Il PD ha perso la bussola della responsabilità e rischia il suicidio politico

Dura critica del Segretario Provinciale Antonacci alla situazione acquavivese. “Squiccirini? Si apra al confronto, senza chiudersi nel Palazzo”
L’occasione era troppo ghiotta per lasciarcela sfuggire. E così, dopo averlo intervistato sulla questione relativa allo smaltimento dei rifiuti, abbiamo chiesto a Vito Antonacci, Segretario Provinciale del Partito Democratico e Sindaco di Adelfia, un suo parere sulla situazione politica di Acquaviva.
Negli ultimi tempi abbiamo assistito alle dimissioni del Sindaco Squicciarini, poi ritirate; dimissioni del Segretario locale Caroli; dimissioni del Capogruppo Consiliare Morano, poi ritirate. Le acque del Partito Democratico acquavivese non sembrerebbero propriamente calme. Cosa ne pensa in merito?
Sono molto preoccupato dal fatto che il PD, chiamato alla sfida del Governo della città, non si preoccupi di trovare una sintesi doverosa della responsabilità. Al di là delle dimissioni di Caroli, quello che mi inquieta è che il partito stia perdendo la bussola della responsabilità. Da Segretario Provinciale ho più volte invitato a prestare molta attenzione perché se la situazione non venisse arginata, si rischia il karakiri (arte del suicidio dei Samurai ndr); si stanno facendo del male. Per quanto mi riguarda, continuerò a lavorare,come già sto facendo, perché il Circolo di Acquaviva, che per giunta esprime il Sindaco, possa recuperare armonia. Un grande partito serve a una buona amministrazione e una buona amministrazione serve a un grande partito. Se non si riparte da questo binomio, si rischia di non avere né una buona amministrazione, né un grande partito.
Cosa Le pare quello che fin qui è stato l’operato dell’Amministrazione Squicciarini?
Mi chiama ad una valutazione di cui non conosco i dettagli. Tuttavia posso dire che secondo me Francesco Squicciarini è certamente una risorsa che non va sciupata. Penso anche che lui stia pagando dazio a queste tensioni politiche. Ma vorrei dare un consiglio al Sindaco, affinché lui si sforzi di trovare maggiore simbiosi di partecipazione e non farsi fare prigioniero dei partiti e dei movimenti, pur senza perdere il coinvolgimento necessario.
Ad Acquaviva c’è chi continua a sostenere l’esistenza di “poteri forti” che condizionerebbero la vita politica e amministrativa del paese. Si è fatto un’idea in tal senso?
I “poteri forti” sono in agguato ovunque. Non so nello specifico la situazione ad Acquaviva, ma in generale il compito della politica è quello di spingerli ai margini. Bisogna smetterla di far sì che essi siano preponderanti rispetto alla politica, riaffermando la dignità di quest’ultima nei confronti di tali poteri. Quindi se esistono, vanno denunciati e combattuti.
Il rapporto tra il Sindaco e il suo partito sembra sempre più logoro. Il PD sembra spesso costretto a smentire con le parole ciò che appare dai fatti. Mi riferisco al cosiddetto “picconamento”. Ha avuto anche Lei tale sensazione?
Il partito deve recuperare anzitutto armonia e autonomia, perché un partito vive a prescindere dalle sorti del Palazzo di Città. Questi elementi sono fondamentali e imprescindibili. Il Sindaco deve, dal canto suo, guadagnare autorevolezza per contrastare, se esiste, quest’opera di “picconamento” imponendo anche il suo punto di vista. E non deve commettere l’errore di chiudersi nel Palazzo. Francesco Squicciarini è una persona giovane e sono convinto che non farà questo errore, ma il rischio è che sentendosi accerchiato dalla politica, si ritragga. Deve invece aprirsi al confronto e dare una soluzione nel merito delle questioni sui problemi della città. Questo compete a un Sindaco. Io sono convinto che Francesco abbia queste qualità, anche se oggi sono in qualche maniera messe in tensione dall’attuale condizione politica. Così facendo sarà possibile riprendere un percorso che vive un momento di affanno. Picconatori ce ne sono ovunque. Si piccona specialmente quando si concedono alibi. Quando invece sfidi i picconatori sulle cose concrete, li disarmi. Il Sindaco si apra al confronto sulla sua idea di città, su quello che intende fare: stabilisca pochi punti e misuri la sua credibilità sulla realizzazione degli stessi.
Francesco Lopuzzo





Commenti
La realtà è che la politica è ormai in una situazione di crisi irreversibile, in cui sta trascinando – distruggendoli perché li teme – anche quei pochi spazi di democrazia partecipata e di protagonismo sociale che eravamo riusciti a conquistare.
Reagire a questo degrado non è possibile attraverso la politica, occorre un contesto che solleciti scelte impegnative e costruttive verso un nuovo orizzonte di solidarietà per il bene comune. Ciò significa comprendere e unirsi anzitutto con chi sta tentando di reagire, e vuole reagire da sinistra, per costruire spazi d’impegno socialista in amicizia. Questo significa mettere in campo un impegno speciale per incontrare le diverse realtà della solidarietà, del volontariato, del mondo della cultura e del lavoro, l’intera società civile, sollecitandone il dialogo e l’unità in ragione delle esigenze fondamentali dei più poveri e oppressi.
Su questo percorso ogni autentico democratico – a maggior ragione se di sinistra – ha capacità, qualità e credibilità da mettere all’opera, si tratta di un processo dalle potenzialità positive inimmaginabili che dipende dal riuscire a emergere e non affogare nel pantano maleodorante della politica e delle istituzioni aprioristicamente autodefinitesi “democratiche”.
p.s.vorrei sapere dove e in quale scuola si impara a parlare parlare parlare senza dire nulla.il politichese appunto.