Felice Demarinis, un “tecnico” che mastica di politica all’Urbanistica

Urbanistica e bene comune. La pianificazione del territorio in funzione della qualità della vita
Abbiamo incontrato l’architetto Felice Demarinis, recentemente nomintato da Squicciarini assessore all’Urbanistica e all’Ambiente. Abbiamo deciso di dividere la lunga intervista che ci ha gentilmente concesso in due parti. La prima ha caratterre tecnico e fotografa a 360° la realtà acquavivese, dal punto di vista dell’urbanistica e della tutela del territorio. La seconda parte, invece, è incentrata sul carattere politico della nomina di Demarinis e su questioni che attengono all’opportunità della scelta fatta da Squicciarini in tal senso.
Una recente sentenza del TAR ha di fatto annullato il PRG. Quali misure sono state prese dall’Amministrazione in risposta a quella sentenza?
Il Comune si è costituito presso il Consiglio di Stato per ottenere la sospensiva e quindi anche il ribaltamento del pronunciamento del TAR. Siamo quindi in attesa che il Consiglio di Stato si pronunci.
È fiducioso rispetto alla possibilità che la questione si risolva in tempi rapidi e con risultati utili per il paese?
I tempi non li stabilisco io ma si sa come funzionano i tribunali amministrativi. Credo però che ci sia la possibilità che ciò avvenga nel mese di giugno. Sono fiducioso perché credo che le motivazioni che hanno generato la sentenza del TAR siano facilmente superabili. Penso, pertanto, che questo argomento possa essere affrontato con ottimismo.
Anche perché la sentenza del giudice del TAR poggia su pronunciamenti della Cassazione ormai superati
Esattamente! Le mie considerazioni partono da un’analisi oggettiva dei più recenti pronunciamenti giurisprudenziali in materia. A partire da questo punto, quindi, credo che sia lecito nutrire una qualche speranza rispetto alle sorti del PRG. Anzi, un ragionevole ottimismo. Ma, ovviamente io non posso entrare nel merito dell’aspetto decisionale. Il mio ottimismo è quello di un comune cittadino che si augura ogni bene per la propria città.
Anche perché prima che intervenisse la scure del TAR erano già stati avviati i lavori propedeutici. Pare, inoltre, che siano state presentate delle lottizzazioni.
A me risulta che non vi sia stata in realtà, almeno sotto l’aspetto di proposte di piani attuativi, alcuna presentazione di istanze. Ci sono state istanze di tipo singolo, di singole concessioni edilizie. Quello che è da rilevare è che il PRG era entrato nella sua fase attuativa. Cominciava a produrre i suoi effetti, non solo sotto l’aspetto delle pratiche, ma soprattutto dal punto di vista dell’effetto psicologico che aveva prodotto.
Faceva ritornare un po’ la speranza e l’ottimismo nei cittadini.
A proposito di recupero, passiamo al centro storico. Esiste un piano di recupero del centro storico, ma ormai datato e obsoleto. Quali sono le sue intenzioni in merito?
Il piano di recupero di cui si è sempre parlato nelle varie sedi è un piano elaborato alla fine degli anni Ottanta e ha avuto, tra l’altro, una storia piuttosto controversa perché non ha ottenuto, già in prima battuta, il parere favorevole della Sovrintendenza, visti i contenuti.
Occorre adottare strumenti più efficaci e più aderenti alla normativa urbanistica recente, che la Regione Puglia ha avviato con l’assessore Barbanente, che ha svolto una notevolissima mole di lavoro in tal senso, riconosciuto anche a livello nazionale.
Gli ultimi elementi, già trattati del resto in Consiglio comunale, sono i piani di riqualificazione e di rigenerazione urbana.
Proviamo a spiegare cosa sono.
I piani di rigenerazione urbana sono strumenti di pianificazione che si occupano di aspetti correlati alla riqualificazione ambientale. Penso che il centro storico, il nucleo antico, sia una parte di città sensibile, sotto questo aspetto. Tant’è che nella delibera riguardante il documento preliminare alla rigenerazione urbana, delibera approvata in Consiglio comunale quasi un anno fa, tra i settori individuati e interessati a questi piani esecutivi, vi è appunto il nucleo antico. Quindi, c’è già, nei fatti, l’indirizzo da parte del Consiglio comunale di procedere attraverso questi strumenti.
