Il matrimonio di Giasone

Torna la “voce stonata” di Lopuzzo sul toto assessorato e sui rischi di scelte sbagliate
Sono passate più di due settimane dal nostro ultimo intervento su queste pagine. Speravamo di poter esprimere quest’oggi un giudizio positivo ed entusiasta in merito alla nuova Giunta di Governo locale, ma così purtroppo non è. Ogni termine stabilito non è stato rispettato. Oramai abbiamo l’impressione di aspettare Godot, celeberrimo personaggio di Samuel Beckett. Non ci è dato sapere quanto tempo dobbiamo ancora aspettare. Tuttavia l’attesa, sebbene dovrebbe essere compensata dal fatto che “verrà fuori la giunta migliore che si possa dare a questa città” (Squicciarini dixit), non può protrarsi ancora a lungo. In tutto ciò regna sovrano il silenzio. Ahi cosa daremmo noi giornalisti (e anche molti cittadini, ne siamo certi) per conoscere la verità su quello che accade lì, al banchetto degli dei! Ma non ci facciamo illusioni. Conosciamo bene il supplizio patito da Tantalo a seguito di una rivelazione di tale sorta!
Il fatto, però, che dopo quasi un mese Acquaviva non abbia ancora la sua nuova Giunta induce a sospettare che le voci di un Sindaco stritolato dai ricatti politici forse non sono del tutto infondate. Se fossimo al posto di Squicciarini (e ringraziando Iddio di non esserci) tenteremmo una soluzione di per sé capace di svincolare il Primo Cittadino dalla sua posizione precaria, e contemporaneamente dotare davvero il paese di una Giunta valida. In che modo? Attribuendo le cariche assessorili a persone di comprovata esperienza in ciascuno dei rispettivi settori, del tutto estranee ai vincoli dei partiti. Più operazioni in stile Caputo, per intenderci. In questo modo, chi tra i consiglieri ballerini e capricciosi avrebbe il coraggio di mandare a casa questa ipotetica Amministrazione? Chi si assumerebbe questa responsabilità (o colpa) di fronte alla cittadinanza? Naturalmente essendo questa a nostro avviso la soluzione più sensata, si può essere abbastanza sicuri che non verrà adottata.
Il Primo cittadino è ben consapevole che i risultati complessivi ottenuti dalla Giunta azzerata non siano stati soddisfacenti. Voci degli addetti ai lavori addossano grandi responsabilità in ciò alla mancanza di dialogo tra Assessori da un lato, e tra Assessori, Consiglieri e Partiti dall’altro. Tuttavia un merito i vincitori del 2010 lo hanno avuto e bisogna, onestamente, riconoscerglielo; quello di far capire che “buono” e “nuovo” non sempre sono sinonimi. Ma con ciò, intendiamoci, non si vuole fare elogio del vecchio. Eppure il Sindaco è convinto che questa Amministrazione possa (e debba) ancora dare il suo contributo alla città.
Noi lo immaginiamo in questo particolare momento politico come una giovane donna che, sia pur di non eccessivamente bell’aspetto (magari un po’ claudicante), è tuttavia corteggiata da una miriade di (finti) spasimanti, attratti dalla ricca, ricchissima dote che può offrire. Nel nostro quadretto ci sono anche i bravi di Don Rodrigo che, pronunciando la loro celeberrima frase (“Questo matrimonio non s’ha da fare”), in virtù della loro grande influenza sulla fanciulla, allontanano definitivamente alcuni dei tanti pretendenti (all’Assessorato). Ma noi sappiamo con certezza che, alla fine, i matrimoni (politici) saranno celebrati. E saranno davvero “felici matrimoni” (ogni riferimento al titolo, peraltro scritto in tre parole, di un’omonima canzone di Caparezza è puramente casuale)!
Tuttavia, anche se la nostra favola sembrerebbe aver trovato il suo lieto fine, la realtà ci insegna che le cose non sempre si svolgono in questo modo. Continuiamo a parlare in metafora e prendiamo l’esempio di Giasone, figlio del re di Iolco, Esone. Per riconquistare il trono occupato da suo zio Pelia, all’eroe greco viene chiesto di rubare il Vello d’oro appartenente a Eete, re della Colchide. Aiutato dalla figlia di Eete, Medea, Giasone riesce nella sua impresa e decide di sposare (ecco, appunto il matrimonio) la donna che lo aveva aiutato a riconquistare il suo trono. Dopo alcuni anni, però, Giasone tradisce la promessa fatta a Medea, ripudiandola e prendendo come moglie Glauce (o Creusa). Ingannata dal marito, Medea decide di vendicarsi uccidendo prima Glauce con una veste avvelenata, poi i figli avuti dal matrimonio con Giasone.
È fuori dubbio che il Sindaco Squicciarini dovrà scegliere bene i soggetti ai quali conferire l’incarico di Assessore, altrimenti il rischio è proprio quello che il “matrimonio” politico possa fare la fine di quello di Giasone; in questa catastrofica ma non impossibile ipotesi, ad uscirne devastati sarebbero anche i frutti del lavoro in comune, proprio come i figli di Medea e Giasone.
Non potendo fare altro, vogliamo continuare a nutrire la speranza (utopica?) che ogni cosa per il bene di Acquaviva verrà fatta. Nel frattempo per dovere di cronaca registriamo sempre più pressanti voci in merito ai nomi di coloro i quali potrebbero essere alcuni dei futuri Assessori. Su questo argomento non ci esprimiamo perché non vogliamo partecipare a questo “toto assessorato”, sottraendo così il lavoro ai quotisti della Snai. Tuttavia in molti tra questi “scommettitori” temono che il Sindaco riuscirà a cavare dal suo cilindro qualche marchingegno tale da far rimpiangere la Prima Repubblica che ne fu inventrice. Non lo sappiamo; ma certamente il bello deve ancora venire. Scommettiamo?
Francesco Lopuzzo





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