L’azzeramento? Un affaire mal gestito

Sergio Carlucci

Parla Beppe Di Vietri, segretario politico di SEL

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In questa fase politica delicata per l’amministrazione comunale, molte sono sono state le dichiarazioni esternate dai partiti afferenti o meno all’area di maggioranza. Abbiamo intervistato il segretario cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà, Beppe Di Vietri, per ottenere un’analisi di questo momento e una dichiarazione sulle posizioni di SEL.

Un giudizio sulla verifica politica che ha caratterizzato la vita politica acquavivese delle ultime settimane: cosa ha determinato a suo giudizio la scelta di revocare le deleghe? 

La verifica politica, apertasi ben tre settimane fa con il ritiro delle deleghe assessorili da parte del Sindaco, era stata presentata in conferenza stampa dal primo cittadino come un atto dovuto, motivato dalla gestione fallimentare del Comune di Acquaviva in questi due anni. Malgoverno che SEL non ha mai mancato di denunciare, anche attraverso una forte e continua attività consiliare fatta di numerosissime mozioni e interrogazioni che sono rimaste puntualmente insoddisfatte per la vaghezza delle risposte, quando ci sono state! La realtà è che il Sindaco ha voluto che la Giunta e i partiti che lo sostengono si assumessero le proprie responsabilità dinanzi al paese e ha forzato la mano con l’azzeramento di venti giorni fa. Il problema è che la situazione gli è sfuggita di mano e questa verifica, che si sta protraendo ben oltre i termini che il buon senso dovrebbe suggerire, si sta rivelando un boomerang per il Sindaco visto che l’incapacità di far sintesi su una nuova squadra di governo sta mettendo in luce tutta la sua debolezza e incapacità politica ad assurgere al ruolo di leader della coalizione. Anche tutta la vaghezza che ha riguardato il “dilemma” del rimpasto di governo, seguito alla decisione -ritrattata più volte- dell’azzeramento, esprime con chiarezza l’impossibilità di gestire una coalizione riottosa e priva di ogni senso di responsabilità nei confronti del paese che intanto va alla deriva.

Squicciarini ha saputo gestire al meglio una situazione così complessa?

La gestione dell’affaire è stata pessima e abbiamo potuto provarlo noi stessi di SEL. In qualità di partito organico alla coalizione di centro sinistra regionale, infatti, siamo stati contattati dal Sindaco e invitati ad un incontro in cui ci siamo dichiarati, come già anticipato pubblicamente altre volte, disponibili ad un dialogo con la maggioranza se finalizzato al buon governo del paese, alla salute pubblica. Abbiamo proposto, quindi, che fosse avviata una nuova fase di governo, uno Squicciarini 2.0 -per dirla alla maniera del web- che ripartisse con una Giunta comunale completamente rinnovata e con una piattaforma condivisa di poche e importanti priorità da portare avanti nell’interesse della comunità nei restanti tre anni di amministrazione.

Dopo aver raccolto la disponibilità del Sindaco al nostro coinvolgimento e dopo aver appreso dalle testate giornalistiche la volontà del PD, rappresentata dal Segretario Antonacci, di un coinvolgimento di SEL nella nuova squadra di governo, non c’è stato alcun seguito. Il Sindaco non ha avuto neanche la buona educazione di riconvocarci o quanto meno comunicarci un ormai chiaro mancato coinvolgimento del nostro partito. Viene quasi da pensare che qualcuno abbia posto un veto sulla presenza scomoda di SEL. Se così fosse sarebbe oltremodo palese la debolezza di un Sindaco che non solo non riesce a far sintesi tra i soggetti politici che lo appoggiano, ma non è nemmeno in grado di allargare e rinsaldare la propria maggioranza per garantirsi una stabilità politica.

 

Secondo lei c’è qualcosa di patologico all’interno dei partiti?

I partiti sono affetti dai mali della nostra comunità: la corruzione e il familismo amorale a cui si aggiunge la personalizzazione della politica che ha soppiantato la fine delle grandi ideologie.
Il tutto si è tradotto in un ventennio di gestione scandalosa e dissennata della cosa pubblica che di fatto ha trasformato i rappresentanti politici dei livelli più alti in una oligarchia di privilegiati ricchissimi che non devono rendere conto a nessuno delle proprie azioni se non al “capo” del partito trasformatosi in un capo brando, un capo clan. È ovvio che questa casta di privilegiati è tanto più odiata quanto più si aggrava la crisi del nostro paese. Il malessere di questi anni si sta concretizzando in un sentimento di antipolitica che sta invadendo fette sempre più ampie della popolazione.
La radice di questi mali è da ricercarsi probabilmente in secoli di storia italiana dove il potere era esercitato a livello locale da poche famiglie in lotta costantemente per il predominio, affiancate da corporazioni che tutelavano i propri interessi particolari a discapito della comunità… una situazione non poi così dissimile da quella attuale, purtroppo.

Si è parlato solo di nomi e poco o niente di problematiche collegate alle deleghe assessorili. Quali sono le problematiche che meritano interventi urgenti e improcrastinabili?

Si è parlato troppo di nomi, proprio per le ragioni sopra esposte: i partiti della maggioranza sono un aggregato di interessi di singoli gruppi se non di singoli attori. Ognuno di questi si percepisce come legittimato ad avere una propria rappresentanza nell’esecutivo, quindi l’empasse a cui stiamo assistendo. Le conseguenze sono un pericolosissimo blocco dell’attività amministrativa che in questi giorni avrebbe dovuto occuparsi di argomenti fondamentali quali la riproposizione del PRG, la questione dell’antenna della Wind nel centro storico, la nuova gara d’appalto per lo smaltimento dei rifiuti e molto altro ancora. Sono queste le urgenze che la nuova Giunta dovrà affrontare nell’immediato.

Visto che nessuno ha avuto né la voglia né il coraggio di stilare delle pagelle sulla vecchia giunta, può farlo lei?

Non mi piace assumere il ruolo di giudice che spetta di diritto all’elettorato, soprattutto poi se si tratta di una giunta fallimentare come quella uscente su cui sarebbe facilissimo infierire visto che il giudizio complessivo, espresso dagli stessi attori politici di maggioranza, è sicuramente insufficiente. Vorrei solo condividere una riflessione. Gli unici timidi segnali di distinzione, rispetto alla scarsa ed informe azione politica generale, li abbiamo visti provenire dalle uniche due presenze femminili della Giunta, a dimostrazione che la questione di genere ha ragione di essere posta, che le donne sono portatrici di un modus operandi alternativo rispetto a quello imperante maschile, soprattutto in un contesto come quello acquavivese dove, e me ne vergogno come cittadino, è stato eletto un solo consigliere donna.

 

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