Dora Luiso, “Solchi emotivi”

Giuliano Pallotta
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Dora Luiso, docente delle discipline umanistiche, autrice della silloge poetica Solchi emotivi, pubblicata dalla Aletti editrice nell’ottobre dello scorso anno. Noi di AcquavivaLive abbiamo avuto l’onore di farci raccontare questa sua passione insopprimibile.

Cosa rappresenta concretamente per lei la sua prima pubblicazione intitolata Solchi emotivi e quale significato racchiude appunto questo titolo?

La mia prima pubblicazione rappresenta concretamente una pazzia. Quando ho scoperto che avevo superato una selezione per la Aletti Editore ero finita in un ballo per il quale non potevo non ballare. La pazzia di una notte disperata mi aveva portato, navigando nel mare del web, a cercare qualcuno che potesse leggere quello che da sempre scrivevo semplicemente perché avevo bisogno di comunicare ciò che altrimenti non mi era concesso. Digitai su Google ‘concorsi di poesia’ e vidi che c’erano tantissime case editrici o riviste che ne bandivano. A caso ne scelsi diverse, non ricordo nemmeno quante e inviai. Era il settembre del 2009. A Natale mi arrivò la richiesta per un consenso alla pubblicazione de Il mio posto dalla Rivista Orizzonti per una raccolta di autori vari della Aletti Editrice. Ero titubante. La mia amica Claudia, andò subito alla Feltrinelli per capire di che rivista si trattasse. Comprata per me la rivista, mi convinse a non tergiversare e a spedire il mio consenso. Lessi che la stessa casa editrice bandiva altri concorsi. Pensai che dovevo mettermi alla prova. Spedii un’altra poesia, Nel bosco, e con mia somma meraviglia anche questa fu scelta per una pubblicazione simile. Poi partecipai, sempre con lo scopo di mettermi alla prova, al concorso per una selezione di sillogi poetiche e superai anche quella. Mi mandarono subito una proposta di contratto di pubblicazione. Avrei dovuto decidere di firmarlo entro 40 giorni. Non sapevo che fare. Non capivo se le poesie avessero un valore letterario effettivo e principalmente se fosse il caso di mettermi a nudo. Cominciai a consultare mezzo mondo chiedendo pareri ad amici fidati e non. Tutti mi dicevano di pubblicare, che ero una folle a non farlo. Insomma Solchi emotivi è andato alle stampe. Oggi sono felice di averlo fatto.
Riguardo al titolo, non è mio. Avevo incontrato il Natale precedente il mio amico Giuseppe. E con lui, come al solito, le chiacchiere che ci raccontavano delle nostre vite si fecero molto profonde e indagammo le ragioni e le conseguenze delle relazioni che ci era stato concesso di vivere e di quanto quelle avessero segnato solchi profondi nelle nostre interiorità. Lui usò l’espressione ‘solchi emotivi’. A distanza di mesi, mettendo insieme quelle poesie ripescate tra i miei vecchi e nuovi quaderni, pensai che fosse il titolo giusto. Era proprio di quello che parlavano i miei versi: le relazioni autentiche segnano solchi profondi e quando feriscono scoprono lacerazioni antiche che sanguinano sempre e sembrano inguaribili. Come i solchi che fendono la terra e la preparano a un nuovo raccolto determinano in noi cambiamenti fecondi e determinanti. Era quello che mi era successo in una vita intera. Dovevo solo elaborare e liberarmene. Ho scelto il modo migliore: la poesia. Dopo anni lo posso affermare: ha funzionato.

Cosa è cambiato nell’ambito professionale dopo la pubblicazione del libro? Ha partecipato a concorsi con questa silloge?

