Di chi è il vecchio “Miulli”?

La "maledetta" questione dei vecchi immobili dell'ospedale "Miulli" torna a far discutere
Di chi sono gli immobili del vecchio ospedale “Miulli”? Sono di proprietà comunale o appartengono all’Ente ecclesiastico? Sulla titolarità dell’ospedale si sono espressi in molti, nel corso degli ultimi decenni. Sindaci, consiglieri comunali, alti prelati, commisioni provinciali e tanti altri soggetti hanno offerto la loro interpretazione della questione, infittendo una querelle ancora ben lontana dal risolversi. Siamo nel campo del diritto e non trova posto in questa discussione un argomento che, con ogni probabilità, si ricollega allo status giuridico dell’Ente: l’eccellenza del Miulli, in termini di servizi e di professionalità.
Ci sembra, infatti, sacrosanto quanto legittimo che si intervenga in merito alla titolarità dell’Ente, ma riteniamo che sia giunto il momento, nei pubblici dibattiti che interessano il “Miulli”, di affiancare a questo tema quello della qualità del servizio, secondo un approccio di ampio respiro e che si inserisca nell’alveo di un confronto tra cittadini/utenti ed Ente ospedaliero quanto mai costruttivo e sereno.
La qualità del servizio, l’efficienza delle strutture, la modernità delle attrezzature e la oculatezza nella gestione delle finanze del “Miulli” sono questioni che toccano da vicino ogni acquavivese e che rivestono una importanza superiore ad ogni valutazione di tipo giuridico, sebbene, in effetti, sia impensabile scindere le singole questioni dal contesto generale.
E’ lecito, pertanto, chiedersi quali siano le condizioni finanziarie in cui versa l’ospedale. Altrettanto giusto chiedersi quali siano i criteri di selezione del personale – in un contesto sanitario nazionale persocrso quotidianamente da scandali di ogni sorta – per comprendere a chi affidiamo la nostra salute e quella dei nostri cari. Di fronte a questo genere di interrogativi, quindi, appare insensata e dannosa ogni chiusura al dialogo.
A chi spetta, dunque, il compito di avviare un dialogo tra la cittadinanza e gli amministratori dell’ospedale? Al sindaco, ovviamente! E non solo per dovere morale ed in ossequio alle volontà testamentarie dell’avvocato Francesco Miulli, ma anche in virtù di quanto promesso in campagna elettorale. Squiccciarini, infatti, ha vinto le elezioni garantendo alla cittadinanza e all’amministrazione del “Miulli” che sarebbe iniziata una stagione nuova, improntata al “superamento delle conflittualità”. Occorre quindi valutare con attenzione in cosa si siano tradotte, ad oggi, quelle parole. Per farlo sarebbe forse opportuno avviare un ciclo di dibattiti pubblici, attraverso i quali illustrare le azioni messe in atto o ancora da compiere da parte dell’amministrazione comunale in tal senso. Non è ammissibile che si parli del “Miulli” solo in occasione di indagini della magistratura o di incombenze legali di altro genere. La politica non può tacere nè assumere posizioni pilatesche ma deve dare risposte concrete alla cittadinanza in merito a una questione così delicata.
Ma ritornando alla questione della titolarità dell’Ente, ci è sembrato utile, al fine di approfondire l’argomento, pubblicare di seguito la sintetica ricostruzione degli ultimi passaggi della annosa diatriba tra Comune ed Ente ecclesiastico prodotta dall’Associazione pro Fondazione Miulli.
Perché è scoppiata la diatriba, con regolare querela, tra il Vescovo-Governatore dell’Ospedale Miulli ed il Sindaco Pistilli e poi l’Associazione pro Fondazione Miulli ed i Cittadini Liuzzi e Petrelli?
Tutto è ricominciato con il trasferimento dell’Ospedale Miulli nel nuovo monoblocco, ispirato alla tipologia “Ospedale del Futuro”, ma ubicato ad oltre quattro chilometri dal centro abitato. Era il 30 settembre del 2006.
Quaranta giorni dopo, il Vescovo-Governatore, mons. Mario Paciello, scrisse al Sindaco dr Francesco Pistilli, per invitarlo ad organizzare, per conto dell’Ente Ecclesiastico, un’assemblea comunale e sovracomunale per raccogliere suggerimenti circa l’utilizzo dei plessi oramai dismessi del vecchio ospedale in via Maselli Campagna.
