Vito Macchia: Allenatore di vita e di corsa

Adriana Noviello

I ragazzi dell'Amatori Atletica Acquaviva ricordano Vito Macchia

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Ho conosciuto Vito quando avevo 15 anni; allora il campo d’atletica non esisteva ancora e ci si allenava su strada, secondo la classica tradizione dall’atletica acquavivese. Ricordo Vito circondato dai ragazzini, tra i quali c’era anche sua figlia Cristina che aveva 11 anni. Lui era sempre col sorriso sulle labbra, capace di rendere il clima dell’allenamento giocoso, e allo stesso tempo di far stancare i ragazzi. Io all’epoca correvo con Nicola Mele, che era stato allievo di Vito, quando l’Amatori Atletica Acquaviva era giovanissima (e io ancora non ero nata).

Tante cose sono cambiate da allora, molti ragazzi, crescendo hanno smesso di correre,  anche perchè fare atletica su strada è dura; Cristina ha continuato, allenata dal papà, ed è diventata per me una fortissima compagna d’allenamento e soprattutto di vita. L’atletica ci ha permesso di capire il sacrificio fisico, come metafora della vita stessa; essa ha riempito molte delle “domeniche del villaggio” con un po’ di gare e della sana competizione. L’atletica è stata spesso per noi l’occasione per fare una gita, per vivere un’esperienza nuova, per imparare a farsi strada tra gli altri, senza scorciatoie e senza infrangere le regole. Una vera e propria scuola di vita.

Alcuni anni fa ad Acquaviva è stata anche inaugurata la pista d’atletica, che ha attirato a sè una nuova generazione di atleti più giovani, di cui molti “figli d’arte”. Per la maggior parte dei ragazzi che si ritrovano ogni giorno in pista per allenarsi, sotto il sole, sotto la pioggia, in qualsiasi condizione climatica, l’atletica ha sempre avuto lo stesso significato e la stessa importanza che aveva per noi. E Vito, sempre con loro, gliel’ha insegnato bene, attraverso la sua umanità e la sua dedizione. A poche settimane dalla sua scomparsa, i ragazzi allenati da Vito Macchia hanno affisso al campo in via Cassano una foto, perché lui sia sempre lì con loro. Lo considerano tutti come un padre e lo porteranno sempre nel cuore. Sua figlia Cristina inoltre, senza smentire lo spirito positivo ereditato dal suo papà, una persona eclettica che oltre allo sport amava tante cose della vita tra cui l’arte e in particolare la pittura, si è da poco aggregata al gruppo di atleti, riprendendo ad allenarsi, e ci regala di suo padre un ritratto dolcissimo:
 

Ciò che di più bello ho dentro l’ho detto a lui; è stato il papà che tutti vorrebbero avere (e parlo a nome dei suoi tre figli, me compresa). Prima di tutto un papà, il mio papà, poi un grande allenatore e maestro di vita che mi ripeteva sempre come la sua penultima volta in ospedale “la vita non è tutta rose e fiori, ma è anche sacrificio ed è fatta di cose brutte”. Ha dato tanto alla sua famiglia, ha dato tanto a me. Non l’ho mai visto arrabbiarsi; nonostante sbagliassi qualcosa lui era sempre pronto a farmelo capire con pazienza e con calma. Una persona speciale quanto umile, mi ha insegnato a vivere, a crescere, a capire tante cose, a impegnarmi nel lavoro, a rispettare le persone e mi ha insegnato a correre. Il mio primo giorno di corsa? Un bruttissimo e freddo pomeriggio d’inverno: lui avanti che correva e io dietro a centinaia di metri. E urlava “Dai dai corri non fermarti”. E da lì è cominciata la mia passione per l’atletica, un amore per qualcosa che ci univa e ci teneva insieme gran parte della giornata. Ho trascorso con lui anni meravigliosi durante i quali mi ha insegnato cos’è il sacrificio, la pazienza, la forza, la sconfitta e la vittoria. Avevo un papà-allenatore che mi ha accompagnata per sei lunghi anni con la sua bicicletta e molte volte al mio fianco correva anche lui. Lunghi allenamenti, lunghe chiacchierate, tanti insegnamenti, tante risate, tanti pianti e anche tanti litigi. Avere l’onore di avere papà come allenatore personale è stata la cosa più bella della mia vita. Non smetterò mai di seguire i suoi insegnamenti, la mia passione e amore per l’atletica non si sono mai spenti. Riprenderò per lui, così come gli ho promesso prima che ci lasciasse.