Lo faremo nei prossimi giorni.
Il nostro territorio presenta delle criticità dal punto di vista idrogeologico e geomorfologico. Che tipo di approccio richiedono questi aspetti nella pianificazione del territorio?
L’approccio è dettato anche dal sistema di copianificazione che, in qualche maniera, accompagna lo stesso strumento urbanistico generale. Si tratta quindi di uno studio dei dettagli del sistema geomorfologico, ma anche idrogeologico, e non solo.
Oggi, attraverso il Piano Territoriale Tematico che, tra l’altro, ha ulteriori sviluppi attraverso il Piano Ambientale, in qualche maniera siamo obbligati a questo percorso, tant’è che si sta procedendo alla elaborazione delle tavole richieste dalla Regione Puglia e prescritte nella fase di approvazione definitiva del PRG.
Siamo già a un livello di attenzione che ci porta a un’analisi ben più accurata degli aspetti ambientali in senso lato. Occorre riconoscere il territorio non solo come sistema di edificabilità dei suoli, ma anche di tutela. A questo devo aggiungere che, sempre in questi giorni, con il dirigente abbiamo individuato un percorso di completamento dell’aspetto di tutela e controllo del territorio, attraverso la necessità di elaborare la VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, che ci porrebbe a questo punto a un livello di pianificazione piuttosto avanzato, molto più aderente a quelli che sono i princìpi pianificatori regionali e, quindi, molto più aderente agli stessi PUG, il Piano Urbanistico Generale.
A proposito, che differenze ci sono tra un PRG e un PUG? Una volta risolto il problema con la giustizia amministrativa, si potrà pensare a utilizzare questo nuovo strumento per la pianificazione del territorio?
La differenza è sostanziale perché sono due modi di interpretare la pianificazione territoriale. Per quanto riguarda il PRG, la filosofia di fondo deriva dalla Legge Regionale 56/80, una legge legata a un concetto di zoning, di individuazione di zone con diverse destinazioni.
Si tratta di una concezione piuttosto rigida e asettica del territorio, che assorbe un modello culturale dell’urbanistica razionalista che è ormai superato.
Il PUG, invece, appartiene a un concetto più dinamico di pianificazione, attento alle trasformazioni rapide anche della società, in termini non solo di esigenze economiche o di semplice edificazione dei suoli, ma attento alle dinamiche sociali, alle dinamiche ambientali e, quindi, alla possibilità di intervenire accompagnando queste dinamiche.
Tali dinamiche vedono come protagonisti non solo la pubblica amministrazione che impone delle regole, ma anche quei soggetti che rappresentano l’economia, come le associazioni che si interessano a tematiche specifiche, relative al territorio.
Quindi coinvolgimento, partecipazione ed ecosostenibilità. Quanto incide oggi l’ecosostenibilità nella pianificazione del territorio e, soprattutto, attraverso quali strumenti si può attuare?
Il concetto di ecosostenibilità è fondato su un principio di un equilibrio tra risorse disponibili e risorse da utilizzare, in termini anche di proiezione, in relazione alle generazioni future, sul principio di un consumo equilibrato di risorse. Quando questo possa avvenire e quanto possa essere perseguibile attraverso gli strumenti urbanistici, questo l’abbiamo già in qualche maniera anticipato, nel momento in cui abbiamo parlato di valutazioni ambientali, di particolare attenzione alla tutela e alle trasformazioni che, nel territorio, in senso lato, avvengono.
Ma ci sono anche scelte che vanno al di là dell’aspetto esplicitamente urbanistico o di pianificazione. Ci sono delle scelte anche di protocolli e di modelli di sviluppo. Ci sono delle realtà, come le cosiddette “Città virtuose”, che scelgono modelli di economia e di sviluppo legati a questi aspetti specifici.
A proposito di città virtuose, in tempi non sospetti, lei fece una proposta all’interno di una riunione dell’“Archeoclub”, forse la prima riunione dell’“Archeoclub”, in qualità di vicepresidente. Spieghiamo di cosa si tratta.