Il Sindaco Pistilli rispose il 27 novembre aderendo alla proposta, e tuttavia proponendo un preliminare incontro per chiarire la situazione patrimoniale, gestionale, statica e giuridica del plesso del vecchio Ospedale.
Il Vescovo-Governatore non rispose a questa proposta del Sindaco, ma aprì con lui una dura polemica per essersi rivolto alle autorità competenti, chiedendo di conoscere i decreti fondativi dell’Ente Ecclesiastico.
Il 9 febbraio, non ricevendo riscontro alcuno, il Sindaco invitò di nuovo Mons. Paciello ad un tavolo di chiarimento delle questioni pendenti sull’Ospedale Miulli da tenersi il 19 successivo. Ma ancora una volta il Governatore non rispose, nonostante la richiesta provenisse dal Sindaco della Città, cui appartiene per Testamento l’Ospedale, affidato al Vescovo solo per la gestione, come aveva riconosciuto anche il Capitolo della Cattedrale il 20 giugno 1997. Il gestore si rifiutava di rendere conto al proprietario del bene.
Ed invece, il Governatore, il 1° marzo, sul Corriere della Sera, pg 23, fece pubblicare un bando per un concorso di idee sull’utilizzo dei vecchi immobili, dichiarandoli di proprietà dell’Ente Ecclesiastico.
Il Sindaco, indignato per questa iniziativa, mandò al Governatore, e per conoscenza alle Autorità, una diffida perché gli immobili risultano da tutte le certificazioni storiche essere proprietà dell’ “Opera Pia Ospedale Miulli” e non dell’ “Ente Ecclesiastico”.
Ma il Vescovo-Governatore, in data 28 marzo, si recò dal notaio Petrera di Bari e, con atto di ricognizione unilaterale, dichiarò che tutti i beni dell’Opera Pia Ospedale Miulli erano transitati all’Ente Ecclesiastico. Chiedeva pertanto che vi fosse un cambiamento catastale, che l’Agenzia del Territorio effettuò il 24 aprile 2007, senza che il Comune, destinatario finale di quegli stessi beni, ne venisse messo al corrente.
Pervenuta solo a metà novembre la notizia di questo trasferimento catastale, il Sindaco Pistilli tempestò l’Agenzia del Territorio e la Conservatoria di Trani di telegrammi e documenti. Anche il Comitato Cittadino e l’Associazione pro Fondazione Miulli inviarono documenti all’Agenzia per rivendicare il diritto dell’Opera Pia a mantenere, in quanto ‘bonum sui’, la piena titolarità sulle sue proprietà, che per effetto dell’art.66 della legge n. 833/1978, e di altre successive, fino alla 328/2000, fanno parte del patrimonio indisponibile del Comune di Acquaviva e non possono transitare ad un ente privato, qual è l’Ente Ecclesiastico.
L’Agenzia del Territorio, non avendo ricevuto dall’Ente Ecclesiastico i chiarimenti richiesti sui ‘trasiti’ delle proprietà, in data 01 aprile 2009, comunicava che “quest’Ufficio ha provveduto al ripristino della precedente intestazione catastale”.
Ma il Vescovo-Governatore, a fine maggio, presentava ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale contro il provvedimento. Subito dopo a giugno cadeva l’Amministrazione Pistilli , veniva il Commissario, che si guardava bene di ingolfarsi nella questione, ed in aprile 2010 veniva eletto il nuovo Sindaco Squicciarini, molto devoto al Governatore. Insediatosi ai primi di maggio, veniva invitato a presenziare, come parte di litisconsorzio, alla discussione del ricorso, fissata per il 25 giugno 2010, inviando un proprio difensore.
Per nominarlo l’Amministrazione Squicciarini ha aspettato il 24 giugno, il pomeriggio precedente l’udienza. Questa inutile nomina della vigilia sortiva l’effetto, probabilmente concordato a tavolino, di far fuori dal processo il Comitato Cittadino, che aveva presentato, in azione sostitutiva del Comune, proprie memorie difensive. E d’altra parte l’avv. Matassa non poté presentare una memoria difensiva, ma affermò una sola cosa, e questa contro gli interessi del Comune, scrivendo che“il Comune non ha mai esercitato uno jus possidendi sui beni immobili oggetto di causa”. Si configurava un eclatante caso di ‘infedele patrocinio’ ( o era concordato?) con un’affermazione (del resto falsa) dannosa per il Comune, che aveva deliberato 15 mila euro di compenso per non essere difeso e per tradire i cittadini di Acquaviva.
