Il nostro giornalismo

Francesco Lopuzzo

Né ricattatori, né organo di partito. La “voce stonata” di Lopuzzo sulla linea politica di AcquavivaLive

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“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. [Costituzione Italiana, articolo 21].

Mai ci eravamo permessi di mettere bocca nel lavoro dei colleghi. E in un certo senso nemmeno questa volta lo facciamo. Tuttavia negli ultimi giorni ci sono piovute addosso critiche indifferenziate su un nostro (e questo non è un “nos maiestatis” come quello del Manzoni) presunto schieramento su talune posizioni politiche. Tale argomento probabilmente non meriterebbe neppure di essere approfondito. È sufficiente che qualche lingua lunga legga un po’ gli articoli di questa testata per rendersene conto. Tuttavia è bene affrontare la questione, visto il reiterarsi di tali accuse, per scacciare i dubbi una volta per tutte.

Questa redazione è composta da persone che portano avanti con impegno, dedizione e professionalità la passione (anche se per alcuni si deve parlare di “lavoro” in senso stretto) per il giornalismo. Tra i vari componenti della stessa, forse non tutti sanno (magari qualcuno ignora per convenienza), trovano spazio collaboratori con idee differenti l’uno dall’altro. Lo stesso scrivente spesso si trova su posizioni diametralmente opposta a quelle del caporedattore, ma non per questo ha mai subito la minima censura. L’unica linea politica che AcquavivaLive conosce è quella dell’indipendenza, nella convinzione che la libera espressione del proprio pensiero sia qualcosa di imprescindibile all’interno di una democrazia.

Da qualche tempo a questa parte oltre alle notizie di cronaca nude e crude, stiamo confezionando articoli che offrono ai lettori anche spunti di riflessioni derivanti dal personale modo di leggere una vicenda da parte del redattore. Queste nostre “voci stonate” ne sono esempio. Ciò tuttavia rimanendo sempre nella convinzione che il nostro modo di pensare non sia la “Verità”, ma semplicemente un’opinione. Il lettore potrà condividere o meno, ma mai abbiamo lontanamente sognato di alterare la realtà dei fatti.

Magari altri sono soliti agire in maniera diversa. Chi distribuisce attacchi gratuiti a chi non si dimostra accondiscendente, utilizzando il proprio potere mediatico quale strumento ricattatorio; chi trasforma la testata in una sorta di organo di partito, raccogliendo in regime di monopolio interventi politici solamente in un senso. “Appunto, altri” dice un ingegnere di una casa automobilistica in un recente spot. Queste categorie di “giornalisti”, a nostro modesto parere, sono privi tanto di orgoglio, quanto di dignità. Quella che spesso riportano è cosa ben diversa dalla realtà; deformano le notizie, pilotano l’informazione. Schiavi del potere servi di approvazione, sempre pronti a servire il padrone di turno.

A tali tipi di giornalismo non vogliamo essere associati. Non riteniamo di peccare in presunzione dicendo che l’impegno che profondiamo per questa causa è massimo. Molta attenzione dedichiamo a che i nostri spazi siano ben distribuiti tra le varie fazioni politiche, offrendo sempre la possibilità di replica a chiunque. E se qualcuno ci farà notare che in ciò abbiamo torto, lo riconosceremo lealmente. Se abbiamo ragione, fingeremo di essercene dimenticati. E non siano risentiti i nostri amici politici se talvolta qualche comunicato non viene pubblicato su questa pagina. Non gestiamo mica una bacheca!

Francesco Lopuzzo

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