le mete più economiche, con traghetto e appartamento in Grecia e in Croazia, con gli eventuali rischi di trovare strutture “economiche”. Anche la Spagna è abbastanza richiesta, con voli diretti da Bari.
Se consideriamo l’Italia, le mete più richieste sono il Salento e la Calabria. Il Leccese costa un po’ di più e anche lì, rispetto all’anno scorso, si è registrato un calo, tant’è vero che alcune strutture sono rimaste vuote. La crisi si sente, su questo non c’è dubbio. Inoltre, il mercato del turismo, come altri settori, deve combattere anche contro l’abusivismo, di chi opera senza licenza. Tutto ciò costituisce un impedimento alla sopravvivenza di questo settore.
E la politica come si adopera per sostenere e incrementare il settore del turismo?
Anche a livello politico, le cose non vanno molto bene, c’è disinteresse. L’abbiamo visto già prima, nel precedente governo, con il ministro Brambilla e ora con il ministro Gnudi. Non lo sento mai nominare, neppure in tv, non so cosa stia facendo. Le tasse si pagano, ma non si è coperti, non si ha alcun tipo di garanzia. Questo è un altro problema che impedisce un incremento del settore.
La manovra finanziaria ha fatto diminuire la voglia e la possibilità di spendere. Tutti hanno paura che non bastino i soldi e l’aumento dell’IVA ha fatto sicuramente diminuire le vendite e abbassare gli introiti.
Quindi, la crisi si fa sentire. Ci sono delle tutele per voi del settore?
Certo, la crisi si fa sentire e la tutela del settore non c’è. Non siamo proprio organizzati, è inutile dirlo. Noi paghiamo una licenza. Io ho una persona che lavora per me che è il direttore tecnico perché sono obbligato ad assumerla. Abbiamo un’assicurazione che serve a garantire i nostri clienti e abbiamo dei costi, per l’IVA, per l’affitto, per la Camera di Commercio. Abbiamo tantissime spese, ma nessuno ci tutela perché ci sono operatori abusivi, è inutile girare intorno alle parole, sono proprio abusivi. Sono cose che fanno male al mercato del turismo, perché alla fine si mischia la professionalità al dilettantismo di chi, invece, lo fa per hobby.
Quindi, coloro che operano nel settore a livello, per così dire, dilettantistico danneggiano voi professionisti?
Non c’è dubbio. Il problema è che, se sbaglio io, i clienti sanno a chi rivolgersi perché ci sono delle garanzie. Basta andare in Provincia, c’è la mia polizza, fanno un reclamo, tutto viene pagato con la mia polizza e poi l’assicurazione se la vede con me. Un operatore abusivo queste tutele non le garantisce. La gente va da quello abusivo, pensando di risparmiare, ma facendo i calcoli, non si risparmia veramente e, inoltre, non danno nessuna tutela. Poi c’è anche internet che ha rovinato il mercato. Se un pacchetto costa in media 1200 euro e su internet lo si trova a 500, si pensa di aver fatto l’affare, ma è evidente che qualcosa non va e che si corre il rischio di essere truffati.
Anche internet va preso con le pinze, in tutti i settori. Occorre valutare bene, deve esserci un’agenzia, un tour operator che dia delle garanzie. Anch’io ho il mio sito, da cui prendo contatti e attraverso il quale la gente mi chiede informazioni, ma c’è scritto il numero di licenza e il numero di polizza. Quindi io fornisco delle tutele, i clienti sanno a chi rivolgersi, a una sede fissa, pubblica.
Purtroppo le truffe sono all’ordine del giorno e in estate aumentano, soprattutto in periodi di crisi come questo, periodi in cui è facile allettare la gente con prezzi bassi e poi farla ritrovare con in mano un pugno di mosche.
Noi abbiamo avuto clienti truffati da vecchi operatori, la cui attività è fallita e a questi clienti i soldi non sono più stati restituiti. A noi per fortuna non è mai capitato perché quando abbiamo visto operatori che tentennavano, abbiamo preferito non vendere piuttosto che prendere i soldi e rischiare. A volte ci abbiamo rimesso la provvigione, ma è meglio rimetterci 50-100 euro piuttosto che instaurare questo meccanismo. La faccia ce la mettiamo noi, è difficile poi spiegare che quell’operatore è fallito. Noi da professionisti dobbiamo fare attenzione, il nostro lavoro è di consulenza e una buona consulenza evita ai clienti spiacevoli conseguenze.





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