Ci sono comuni che si propongono come tema base l’idea del territorio, inteso come bene comune e cioè una risorsa che non può essere sottoposta a un uso intensivo finalizzato a specifiche logiche economiche e, quindi, legato esclusivamente allo sfruttamento in termini economici, ma il vantaggio va misurato in termini di benefici, di qualità della vita. Quindi, l’effettiva finalità dell’essere umano, dell’uomo non è più misurata attraverso sistemi e meccanismi economici, come possono essere il PIL, lo spread, ecc. Ogni mattina ascoltiamo notizie sullo spread, quasi come se un essere umano dovesse misurare la propria felicità in base ad esso. In realtà la felicità la si misura soprattutto in termini di benessere. Quindi, è questo un aspetto essenziale. Per conseguire questo obiettivo, ci si fissa un protocollo, a cui aderire e che, nel tempo, porta a una sorta di certificazione di qualità. Questo è il concetto di carattere generale sul quale stiamo lavorando, non tanto come finalità legata al conseguimento dell’ingresso all’interno di questo insieme di città che si sono proposte questo obiettivo, ma su tematiche diverse, per esempio partendo dal sistema del modello di raccolta dei rifiuti solidi urbani. In questo ambito, ancora una volta si interviene a livello educativo e a livello culturale, con l’idea del rifiuto in risorsa, seguendo dei protocolli ben precisi.
Questo ci permette di passare all’altra delega che le è stata affidata, ossia quella all’ambiente. La cronaca degli ultimi mesi ci riferisce di muretti a secco divelti per venderne porzioni, di discariche abusive e di altri fenomeni preoccupanti che interessano il territorio e la sua tutela. Che tipo di interventi possono essere messi in atto per evitare che questi fatti si ripetano all’infinito?
Ci sono due fattori che intervengono, un fattore legato all’inculcare nella mentalità dei cittadini quanto sia importante la testimonianza di un ambiente che noi stessi abbiamo, in qualche maniera, contribuito a realizzare, in un legame molto più simbiotico con la natura. Questo è il primo aspetto, quello educativo, appunto.
E da un punto di vista repressivo?
Questo è il secondo punto e cioè il controllo, il monitoraggio e l’aspetto repressivo, sanzionatorio. Ci sono già delle convenzioni in atto, per esempio con le guardie campestri, che sono coloro che conoscono e circolano nel territorio, ma è evidente che non basta. Dobbiamo forse, in questi termini, essere un po’ più aggiornati. Ci sono sistemi di monitoraggio che possono affidarsi non solo ad associazioni, ma anche a mappature. Il sistema di Google Maps è uno dei più noti e ci permette, anche attraverso la possibilità di individuare addirittura le coordinate, di poter segnalare quelle che sono le violenze che si possono perpetrare nei confronti del territorio, individuando i siti maggiormente esposti.
Qualche anno fa fu istituito un nucleo di polizia ambientale all’interno della Polizia Municipale, guidato dal vicecomandante Masiello, che provvedeva a ispezionare quotidianamente le strade extraurbane.
Sarebbe il caso di ripristinarlo o forse ritiene che sia superfluo?
Mi è dato di sapere che il nucleo sia tuttora funzionante. Ci sono state delle segnalazioni. Il problema è che il territorio è così vasto che risulta difficile riuscire a coprirlo con così poche unità. È richiesta quindi la collaborazione di tutti i cittadini e di soggetti terzi. Non dimentichiamo il lavoro davvero apprezzabile svolto dalle associazioni, che hanno mostrato una grande sensibilità da questo punto di vista. Devo far rilevare anche che alcuni interventi, soprattutto riguardo discariche abusive di materiali contaminanti come l’amianto, sono state bonificate. Ci sono dei fondi disponibili presso il Comune per la bonifica, ma è sicuramente un intervento settoriale e molto limitato rispetto all’azione di tutela, molto più profonda, che va fatta sul territorio. Io ho contatti con alcune associazioni locali, che si sono già messe a disposizione e, molto probabilmente, a giorni potremo anche avere un contatto con associazioni nazionali, come il WWF.
Ma stipulando delle convenzioni, attraverso quali modalità?
Stipulando delle convenzioni che a volte possono anche non avere un costo esorbitante. Occorre semplicemente coordinarsi, immettendosi in sistemi in rete che sono già impiantati.
Impiantando una cabina di monitoraggio sull’ambiente?
Sì, ma il problema è soprattutto quello del coordinamento.
Rispetto all’antenna, a che punto siamo?
