Ma Lazzaro non si alzò

Francesco Lopuzzo

La “voce stonata” di Lopuzzo sulla nuova Giunta, sul Consiglio Comunale annullato e sulla difficile situazione amministrativa

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Finalmente dopo oltre un mese di attesa Acquaviva ha la sua nuova Giunta. Anche se “nuova”, detto francamente, è una parola un po’ grossa. Quello che doveva essere un azzeramento si è trasformato in un rimpasto. Ennesima promessa non mantenuta dal Sindaco. C’è chi, conoscendo bene i retroscena che hanno portato a questo nuovo Governo, dice che somiglia come una goccia d’acqua al fratello maggiore, e cioè il primo Governo Squicciarini, capace ancora di esercitare i suoi influssi. Del resto se il PD, nonostante sia stato commissariato in una persona della caratura e della competenza di Vito Antonacci (già Sindaco di Adelfia), sia stato, a detta di molti, tra i principali forieri di disaccordo, forse comprendiamo le difficoltà che il Primo Cittadino ha incontrato.

I primi influssi avremmo certamente potuti vederli in seduta di Consiglio Comunale. Ahi, quanto dolente è questa nota! Se dovessimo scegliere una immagine rappresentativa dell’Amministrazione alla quale noi cittadini abbiamo affidato Palazzo de Mari nel 2010, non sappiamo quale scegliere tra la farsa delle dimissioni dello scorso luglio, il mese che è servito al Sindaco per nominare la nuova Giunta e, appunto, l’errata procedura seguita nella convocazione del Consiglio Comunale.

Parlavamo di influssi. Riteniamo che la (parzialmente) nuova distribuzione delle cariche amministrative abbia creato parecchi scontenti e fatto sorgere svariati mal di pancia, tanto che il Sindaco farebbe bene a lasciare invariata la destinazione a farmacia dell’immobile sito in Piazza dei Martiri del 1799 n. 64 (ex “Farmacia Marsico”, per intenderci), acquistato esercitando un diritto di prelazione! Le ragioni di tali influssi sono ravvisabili nelle cause che hanno portato al rimpasto.

“La revoca della mia delega è certamente conseguenza del cambiamento dei pesi politici dei singoli partiti in maggioranza” afferma l’ormai ex Assessore Vincenzo Casucci, in quota UDC. “Anche poi le conferme sono state più una scelta politica, che tecnica”. Non personalizziamo il problema delle istituzioni visto il grande rispetto che abbiamo delle stesse. Senza nulla togliere ai nuovi Assessori, ai quali rivolgiamo un sincero augurio di buon lavoro, dunque, ci domandiamo perché il Sindaco avrebbe preferito ancora una volta il politico al tecnico. La risposta a un simile interrogativo è forse ravvisabile nel libro profetico (scritto nel 1969!) di Panfilo Gentile, “Democrazie mafiose”: “Nel nostro Paese le istituzioni sono state screditate dall’evidente degenerazione della democrazia verso un regime di tessera”. Ma se è così, se gli Assessori vengono nominati per ragioni di tessera, vuol dire anche che la nuova Giunta nasce come nacque la prima. E le conseguenze saranno le medesime.

In merito alla distribuzione delle deleghe, inoltre, una cosa vorremmo capire: chi si occupa di zona industriale (la cui esplicita dicitura non figura tra le competenze del nuovo Assessore alle Attività produttive)? E di Polizia Municipale? E di sport? Sono questi tutti settori estremamente delicati che non solo non hanno trovato grande attenzione negli scorsi due anni, ma addirittura in alcuni casi la situazione previgente è addirittura peggiorata. Ogni riferimento al Centro Sportivo “Tommaso Valeriano” è puramente voluto.

E pensare che tra chi aspettava ansioso il celebrarsi del Consiglio Comunale di giovedì, vi era anche gente certa che il Sindaco, con questo rimpasto, avesse fatto la mossa decisiva per rilanciare le sorti della nostra cittadina. Lo guardava con gli stessi occhi con cui gli astanti dovettero guardare Nostro Signore quando disse a Lazzaro: “Alzati e cammina”.

Ma oramai il nostro Primo Cittadino pare si sia perso tra le sue stesse parole. Quando annunciava la tanto agognata nonché travagliata fine del periodo di vacatio amministrativa, parlava dei suoi primi due anni di governo utilizzando quasi gli stessi toni con i quali in campagna elettorale aveva avversato l’amministrazione uscente. Parla infatti di “anni difficili”, di “nuovo slancio”, di “mentalità diversa”. Un altro esempio? Quando è intervenuto sulla vicenda dell’irregolarità della convocazione del Consiglio Comunale piuttosto che attaccare l’opposizione che ha sollevato il problema, tacciandola di ostruzionismo, sarebbe stato più opportuno prendersela con chi quel problema l’ha creato. Artefice che, a quanto ci risulta, non si colloca nelle file della minoranza.

Ma mentre il Sindaco prosegue nel suo loquor, nel suo temporeggiare, nel suo attendismo, le occasioni si perdono, passano e Acquaviva non cresce. Il programma di governo, se attuato al cinquanta per cento, non basterebbe chiamarlo “miracolo”. Ma intanto le parole si sprecano e il tempo passa inesorabile. Ma senza nessuna speranza che stavolta Lazzaro si alzi e cammini.

Francesco Lopuzzo

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