Le foibe e la Sinistra

Francesco Lopuzzo

La “voce stonata” di Lopuzzo torna sulle barbarie di Tito, tra aperture e negazionismo della Sinistra italiana

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Ne avevamo parlato qualche settimana fa suscitando non poche polemiche. Ci torniamo a parlare quest’oggi con l’intento ben chiaro di gettare acqua su un fuoco acceso non per nostra volontà. Purtroppo ancora oggi la triste vicenda delle foibe è in grado di suscitare reazioni fortemente contrastanti tra una certa Desta e una certa Sinistra. La prima tende a esaltare e accrescere il fenomeno, strumentalizzandolo in un senso. La seconda resta ancorata su pensieri vecchi di cinquant’anni, negando gli avvenimenti, ridimensionandoli o cercandone giustificazioni artificiose.

Ognuna delle due fazioni cerca di “prevalere” sull’altra. Ognuna delle due fazioni prova da un lato a stigmatizzare le vittime provocate più o meno crudelmente dall’altra; dall’altro tende a scagionarsi da ogni responsabilità in merito a quelle per propria mano mietute. Ma non vi è alcuna giustificazione né per l’una né per l’altra davanti al giudizio imparziale della Storia.

Ciò detto, sebbene negli ambienti della Destra la piaga più grave del negazionismo sembra quasi del tutto estirpata (salvo qualche caso di grettezza e arretratezza di alcuni dei soggetti appartenenti alla cosiddetta “politica da stadio”), così non sembra essere in taluni ambienti della Sinistra italiana. Non ce ne voglia chi, di Destra o di Sinistra, ha l’onestà intellettuale di riconoscere e ripudiare alcune colpe di cui la propria fazione si è macchiata in passato. Non è certamente questa categoria quella a cui vogliamo rivolgerci in questo articolo-lettera aperta.

Il nostro scopo è semplicemente quello di dimostrare come il pensiero della Sinistra, si sia evoluto, portando i leader nazionali ad ammettere colpe prima sempre negate. Anni luce sembrano trascorsi dal presunto bacio della bara di Tito (perpetratore del massacro delle foibe e causa dell’esodo istriano) da parte dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini che tante polemiche suscitò nel 1980, alle più recenti riflessioni della Sinistra italiana sull’argomento. E ciò non può che essere accolto in maniera positiva.

“Coltivare la memoria per ristabilire la verità, per ricordare pagine di storia drammatiche segnate dall’esodo di trecentocinquantamila profughi istriani, fiumani e dalmati, da una pulizia etnica che costò la vita a ventimila italiani assassinati e infoibati. Una pagina che l’Italia per molto tempo non ha avuto il coraggio di riconoscere” è il pensiero espresso dal Sindaco di Torino Piero Fassino lo scorso 10 febbraio. È il pensiero di chi è pronto a girare pagina guardando al futuro, senza rinnegare il passato. È il pensiero di chi già in passato da leader dei DS aveva espresso il suo favore nei confronti dell’istituzione del Giorno del Ricordo.

Anche Fausto Bertinotti, ex leader del PRC, in un convegno appositamente organizzato a Venezia nel 2003, ebbe modo di esprimere la propria opinione sulla questione, prendendo posizioni meno nette rispetto a quelle odierne e passate dello stesso Fassino. Bertinotti ammise che gli avvenimenti delle foibe sono stati spesso “minimizzati”, pur tuttavia cercando lievi attenuanti in un’ardita operazione di contestualizzazione. Se si considerasse la repressione titina come semplice e legittima conseguenza all’occupazione fascista, infatti, non si spiegherebbero gli innumerevoli infoibati che con il fascismo avevano nulla a che vedere.

Tra le vittime della OZNA (la polizia politica jugoslava) infatti ci furono persone come “Norma Cossetto, giovane studentessa universitaria, che dopo essere stata violentata e torturata per giorni da diciassette partigiani titini venne gettata in una foiba; oppure don Angelo Tarticchio che, fu lapidato e presentato nudo alla madre con in capo una corona di filo di ferro spinato; o come Giuseppe Cernecca, ferocemente trucidato, la cui testa venne in seguito usata per una macabra partita di pallone. Nelle foibe trovarono una morte atroce anche molti civili, antifascisti, esponenti della Resistenza Italiana e membri del Comitato di Liberazione Nazionale”.

Chi invece non ha mai voluto ammettere le responsabilità della Sinistra di quel tempo ed è rimasto fortemente legato al pensiero veterocomunista più ostinato è stato Armando Cossutta, controverso esponente del PDCI. È proprio lui il modello da non imitare per le nuove generazioni. Il modello negativo che ha sempre perpetrato il più becero e meschino negazionismo. Lui che ha aspramente criticato le aperture della Sinistra moderna. Ma la domanda è questa: la gente è pronta a guardare al futuro o preferisce rimanere ancorata alle posizioni di Cossutta?

Francesco Lopuzzo

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