E la stessa Commissione Tributaria Provinciale, pur stigmatizzandone il comportamento, ha dovuto prendere atto dell’assenza di documentazione del Comune : “considerando il comportamento processuale innanzi stigmatizzato del Comune, nei cui confronti fu autorizzata l’integrazione del contraddittorio proprio per consentire l’esecuzione del diritto di difesa”, e quindi non ha potuto fare altro, “non sussistendo ragioni ostative di sorta”, che accogliere il ricorso presentato dall’Ente Ecclesiastico. Tutto concordato?
Sembra proprio di sì, perché la Maggioranza si è rifiutata poi di appellare la sentenza. Ora trionfa il pasticcio di immobili che al catasto risultano intestati all’Ente Ecclesiastico, ma all’Ufficio del Registro Immobiliare, che certifica le proprietà, all’Opera Pia Ospedale Miulli.
Ma i nodi sono venuti al pettine nell’operazione di concessione in comodato d’uso dell’immobile al Tribunale di Bari, per farne una sua sezione staccata.
Il Governatore si trova stretto nella tenaglia del seguente dilemma.
1) Se egli si qualifica come Governatore dell’Ente Ecclesiastico , dimostra che l’Opera Pia si è estinta ed in questo caso i suoi immobili vanno per legge al Comune in cui ha sede, e cioè al Comune di Acquaviva. Dunque il Governatore dell’Ente Ecclesiastico non ha titolo per firmare il contratto, ma deve farlo il Sindaco, in ossequio alle leggi (ultima l’art. 10 della legge 328/2000).
2) Se il Governatore firmasse come Governatore dell’Opera Pia gli impicci sarebbero ancora maggiori, perché egli ha agito in sede giudiziaria contro l’Opera Pia ed in favore dell’Ente Ecclesiastico e ciò provoca l’ immediata decadenza dall’ufficio (artt.15 e 17 della l.6972/1890) e fa scattare automaticamente l’alternanza con il Sindaco, autorizzato quindi a firmare.
In tutti e due i casi il Vescovo non può firmare quel contratto. Di tanto è stato avvertito il Sindaco con un documento del Consigliere Marcello Carucci. Ma l’Amministrazione pensa di agire con la furbizia dell’attendismo, forse concordato. E intanto la montagna delle illegalità cresce e sarà un’impresa poi dipanare la matassa. Ma forse è proprio questo che si vuole. Il Sindaco, alla fine si mostrerà molto addolorato se non riuscirà a riportare i buoi nella stalla, dopo averli fatti scappare d’intesa con il ladro.
Intanto anche la questione del tribunale sembra compromessa, mentre il mancato ritorno-beneficio a causa dell’inutilizzo degli immobili, abbandonati alla fatiscenza, dovrà essere pur addebitato a qualcuno.
Il Comitato Cittadino e l’Associazione per la difesa del Miulli si impegneranno in tutti i modi. Ma occorre una forte mobilitazione cittadina, unico deterrente contro i tentativi di usurpazione, finché sia l’Amministrazione Comunale e sia il Capitolo ed i Sacerdoti di Acquaviva non eserciteranno il dovere morale e civico di difendere la loro Città, rinunciando anche a personali interessi .
La questione è riassunta nel piccolo dettaglio delle intitolazioni. Mentre lo Statuto approvato con Decreto Reale e tuttora vigente dice: l’”Ospedale Civile di Acquaviva”, affermandone quindi la proprietà della Città, la parte Ecclesiastica nei suoi documenti scrive, invece, che l’Ente Ecclesiastico Ospedale Miulli “ha sede in Acquaviva”, eliminando l’appartenenza alla Città e degradandola ad una ubicazione sempre variabile.
Un’ ipotesi non fantastorica potrebbe allora verificarsi fra qualche anno: l’Ente Ecclesiastico non regge il peso del fitto all’INAIL per il monoblocco e concorda con la Regione, che deve contenere il numero degli ospedali, di trasferire, con comodato d’uso gratuito o semigratuito, il servizio sanitario dell’Ospedale Miulli nel nuovo immobile dell’ Ospedale della Murgia, tra Altamura e Gravina. Si realizza il sogno dell’Ospedale Diocesano. Addio Ospedale Miulli di Acquaviva!
