Gino Cassano: Borregine ha ragione, non è mai stato “condannato”

Gino Cassano è stato protagonista di una discussa intervista rilasciata di recente ad una emittente locale nella quale ha tirato in ballo il consigliere Raffaele Borregine, riportando la notizia di una presunta condanna penale a carico di quest’ultimo. Subito dopo Borregine ha deciso di replicare, diramando un comunicato nel quale ha smentito categoricamente ogni voce relativa ad una sua condanna. A conforto di quanto affermato, il consigliere ha sottilineato il fatto che nel casellario giudiziario non vi sia menzione alcuna del suo nome.
Parole che hanno indotto Cassano a chiarire il senso delle sue dichiarazioni: “Non sono un tecnico e posso aver usato un’espressione impropria. Se Borregine dice di non essere stato mai condannato penalmente, non posso far altro che credergli. Ciò che deve avermi tratto in inganno è una notizia nella quale mi sono imbattuto consultando un motore di ricerca su internet e che interessa prorpio Borregine. Un fatto di qualche anno fa relativo ad un’operazione della Guardia di finanza. Non conosco, nè posso conoscere l’esito di quel procedimento. Mi fido pertanto di quello che dice Borregine“.A seguito della rettifica di Cassano, Borregine, che nel frattempo aveva sporto denucia per diffamazione, ha così commentato: “ritengo che l’iniziativa di Cassano sia stata pilotata” e poi aggiunge “per come lo conosco, avendo condiviso con lui un breve percorso di atività politica, immagino che non si sia reso conto della gravità delle sue affermazioni. Spero che d’ora in avanti si guardi bene dal fidarsi di taluni suggeritori“.
Una discussione politica che potrebbe sconfinare nel penale, quindi, se Borregine non deciderà, così come ha annunciato ai nostri microfoni, “di valutare se vi siano le condizioni per ritirare la querela”.
Nel frattempo divampa la polemica a Palazzo De’Mari tra maggioranza e opposizione, in merito al voto contrario espresso dai consiglieri di maggioranza a seguito della discussione sulla mozione n. 23 presentata dal consigliere Solazzo,intitolata “Iniziative di contrasto alle mafie e di sviluppo della legalità e della trasparenza da parte degli Enti Locali – Impegno per l’Ente Comunale a costituirsi parte civile nei procedimenti per mafia che coinvolgono le amministrazioni”. Il consigliere Francesco Attollino, rammaricato dalla scelta della maggioranza, chiede al collega, Vincenzo Caporusso quali siano state le motivazioni che lo hanno portato a respingere quel documento. Le perplessità di Attollino sono contenute in un comunicato molto duro. Quasi immediata la replica di Caporusso che, sempre attraverso un comunicato, spiega le ragioni proprie e quelle della maggioranza. La mozione in questione è ispirata ad un documento dell’Anci-Giovani. La “versione” di Solazzo la integrava con un passaggio che impegnava i membri del Consiglio comunale a dimettersi se condannati per reati non colposi.
Al centro del dibattito politico vi sono in questi giorni due temi, trasparenza e legalità, strettamenti collegati l’uno all’altro. L’uso delle parole, sia che a pronunciarle siano personaggi politici, sia che lo facciano i professionisti dell’informazione, assume così un’importanza cruciale: le parole possono generare riflessioni utili al dibattito politico; possono essere paraventi dietro cui nascondersi; possono essere armi improprie, utili al cosiddetto “killeraggio mediatico”.
Vagliare la bontà di una notizia, la sua veridicità ela sua fondatezza, è un dovere per chi vuole informare. Un diritto per chi vuole essere informato.
Sergio Carlucci





Commenti
mi congratulo per la profondita’ delle analisi politiche e sociologiche di questi personaggi che di certo con le loro gesta e le loro azioni hanno profondamente segnato la vita pubblica di acquaviva………..ma andate a lavorare,se ne siete interessati…poveri noi in che mani siamo…..
Chiedo alla vostra redazione di verificare (pittusto che pubblicare i vari comunicati stampa) in virtù dell’affermazione “Vagliare la bontà di una notizia, la sua veridicità e la sua fondatezza, è un dovere per chi vuole informare, un diritto per chi vuole essere informato” di verificare se effettivamente il consigliere Borreggine o altri consiglieri siano stati condannati per reati non colposi.
@Acquavivalibera credo che chi ha scritto sappia bene che certe inforamzioni possono dar luogo a querele. Del resto Cassano è stato querelato per aver detto una cosa imprecisa e nel titolo dell’articolo la parola condannato è tra virgolette.Intelligenti pauca!