I ragazzi di Vito (compresi i suoi figli) hanno raggiunto dei risultati strepitosi, attraverso il modo più sano di fare atletica e di fare sport: tante ore passate sul campo, tanti sacrifici, ma anche tante risate, allegria e tanta passione. Questi i racconti di alcuni di loro, dei pomeriggi passati assieme, laddove in pista, col massimo della semplicità, si creava aria di festa.
Racconta Francesco Marotti, di come, nonostante gli anni passati da quando Vito stesso gareggiava, egli non avesse affatto perso la stoffa dell’atleta: Con i vari acciacchi correva e si faceva spesso i suoi 40 minuti di corsa, e anche se alla fine arrivava stremato dicendo: – Madonn quanda dlur! – lui lo faceva sempre con la stessa voglia, la pazienza e la passione che ci hanno accompagnato fino alla sua scomparsa. Lui per me era come un padre, non mi buttava mai giù. Per ogni situazione o problema era sempre lì, pronto a confortarmi e a darmi una mano. Consigli su consigli, battute su battute (anche se non facevano ridere). Ha avuto una famiglia stupenda e una moglie favolosa,che era sempre pronta a comporre il suo numero di telefono per sapere dove fosse. E la risposta era ovvia e scontata: “sono al campo coi ragazzi”. Ecco ora quella chiamata mi manca e anche quelle battute. Il campo è veramente vuoto senza la sua presenza.

Fino a gli ultimi giorni si è preoccupato di fare i programmi di allenamento per i suoi atleti – dice Viola Giustino –  Per me è stato un allenatore, un amico e un padre! Sempre pronto a sostenerci durante gli allenamenti, a caricarci durante le gare e a farci ridere con le sue storie di quando correva da giovane. Era sempre lì presente al campo, nonostante ci fosse la pioggia, la neve o il sole. Era per noi un punto di riferimento, una guida. Ricordo ancora i miei famosi 5 x 2000 metri, sotto la pioggia e lui lì, con l’ombrello che prendeva i miei tempi. Ci mancheranno i suoi duri allenamenti, ci mancherà al campo colui che ci ha fatto amare l’atletica quella vera, fatta di sacrifici, di umiltà ma anche di tante soddisfazioni! Ci mancheranno in pista i suoi abbracci, le sue grida per non farci mollare, ci mancherà il nostro primo e grande allenatore.
Mentre la più giovane Vitania Quatraro lo ricorda sulla sua bicicletta, quella con cui accompagnava i ragazzi in allenamento: il cappello rosso che al vento volava..e noi a correre. Quanti consigli, quanti abbracci, quanti baci e quante parole..mi ha fatto crescere. Sono diventata un’atleta migliore, ma anche e soprattutto una persona migliore. E io continuerò a fare ciò che a lui piaceva e ciò che lui mi ha fatto piacere. Correrò per te Vito, vincerò per te e ti prometto che ce la metterò tutta. Ti ricorderò con il sorriso, con quei pantaloncini e con quella canotta. E ogni volta che scenderò in pista ti vedrò lì, vicino la siepe.

C’è un’immagine di Vito Macchia affissa nella palestra, al campo sportivo in via Cassano; essa è accompagnata da una dedica dei suoi ragazzi: Vito, allenatore di vita e di corsa, ti porteremo sempre nei nostri cuori. I ragazzi dell’Amatori Atletica Acquaviva, compresa sua figlia Cristina, che si allena per il suo papà e presto raggiungerà la sua brillante forma atletica, troveranno ancora la forza di correre e di percorrere altri kilometri in sua compagnia, perchè le persone che nelle vita danno così tanto, si portano dentro per sempre.
Adriana Noviello

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Commenti

  • otto8 (utente non verificato)

    davvero una brava persona,un esempio da seguire un vero campione nella vita e nello sport.Per l’ultimo saluto la chiesa era gremita di persone che lo hanno conosciuto,provenienti da tutta la regione.