Acquaviva d.F., 26 luglio 2012
Associazione pro Fondazione Miulli
Comitato Cittadino in difesa del Miulli





Commenti
Articolo davvero interessante..grande Carlucci!!fantastica la conclusione sulla posizione della chiesa..l’ipotesi finale fa paura!!Attenta Acquaviva!!
Caro Santo Inquisitore, come i tuoi (meno santi, ad eccezione di quello di Dostoevskij) antenati, stai facendo giustizia sommaria (come per i moriscos musulmani di Spagna), attribuendo le colpe non a chi le ha commesse, ma ad intere categorie. Non guardiamo indietro, ma avanti. Sono successe cose che non dipendevano da noi: la nuova dicesi della Murgia ha modificato la situazione profondamente a nostro sfavore per il Miulli. Ora dobbiamo difenderci con misura e saggezza. Il nemico è davanti a noi, non siamo noi, che invece dobbiamo stringere i ranghi per rivendicare i diritti dell’Ospedale e della Città. .Altrimenti non saremo noi a disporre del nostro futuro, ma esso di noi, ed il nostro destino è segnato, saremo Sannicandro. Solo l’Ospedale, se sapremo riprendercelo, potrà salvare Acquaviva: sul piano economico, ma soprattutto su quello della partecipazione corale ad un’impresa che stimolerà la nostra responsabilità e ci farà crescere moltissimo.
Santo inquisitore lascia perdere Petrelli che, nonostante qualche responsabilità del passato, oggi sulla questione Miulli ci sta rimettendo la faccia ed altro. Io sono con te, oggi il Miulli é nelle mani della Fim…co e di altri soggetti carneadi, come li chiami tu. La soluzione è scacciarli via, loro e la dirigenza ecclesiastica e affidare l’ospedale al servizio sanitario pubblico, perchè possa diventare finalmente un ospedale di eccellenza potendo beneficiare di tutti i finanziamenti pubblici necessari per aprire i reparti ad alta specializzazione. Nella gestione, poi, dovrebbero essere coinvolti degni rappresentanti della nostra Città. Ma questo sarà compito nostro se ne saremo capaci.
Petrelli continui da sempre ad aggirare l’ostacolo. Sai benissimo a cosa mi riferisco. Lascia perdere la titolarità degli immobili del vecchio miulli. Quella è un’altra battaglia e tutti quanti speriamo che prima o poi si faccia chiarezza e ne venga riconosciuta la proprietà sacrosanta al comune di acquaviva. Io tuttavia nel mio intervento (e lo sai benissimo) mi riferivo a quelle decisioni scellerate e irresponsabili che hanno permesso l’insediamento e il proliferare di soggetti forestieri e carneadi alla corte del miulli. Se non sono stato abbastanza chiaro ti faccio un disegno.
…la natura giuridica dell’ente é decisiva anche se guardiamo alla gestione del servizio ospedaliero. Ai sensi della legge n. 132/1968 il Miulli, in quanto Opera Pia di natura pubblica, eretta con Decreto Reale, doveva essere dichiarato ope legis Ente Ospedaliero, ma ciò non é avvenuto, perchè politici e gerarchia ecclesiastica, sottraendo ad arte il Decreto Reale, si sono accordati per farlo diventare ente ecclesiastico, in tal modo perpetrando una truffa di centinaia di milioni di €uro a danno dello Stato e della Città di Acquaviva. Di questa vicenda so che qualcuno conserva minuziosamente tutta la documentazione epistolare intercorsa tra politici e prelati.
La battaglia l’hanno persa gli acquavivesi ma è stata combattuta per finta, con furbizia e infingardìa, dal Comune sotto le varie égide, i cui rappresentanti si sono tutti rifocillati alla mangiatoia del Miulli. Tuttavia ciò non toglie che i cittadini possono far sentire la loro voce in tutte le sedi opportune e chiedere con forza il rispetto delle leggi e delle prerogative della nostra Città…
Santo inquisitore, sono stato sindaco per quattro mesi dal giugno 1993.Ci fu un incontro con mons. Pisani per l’istituzione del Consiglio di Amministrazione (deliberativo) con dentro i rappresentanti del Consiglio Comunale. Nel 1994 mons.Pisani morì. . Nel 1997, quando il Governatore mons. Superbo tentò di ottenere l’approvazione di un nuovo Statuto, come Ente Ecclesiastico, ci opponemmo in Consiglio Comunale insieme ai Sindacati, ottenendo che non si trattasse di Statuto, ma soltanto di regolamento. Dopo il monoiblocco dal 2006 abbiamo ripreso la rivendicazione dei diritti della nostra Città nel rispetto della verità storica e delle leggi, fino a buscarci una querela. La battaglia non è chiusa, perché una fondazione, come il Miulli, non è usucapibile. Santo Inquisitore, lavora con noi costruttivamente! Grazie!
