Mensa scolastica. La dirigente del I° Circolo incontra i genitori

Mimmo Ferrante

Intervista alla dott.ssa Aresta a margine dell’incontro

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Ieri mattina l’aula magna della scuola elementare “De amicis” era gremita di gente. Il vociare allegro dei piccoli alunni era coperto a tratti dalla voce dei genitori – più di cento – che discutevano animatamente sulle modalità attraverso cui portare avanti la loro protesta. Le polemiche tra genitori e Amministrazione comunale, infatti, innescatesi a seguito dell’aumento delle rette per il servizio mensa scolastica, non si sono ancora spente, sebbene un incontro tra le parti ci sia già stato. Questo ulteriore passaggio è servito a sottolineare l’importanza che l’orario a tempo pieno riveste sul piano della didattica, dell’educazione alimentare e della socialità. A dare la dimensione precisa della questione ci ha pensato la dott.ssa Sabatina Aresta, dirigente del I° Circolo didattico “De Amicis”, da cui dipendono le scuole per l’infanzia di via Trento, p.zza Garibaldi e via Coccioli e i plessi delle scuole primarie “De Amicis” e “Luciani”. La dott.ssa Aresta ha convocato un incontro con i genitori, svoltosi ieri mattina alle 11.00, con lo scopo di chiarire le idee a coloro che non sono ancora riusciti a comprendere la questione nella sua interezza. Decisione sollecitata anche da una comunicazione inviata dal sindaco, ing. Francesco Squicciarini, ai dirigenti scolastici dei due circoli didattici di Acquaviva, nella quale si annuncia un incontro tra l’Amministrazione e i genitori previsto per il 22 novembre nel “Salone delle feste” di Palazzo De Mari. A margine dell’incontro svoltosi ieri mattina, quando ancora diversi genitori facevano capannello intorno alla dirigente per ottenere ulteriori delucidazioni , siamo riusciti a rivolgerle alcune domande.

I motivi di questo incontro?

“L’incontro è stato convocato da me perché mi sono resa conto che si era venuta a creare grande confusione tra le famiglie in merito allo svolgimento del servizio mensa. Mi è sembrato che le singole scelte fossero un po’ troppo libere e confusionarie. Ho così temuto che il flusso di bambini in entrata e in uscita nella fascia oraria della mensa potesse avvenire in maniera disomogenea, inficiando di conseguenza lo svolgimento dell’attività didattica. Comprendo il disagio e la conseguente protesta dei genitori ma ho l’obbligo di organizzare il servizio di istruzione seguendo un minimo di ordine e secondo gli obiettivi che la scuola dell’infanzia e quella primaria si pongono.

Cosa è stato deciso?

La sintesi a cui è giunta la maggior parte dei presenti è stata quella di organizzarsi per sezione e in maniera omogenea, facendo pranzare i bambini a casa, per poi riportarli a scuola nel pomeriggio. Non è certamente la soluzione ideale dal punto di vista pedagogico e organizzativo ma io mi rassegno ad accettare questo tipo di richiesta e mi auguro che questa protesta duri il meno possibile, anche perché i docenti sono già pronti a espletare il servizio della durata di otto ore. Vorrei anche aggiungere che quello della mensa è un momento educativo molto importante, durante il quale le docenti fanno educazione alimentare ed educazione alla relazione. I bambini imparano così a rispettare delle regole. Un tipo di intervento da parte dei docenti che è molto apprezzato dai genitori. Spero che venga mantenuto il servizio mensa perché esso non corrisponde solo alle esigenze delle famiglie e agli orari di lavoro che queste devono osservare, ma svolge una grande funzione sul piano della didattica.

Che tipo di ripercussioni può avere il protrarsi dei disagi, sul versante del corpo docente?

Se la protesta dovesse continuare per tutto l’anno scolastico saremmo costretti dall’Ufficio didattico provinciale ad operare un taglio dell’organico che dipende da quante sezioni rinunceranno al tempo pieno. L’organizzazione didattica delle dodici sezioni del nostro Circolo ha la durata di quaranta ore settimanali. Questo significa che abbiamo ventiquattro posti docenti. In proporzione, quindi, ogni sezione ridotta all’orario antimeridiano comporterebbe la perdita di un docente che sarebbe costretto a cercare una nuova collocazione nelle scuole del circondario.

Dal punto di vista della didattica cosa cambierebbe?

Venendo meno un gruppo di famiglie, i bambini sarebbero distribuiti nelle varie sezioni e noi saremmo così costretti a rivedere anche l’attuale assegnazione dei docenti alle rispettive sezioni, cosa che in genere avviene ogni tre anni. Disagi che si aggiungerebbero ai disagi e che interesserebbero essenzialmente i bambini. Non si deve commettere l’errore di ridurre questa protesta ad una battaglia ingaggiata dalla scuola per conservare dei posti di lavoro. È sicuramente importante tenere nella giusta considerazione le preoccupazioni di chi ha diversi anni di insegnamento alle spalle e si trova in questo momento in una condizione di precarietà e di incertezza rispetto al proprio futuro lavorativo. Bisogna però concentrare l’attenzione anche sugli aspetti didattico-pedagogici della questione, sul rimescolamento del corpo dei docenti e dei gruppi di bambini all’interno delle sezioni. Si tratterebbe di un “terremoto” che investirebbe la scuola dell’infanzia e quella primaria. Spero che si arrivi in tempi brevi a una composizione col Comune perché, diversamente, corriamo il rischio di perdere definitivamente l’orario a tempo pieno per le nostre scuole.

Mimmo Ferrante
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