Ladri di pietre

Mimmo Ferrante

La Polizia Municipale di Acquaviva blocca i lavori di rimozione di un muretto a secco in zona Curtomartino

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Quando si pensa all’intervento dell’uomo sulla natura la prima parola che viene in mente è scempio. Alterare gli ecosistemi, distruggere le caratteristiche ecologiche, paesaggistiche e di biodiversità dei territori in cui si vive. È l’hobby criminale dell’uomo dalla seconda rivoluzione industriale in poi.

Quando si parla dei grandi temi ecologici si pensa alle petroliere che riversano nel mare l’oro nero su cui si basa la nostra civiltà, si pensa ai “poveri alberelli ammazzati” nella foresta amazzonica, si pensa ai disastri nucleari di Cernobyl, si pensa a quei simpatici treni ottocenteschi alimentati a carbone, si pensa sempre a qualcosa che ci è lontano nello spazio e/o nel tempo, qualcosa che non ha a che fare in maniera diretta con la nostra dimensione quotidiana. Non si pensa al territorio in cui viviamo.

E allora, prendiamo il caso di Acquaviva delle Fonti. La città insiste in un altipiano carsico che si estende nella Puglia centrale, comunemente chiamato Murgia. Gli autoctoni vivono un territorio che la natura ha caratterizzato con la presenza di lame, gravine, doline ecc…
Poi, nelle campagne, è possibile trovare manufatti umani come muretti a secco, trulli, jazzi, mungitoi ecc… Tutte costruzioni in pietra, dette “a secco”, perchè una pietra veniva incastrata all’altra senza l’ausilio di alcun materiale che fungesse da collante.

I muretti a secco, ampiamente presenti in quasi tutto il territorio pugliese, erano principalmente utilizzati per delimitare le proprietà dei contadini e degli allevatori. Ma servivano (e servono) anche a rallentare il deflusso delle acque in caso di piogge torrenziali, evitando così l’erosione o lo smottamento del suolo. E poi costituiscono anche un habitat per varie forme di vita vegetali e naturali.

Tracce di storia, insomma, segni di una civiltà contadina estinta, che persistono nel nostro territorio, che lo caratterizzano.
“La Murgia non è un luogo, ma uno stato d’animo”, diceva un noto anonimo acquavivese. La bellezza del suo paesaggio è la testimonianza di come la natura e la storia, ovvero l’uomo, abbiano saputo un tempo coesistere in equilibrio.

“Oggi” le cose stanno in maniera diversa. C’è uno squilibrio tra uomo e natura che è totale, una disarmonia che si manifesta in diverse forme di inciviltà, in atti di estrema violenza contro il territorio e gli ecosistemi con cui l’uomo entra in contatto. E non è solo un problema di discariche abusive.

Questi manufatti edili di cui abbiamo parlato poc’anzi, che sono caratteristiche fondamentali del nostro territorio, che sono il nostro patrimonio storico, divengono spesso oggetto di sciacallaggio da parte dell’uomo.
Prendiamo i muretti a secco. Il nostro territorio è conosciuto soprattutto per questi manufatti.

E’ notizia degli ultimi giorni che a seguito della segnalazione di un cittadino, la Polizia Municipale di Acquaviva è intervenuta per bloccare i lavori di rimozione di un muretto a secco in zona Curtomartino, non molto lontano dall’Ospedale Miulli. In seguito anche il Corpo Forestale è giunto sul posto per fare un sopralluogo e verificare la situazione. Al momento sono ancora in corso tutti gli accertamenti del caso. Pare comunque che parte di questo muro a secco fosse stata rimossa e le pietre fossero state sistemate in alcune gabbie di ferro, pronte per essere portate via. Il tutto avveniva in una campagna che ricade in un Ambito Territoriale Esteso di tipo “B” di valore rilevante. Questo significa che qualsiasi intervento si intenda effettuare in questa zona non serve una semplice SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) ma una autorizzazione paesaggistica ai sensi del P.U.T.T./P (Piano Urbanistico Territoriale Tematico / Paesaggio). E in qualsiasi caso gli unici interventi ammissibili sono quelli finalizzati alla conservazione, al recupero e alla valorizzazione del paesaggio e dei manufatti rurali. che non possono essere rimossi per alcun motivo. È utile ricordare che chi compie questo tipo di azioni commette un reato e rischia una denuncia penale.

Ma questo non è un caso circoscritto, è solo uno dei tanti interventi di devastazione del territorio e del paesaggio che colpiscono le nostre campagne. Spesso i privati decidono di rimuovere muretti a secco, o i trulli, per poter rivendere le pietre nel nord Italia dove hanno mercato. Ad esempio, vengono acquistate per abbellire le ville (lo stesso fenomeno che interessa gli alberi di ulivo).

E questo fenomeno non fa altro che impoverire il nostro ambiente, la nostra storia, la nostra cultura, noi stessi.

Mimmo Ferrante

 

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Commenti

  • pin061 (utente non verificato)

    SE FOSSE SOLO QUESTO E’ NIENTE !! IL PROBLEMA CHE SI STA VERAMENTE IMPAZZENDO !! BASTA ANDARE IN ZONA MOFETTA (DOPO L’AUTOSTRADA PRIMA STRADA A DESTRA …VIA CHE PORTA ALLA MASSERIA SOLAZZO ALLEVAMENTO POLLI)E VEDERE LO SCEMPIO TOTALE DEI MURETTO A SECCHI IN PIETRE FATTI DAI NOSTRI AVI….LETTERALMENTE DIVELTI………..MACINATI.QUALCOSA DI ALLUCINANTE!!