“Controvento. Il tesoro che il Sud non sa di avere”, di Antonello Caporale

Presentato il libro presso l'Ala Nord di Palazzo De Mari
«L’energia rinnovabile è un po’ come la pace. Chi direbbe apertamente male della pace nel mondo? Tutti certo dicono di volere la pace, ma a ben vedere è un concetto che si declina in molti modi, e non sempre compatibili tra di loro. L’energia pulita, un pensiero bellissimo che non può non piacere, almeno fino a che rimane un pensiero. Mai a prendersi la briga di vedere come lo si realizza».
Scrive così Antonello Caporale, giornalista di «Repubblica», nelle ultime pagine del suo libro “Controvento. Il tesoro che il Sud non sa di avere” ed è un accostamento, questo tra la complessità della declinazione del concetto di pace e la difficoltà di declinare correttamente nella realtà un pensiero giusto come quello dell’energia pulita, rinnovabile, che è potentemente tornato durante l’incontro con il giornalista, tenutosi venerdì 9 marzo ad Acquaviva delle Fonti, presso la Sala Conferenze dell’Ala Nord di Palazzo De Mari.
L’incontro è stato organizzato a cura del Comitato “Murgiaviva”, in collaborazione con la nostra testata, con il Presidio del Libro di Acquaviva, con l’Associazione Culturale – Circolo Arci “Urlo”, con l’Archeoclub, con la Libreria Stella e con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Acquaviva.
Ha moderato il dibattito Sergio Carlucci, caporedattore di «Acquavivalive», che, nel suo intervento introduttivo, ha efficacemente inquadrato la questione del business dell’eolico e delle problematiche connesse al proliferare selvaggio e indiscriminato dei cosiddetti “parchi” eolici, che come funghi compaiono sul nostro territorio, nel nostro vituperato Sud.
Interessante anche il dibattito seguìto all’intervento di Caporale, inframmezzato dalla efficace lettura di passi del libro, da parte di Mimmo Ferrante, giornalista di questa testata.
Un inganno lessicale, quello del “parco” eolico, ha spiegato Antonello Caporale in apertura del proprio intervento. Un inganno lessicale che, assieme a tanti altri, affolla il caotico paesaggio linguistico del nostro tempo (giusto per restare in tema di paesaggi).
Non su aspetti esclusivamente tecnici si è soffermato l’autore del libro, a metà strada tra saggio, inchiesta e racconto, tra duri toni di denuncia e aperture liriche. Non ha sviscerato solo cifre e statistiche Caporale, nel suo intervento.
Ha scelto, invece, di puntare l’attenzione sugli aspetti etici, quegli aspetti che coinvolgono la nostra coscienza civica, che ci chiamano tutti in causa come cittadini, come parte attiva, come soggetti coscienti dell’appartenenza a un determinato territorio e consapevoli delle potenzialità che esso racchiude.
Sono l’amore e la cura per il territorio, la passione e l’idea del bene comune gli elementi che mancano e che occorre riaffermare qui nel Meridione, ha asserito Caporale.
Anche l’ambizione, intesa come la volontà di fare di più per migliorare le condizioni del proprio territorio, il più delle volte manca. Per alcuni si ferma alla punta delle scarpe, per altri all’altezza del portafoglio, ha spiegato l’autore. E così, spesso capita che molti amministratori svendano il vento della propria terra in cambio di un obolo annuale di poche migliaia di euro ad affaristi che da quel vento guadagneranno cento volte tanto. In fondo, scrive Caporale, in un periodo come questo, in cui le casse dei Comuni piangono, pochi soldi, ma “cash”, fanno comodo, senza poi doversi prendere la briga di pensare per sviluppare in proprio un’economia locale basata sulle energie sostenibili e rinnovabili, di organizzarsi, tra Comuni vicini, per creare in proprio parchi eolici consortili, il cui impatto ambientale possa essere correttamente valutato, in modo che vadano il meno possibile a inficiare l’omogeneità e la bellezza di un paesaggio.
Nella maggior parte dei casi, invece, lo Stato abdica al proprio dovere e preferisce appaltare tutto in cambio di un obolo.
Certo, ci sono anche tanti amministratori onesti ma, come ha scritto Sergio Carlucci nella sua recensione al libro (http://www.acquavivalive.it/news/Cultura/178572/news.aspx#main=articolo), Caporale «parla di uomini onesti e lungimiranti. Ma ci riferisce anche di quegli altri. Di quelli con le mani sporche e con le tasche piene di vento. Piene di denaro».
D’altra parte, si sa, è uno strano Paese l’Italia: l’energia è pulita, ma molte mani sono sporche.
«Così è la vita», scrive provocatoriamente Caporale a conclusione del libro, come a ricordarci che basterebbe smetterla con questo stupido, fatalistico mantra e già avremmo fatto un passo avanti sulla difficile, ma appagante strada della consapevolezza. Basta poco, in fondo.





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