Magna Magna: i grandi eventi tra costi e sprechi

L'ultimo libro di Davide Carlucci e Giuseppe Caruso
Magna magna
Autori: Davide Carlucci e Giuseppe Caruso
Titolo: Magna magna
Editore: Ponte alle Grazie
Collana: Inchieste
Prezzo: € 14,00
Pagine: 307
Anno: 2012
Da decenni i Grandi eventi sono la formula magica per fare affari in Italia (e non solo). Olimpiadi, Colombiadi, Mondiali, Giochi del Mediterraneo, Expo e così via: tutte occasioni per eludere ogni normativa e controllo in nome dell’eccezionalità.
L’apice di questa cultura dell’emergenza è stato l’era di Bertolaso e della cosiddetta cricca. Ma sono oltre vent’anni che politici, imprenditori e affaristi sfruttano i grandi eventi per arricchirsi facilmente a spese delle casse pubbliche. E non è roba da poco, se si pensa che proprio le Olimpiadi di Atene 2004 sono ritenute una delle cause che hanno portato al default della Grecia.
Quanto mai attuale è il tema dell’ultimo saggio dei giornalisti Davide Carlucci e Giuseppe Caruso, già autori del premonitore A Milano comanda la ‘Ndrangheta. Magna magna, infatti, traccia la storia dei grandi sprechi da Italia 90 a oggi, concentrandosi in particolar modo sull’era Bertolaso e l’Expo 2015 di Milano.
Il “metodo Bertolaso” consisteva nel ricorso a ordinanze di Protezione civile per derogare alle norme per l’assegnazione dei lavori e ha debuttato nel 2005, quando la Presidenza del Consiglio classificò come grande evento due regate della Louis Vuitton Cup, da tenere a Trapani.
Questa invenzione farà la fortuna della “cricca”: una volta decretata come Grande evento una manifestazione, Guido Bertolaso ne diventava il commissario delegato e poteva quindi affidare le opere di costruzione attraverso una trattativa privata, senza bandi di concorso pubblici.
Inizialmente questo iter poteva essere seguito unicamente per le emergenze nazionali più gravi, ma dal 2001 Berlusconi lo estese a tutti i Grandi eventi. Una gestione emergenziale dell’effimero che in Italia, trascorso l’evento, ha lasciato in eredità colate di cemento con l’esclusivo vantaggio di pochi fortunati.
Da quando Berlusconi ha voluto il decreto “Grandi eventi” nel settembre 2001 lo Stato italiano ha sborsato per queste opere quasi 11 miliardi di euro. L’equivalente di una manovra economica.
Proprio per timore degli eccessivi costi il governo Monti ha fatto cadere la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020, ma molti sono i timori avanzati dagli autori riguardo all’Expo 2015. Il rischio è che per l’ennesima volta i costi salgano esponenzialmente. In tempi di austerity una lettura che fa riflettere.
Valentino G. Colapinto





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