Premesso che tutti i commenti precedenti meritano attenzione e soprattutto risposte, e premesso che l’avvocato miulli nel suo lascito testamentario non faceva riferimento ad alcun ente ecclesiastico, è pur vero che questa battaglia il comune di acquaviva l’ha persa già da trent’anni. E’ inutile continuare una diatriba che si sarebbe dovuta dirimere tanto tempo fa. Piuttosto perchè nessuno parla della gestione del miulli, affidata e consegnata maldestramente a forestieri? Non è percaso colpa di personaggi come l’ex sindaco Petrelli e di alcuni pseudo sindacalisti se il Miulli oggi è ostaggio di forestieri e compagnie di ventura. E questo si sarebbe potuto evitare
al n. 5 è la legge 20 maggio 1985 n.222…. L’avvocato Francesco Miulli non era né vescovo, né prete, né diacono e ha fondato l’Opera Pia Ospedale Miulli che, in quanto tale e in forza del Decreto Reale, non può essere ente ecclesiastico nè per antico possesso di stato, nè ad altro titolo. Acquaviva svegliati!!! .. Difendi ciò che ti appartiene!!
L’avvocato Francesco Miulli non era né vescovo, né prete, né diacono, non poteva costituire un ente ecclesiastico, né ente ecclesiastico poteva esistere prima altrimenti non ci sarebbe stato il DECRETO REALE….. Tempi erano e tempi sono ma l’arroganza del potere non cessa di manifestarsi, Acquaviva svegliati!!!
La legge 20 maggio n. 222 (nuovo concordato tra Stato e Chiesa), all’art. 1 stabilisce che possono essere riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili gli enti COSTITUITI o APPROVATI dall’autorità ecclesiastica…. ora lo Statuto organico dell’Opera Pia Ospedale Miulli, APPROVATO con Decreto Reale del 27 Dicembre 1896, nella parte storica recita ” Francesco Miulli, giureconsulto acquavivese, destinato dalla provvidenza a compiere una delle più grandi opere umanitarie, FONDAVA in Acquaviva delle Fonti L’ospedale…”
ma perche’ cara redazione non pubblica tutti i commenti?
sulla mobilitazione cittadina sono d’accordo visto che sono proprio i cittadini la vera parte lesa di tutta la questione,propongo una marcia da acquaviva fino al nuovo ospedale,anche se sono sicuro che ci sarebbe poca partecipazione.Qualcuno tempo fa chiamava gli Acquavivesi “popolo bue”ed io sono perfettamente d’accordo,io aggiungerei egoisti e presuntuosi e poi con questa amministrazione non si otterrà nulla di nulla…..e alla fine il sindaco sarà assunto il ospedale….però non perdo mai la speranza di vedere gli acquavivesi marciare verso l’ospedale ed io sarò lì in prima fila….
a tutti i denigratori di Pistilli vergognatevi tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Franco torna presto a palazzo de mari
Quello che servirà alla nostra Città e la farà crescere è ritrovare lo spirito della cooperazione, per produrre beni e servizi all’altezza di un ospedale di eccellenza. Non occorrono furbizia o fughe in avanti, occorre essere seri, senza supponenze ed impazienze, né senili né giovanili, impegnarsi anche duramente perchè solo la qualità e la concordia ci salveranno. Vi fu il progetto di una sorta di ’autarchia’ di tipo emiliano, in cui tutto ciò che era possibile fornire in loco all’Ospedale, doveva esserlo, attraverso lo spirito imprenditoriale individuale, ma soprattutto attraverso la costituzione e gestione di cooperative efficienti e corrette, dopo le amare esperienze passate. Tutti servono alla causa e tutti ne beneficeranno. Le punzecchiature siano un gioco, uno sfottò, ma non un malanimo, perché tutto va valorizzato, per creare lavoro..Le Amministrazioni dell’Ospedale e del Comune devono porsi alla testa di questa impresa. Ecco perché facciamo la battaglia, pensando al futuro