Nell’ambito professionale non è cambiato proprio nulla. Non mi sentivo ne mi sento una poetessa. Ho solo trovato uno spazio per esprimermi e mi ha meravigliato molto che quello era uno luogo in cui si potevano specchiare altri. Certo mi fanno interviste, mi chiedono di parlarne e questo aumenta la mia visibilità ma non sono in cerca di successo o di fama. Partecipo ai concorsi solo per capire e confrontarmi con gli esperti del settore, delle giurie di poeti o scrittori veri ed è sempre una meraviglia per me quando ricevo la comunicazione del superamento di un concorso o della pubblicazione di una mia poesia in una antologia.
Solchi emotivi ha partecipato e sta partecipando a concorsi di libri editi e per ora ha vinto una Segnalazione di merito per il concorso nazionale di letteratura e teatro Martucci di Valenzano e il quarto posto del concorso Il Giovane Holden di Lucca. Quattro di quelle poesie inoltre hanno vinto a febbraio scorso il Premio Malamore del Teatro Menotti e Tieffeteatro di Milano per il quale sono state declamate ‘Consolazione’, ‘3 novembre 2009’, ‘ Miserere mei ’ ( DORA LUISO, Solchi emotivi, Aletti editore, ottobre 2010) insieme alla poesia inedita ‘Confusione’ prima dello spettacolo di Lucrezia Lante della Rovere ‘Malamore’ tratto dal libro di Concita De Gregorio (Teatro Menotti, 23-30 gennaio 2011).
E’ stato come se mi si concedesse il diritto di esprimere emozioni e come se queste fossero riconosciute nel loro effettivo valore esistenziale da un gruppo sempre più nutrito di persone. Questo è stato il mio premio più grande, anzi l’unico che riconosco.

– Ha scritto altro dopo la sua prima pubblicazione?
Ho inviato una serie di vecchie poesie, mentre continuavo a scriverne di nuove a tanti altri concorsi. Quasi tutte sono state pubblicate, all’incirca una decina.
Con una di queste, Preveggenza, che è stata pubblicata nell’antologia del Premio Internazionale Re Manfredi di Manfredonia (agosto 2010), Giuliana Paciolla, (speaker, italian voice over artist) ha tentato un esperimento di lettura molto interessante producendo un file audio che spero possiate pubblicare. La stessa leggerà poesie da Solchi emotivi, accompagnandosi con la chitarra, durante la presentazione del libro organizzata dall’associazione Spazio Tre a Gioia, giovedì 17 novembre.
Probabilmente ho vissuto e continuo a vivere un periodo molto prolifero che mi ha portato a completare due raccolte che ora sono in concorso per diversi premi. La prima si chiama Presagi e ha già vinto la menzione Poeti pugliesi per il premio ‘Il lancio della penna’ della Associazione Cultura Fresca nata a Bari per opera di giovani professori delle facoltà letterarie dell’Università di Bari, giovani giornalisti e artisti baresi. La raccolta sarà pubblicata nell’antologia del premio e uscirà credo prima di Natale. Ho appena dato il consenso alla pubblicazione.
La seconda si chiama Viaggi ed è la memoria dei miei ultimi viaggi. E’ infatti dedicata all’India, al Messico e alla Turchia. Una sorta di viaggio nel viaggio, tra terre e uomini sconosciuti e interiorità alla ricerca di nuovi punti fermi e quiete. Ne sono molto legata e spero che ottenga conferme.
La prima parte che si intitola Rossoindia in verità ha costituito il tema di una mostra di mie poesie e di foto della mia amica e compagna di viaggi prof.ssa Claudia Lorusso allestita nel maggio scorso a Bari in piazza del Ferrarese presso l’agenzia viaggi Morfini (che speriamo di ripetere presto da qualche altra parte).

Quale consiglio ritiene di poter dare a coloro i quali si accingono ad una produzione letteraria?

Questa è una domanda difficile. Non lo so proprio. Non ho l’autorità per dare consigli, ne sono in grado di darne. E’ tutto nuovo anche per me e in questo mare magnum dell’editoria dove gli esordienti sono figli di nessuno, le case editrici sono monopoli, la poesia non si legge io continuo a perdermi.

Quali sono i suoi modelli ispiratori? Cosa ama leggere?

Amo leggere di tutto e soprattutto i classici, ma mi accorgo che con l’età divento sempre più esigente. La poesia la amo da sempre e ho degli autori che sono per me maestri: Pablo Neruda e Pessoa; da sempre la poesia antica romana e greca, Saffo, i poeti tragici, Catullo; ma più di ogni altro Alda Merini, amo la semplicità densa e l’umanità disarmante delle sue opere, sono in grado di disegnare e indagare con tratti velocissimi e intuitivi le profondità dell’animo umano e di dire l’indicibile con parole sicure che evocano emozioni più che descriverle.

Quali sono i suoi progetti per l’immediato futuro?

In verità ora non ho progetti e credo che non si possa progettare la scrittura poetica. Se la vita mi vorrà ancora provare in qualunque modo so che sarò in grado di restituirle in versi ciò che mi avrà fatto vivere.
Alda Merini diceva che ‘la poesia si scrive con le ginocchia insanguinate’, spero solo che non sia più così per me.

Giuliano Pallotta

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