Una vita in versi

Intervista a Giovanni Tria
Dopo Acrobazie di un funambolo (Adda, 2009), il nostro concittadino Giovanni Tria torna con una nuova antologia poetica, Chiaroscuri, sempre pubblicata da Adda Editore. Acquavivalive lo ha intervistato, in vista della presentazione che si terrà sabato 28 presso l’Ala Nord di Palazzo De Mari, con la partecipazione del Sindaco Francesco Squicciarini, Marida Dentamaro (Ass. Reg. al Federalismo e Sud), Lucrezia Stellacci (Dir. Gen. Dell’Ufficio Scolastico Regionale) e Ferdinando Pappalardo (prof. di Letteratura italiana all’Università di Bari), moderata da Marilda Tria e con la recitazione del prof. Tommaso Procino.
Come nasce la tua vocazione da poeta? E come riesci a conciliarla con i tuoi altri impegni?
In realtà è da un bel po’ di tempo che non mi occupo direttamente di questioni amministrative e quindi il tempo non mi manca. Posso finalmente dedicarmi a cose che in passato ho dovuto trascurare, come la poesia per l’appunto.
Una cosa che sorprende è sicuramente l’elevata qualità letteraria delle tue poesie. Come nascono le tue liriche?
Le mie poesie nascono da sole. Mi balena un’idea in testa, la fisso su un pezzo di carta e poi la sviluppo con calma, limandola dov’è necessario.
Uno dei temi portanti della tua opera è la riflessione esistenziale. Nella splendida introduzione, Ferdinando Pappalardo sostiene addirittura che per te scrivere serve a “strapparsi la morte di dosso”. È un modo per fare anche un bilancio della propria vita e riappacificarsi col mondo?
Per riconciliarsi con se stessi, più che col mondo esterno. Nella vita si seguono tante passioni, la politica nel mio caso, ma prima o poi si arriva a un punto in cui si capisce che molte cose non si possono fare, sia per motivi personali che oggettivi. E così quella realizzazione che non si riesce a raggiungere col lavoro e la politica, la si può ottenere tramite la famiglia, l’amicizia e anche la poesia. È un momento di pacata riflessione sulla vita, alla ricerca di un equilibrio interiore.
Dalle tue opere traspare un forte rapporto di amore e odio verso la tua terra. Questo ripiegarsi sulla poesia è anche segno di una rinuncia alla vita attiva, di una ritirata per così dire?
Il punto di partenza è l’innamoramento per la mia terra, la Murgia, e Acquaviva in particolar modo. E da qui la sofferenza per la mancata valorizzazione del territorio, dovuta sia alla mia personale inadeguatezza che a quella di tanti altri suoi figli. Ma non si tratta affatto di una ritirata, anzi.
Mentre il mio primo libro raccoglieva riflessioni anche molto vecchie, quest’ultimo è il frutto del lavoro dell’ultimo anno. Significa che ho avuto più tempo per me. Adesso sto lavorando su altre cose: non solo poesie ma anche racconti e un atto unico teatrale.
Recentemente è venuto a mancare un grande poeta del novecento, Tonino Guerra, famoso per la frase “l’ottimismo è il profumo della vita”. In questo momento della vita, ti senti ancora ottimista?
Nella vita bisogna essere sempre ottimisti, senza ottimismo non si può fare nulla. Certo oggi il momento non è facile, sia a livello locale che nazionale e internazionale, ma io penso che le crisi siano momenti di cesura e prima o poi ci sarà la ripresa.
Credo che alla fine prevarrà il buon senso. Purtroppo oggi ad Acquaviva prevalgono ancora l’individualismo egoista, il pettegolezzo distruttivo, l’invidia verso il prossimo e la demonizzazione dell’avversario.
Valentino G. Colapinto





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