Nella scorsa seduta consiliare, è stato ritirato l’ordine del giorno di proposta da parte del sindaco, di installare su Palazzo De Mari, l’attuale impianto. È evidente che questo è il frutto di considerazioni verbali intervenute per un’ipotesi di accordo col gestore Wind. Il gestore nel frattempo ha già attivato l’antenna. Quindi, attraverso questo atto, ha chiaramente inteso chiudere questa fase interlocutoria.
È una partita che si può riaprire?
È una partita che possiamo riaprire verificando riproponendo in Consiglio comunale il tema, ma sotto forma di delibera consiliare. Stiamo verificando, quindi, se vi siano condizioni per attivare l’autotutela, quindi l’annullamento degli atti, attraverso motivazioni che devono essere fondate e non le stesse che hanno provocato il soccombere dei precedenti contenziosi che ci sono stati.
Puntando su cosa?
Puntando su aspetti legati alle precise competenze e poteri spettanti all’Ente locale, in termini di tutela della salute e in termini di disciplina del territorio, quindi di scelte urbanistiche e ambientali.
Che comunque, ricordiamo, non possono andare in conflitto con la normativa nazionale e regionale
Stiamo parlando di installazioni che sono strategiche, equiparate a urbanizzazione primaria, quindi di fatto sono equiparabili alla rete idrica, alla rete elettrica.
Sono pubblici servizi
Esatto! In questo campo intervengono delle valutazioni a proposito del bene comune. Questo è un servizio che è un bene comune, gestito però da privati. E le conseguenze, a volte, sono queste.
È un aspetto un po’ controverso della normativa
È lo Stato che ha delegato dei gestori e dei soggetti privati alla attuazione di questo piano di copertura del servizio delle telecomunicazioni.
In quali altri siti potrebbe essere collocata quell’antenna?
Il Comune di Acquaviva delle Fonti, nel 2007, si è dotato di un regolamento approvato in Consiglio comunale, di un piano di installazioni comunale. Attraverso l’individuazione di siti sensibili, si è pervenuti alla individuazione di siti dove sia possibile l’installazione degli apparati. Alcuni sono noti: la torre presso il cimitero comunale e la torre presso il campo sportivo. Tra questi siti sono elencati anche il Palazzo di Città e la Torre dell’Orologio. Sembrerà strano, ma ci sono.
E lei sarebbe favorevole all’installazione, come sito alternativo, sulla torre del Comune?
I dati relativi al problema della salute dei cittadini è nelle competenze dello Stato, che fissa i valori e le soglie sotto le quali è possibile un tipo di installazione.
Quindi è compatibile quel sito con quello che dice la normativa nazionale?
Teoricamente, sì. Il problema è, a mio avviso, collegato alla valutazione di impatto che queste installazioni possono avere se installate su un monumento, quale è appunto Palazzo De Mari. Ma in questi casi la legge impone il parere della Soprintendenza. Quindi non diciamo nulla di nuovo, è già imposto dalla legge. Poi, a mio avviso, c’è anche un altro aspetto da valutare, e cioè l’aspetto simbolico: l’apertura di un manufatto significativo per questa comunità, a installazioni di diverso tipo e natura potrebbe, ancora una volta, far perdere la rilevanza del significato del bene pubblico, gestito dai reali proprietari, la comunità acquavivese.
Pare di capire che lei sia contrario
Sono, per principio, contrario, ma per i fatti che ho elencato, soprattutto quando vi sono installazioni piuttosto rassicuranti sotto questo punto di vista e soprattutto quando non si è dimostrato, allo stato attuale, che quelle installazioni riescano a soddisfare esigenze di copertura da parte del gestore.
Qui torna in campo il piano di mappatura?
Infatti, l’altra iniziativa in corso è quella di individuare uno specialista in materia, che possa procedere innanzitutto a una verifica di questi aspetti, in termini proprio di valutazione tecnica e, in seconda battuta, migliorare i contenuti del Piano d’Installazione Comunale, attualizzarlo, dato che risale al 2007, renderlo più efficace da questo punto di vista, attraverso l’integrazione con un piano di reinstallazione, con un catasto comunale e anche con un forum di consultazione, a cui lo stesso regolamento fa riferimento, ma che in realtà non ha funzionato con frequenza.





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