Crisi nel PD, parla Vito Caroli

Conversazione con il segretario dimissionario dei democratici acquavivesi
Il PD acquavivese sta vivendo in questi ultimi mesi una situazione di forte crisi interna. Sin dalla sua nascita il partito si è fortemente caratterizzato per la presenza di una dura dialettica interna, che di per sé non è qualcosa di negativo. Un partito dove non c’è dibattito non è un partito. Quando però questa dialettica assume i caratteri di una guerra di posizione, come talvolta è successo, allora qualcosa non va più nel verso giusto, diviene una situazione rischiosa perchè, nella peggiore delle ipotesi, può portare ad una implosione del partito stesso.
A testimonianza delle acque non tranquille in cui naviga la barca dei democratici acquavivesi abbiamo le dimissioni del segretario cittadino, Vito Caroli.
Ma la scelta di dimettermi è dovuta a nuovi impegni professionali. Certo non posso nascondere che nelle ultime settimane è maturata in me la consapevolezza di non essere più adeguato alla guida di un partito che dovrebbe incarnare l’asse portante di questa amministrazione.
Però le sue dimissioni non sono un fatto isolato. Il sindaco ha parlato di una sua mancata capacità di fare sintesi all’interno del partito. Condivide questa lettura?
Nel PD oggi c’è difficoltà a dare seguito al progetto iniziale di creare una sintesi tra le tre tradizioni politiche che hanno alimentato la nascita del partito. Ad Acquaviva questa incapacità, che si è tradotta nella mia incapacità a guidare questo tipo di operazione, è stata acuita dalla presenza all’interno delle correnti di ulteriori spaccature e frazioni. In qualche caso si tratta addirittura di personalismi, che non sono illegittimi, che devono trovare all’interno del partito sfogo e comprensione. Ma non sempre c’è la capacità dei singoli di fare un passo indietro o di attendere il momento più opportuno per far valere le proprie ragioni. L’incapacità di gestire questi slanci personalistici, ma soprattutto le rivendicazioni delle tre principali correnti nel partito, ha portato inevitabilmente ad un cortocircuito di cui mi assumo la responsabilità.
Non crede sia mancata anche una certa autonomia del partito dall’azione amministrativa?
All’inizio del mio mandato ho commesso l’errore di aver seguito pedissequamente le posizioni dell’amministrazione. Ma era un atteggiamento dettato dal fatto che Squicciarini è espressione del PD e il partito aveva l’obbligo politico e morale di tutelare l’attività del sindaco. Questo appiattimento è perdurato anche quando l’azione amministrativa non ha preso quello slancio che tutti ci auspicavamo, e quindi mi devo rimproverare l’incapacità di non essere riuscito ad assumere posizioni più critiche ed autonome. Ho cercato in tutti i modi di tutelare le posizioni, a volte anche discutibili, dell’amministrazione e di quella componente del partito che vi fa parte. Ma si devono separare i due percorsi, che devono essere diretti nella stessa direzione, senza però sovrapporsi. Infondo i partiti restano mentre le amministrazioni muoiono.
Però quando si sbaglia lo si fa in tanti. Quando si determinano certe situazioni le responsabilità non possono certo ascriversi esclusivamente ad un singolo.
Le responsabilità maggiori sono di chi è alla guida della nave, ma ci sono stati atteggiamenti che non hanno agevolato il mio lavoro, come quelli di chi aveva aspettative deluse nel partito, che venivano riproposte con percorsi paralleli, andando direttamente dal sindaco, dagli assessori, scavalcando i livelli. E questo indeboliva la mia azione. Mi si chiedeva autorevolezza… ma quale autorevolezza, se aspettative legittime non assecondate nel partito venivano riproposte al sindaco, con percorsi non ufficiali?! È chiaro poi che il sindaco deve garantire la maggioranza in consiglio comunale e diventa automatico improntare o improvvisare un dialogo con ogni singolo consigliere, mortificando il ruolo dei partiti.
Alle volte, proprio a causa di questa litigiosità, si ha l’impressione che il PD non sia un partito.
Questa è l’immagine che si percepisce, soprattutto oggi, ma che smentisco. Vorrei citare un episodio che dimostra la capacità del partito di discutere al proprio interno e di andare oltre le conflittualità, traducendosi in capacità di discutere ed assumere posizioni unitarie.
Il documento che la maggioranza ha sottoscritto il 20 settembre è un documento che recepisce tout court un documento che solo qualche giorno prima era stato elaborato e approvato all’unanimità dal segretario e dal coordinamento del PD. Questo testimonia che nel PD, a differenza di altri partiti, c’è la capacità di discutere e di essere autonomi rispetto all’amministrazione e di fare in modo che la maggioranza faccia proprie le posizioni che scaturiscono dal partito di maggioranza relativa. Il PD deve essere forza trainante della coalizione di maggioranza.
Capitolo Morano. Ha rassegnato le dimissioni da capogruppo consiliare, poi le ha ritirate. Una operazione da lei definita irrituale. Perchè?
Le Morano ha portato a termine con le sue dimissioni un percorso critico, lamentando di non riconoscersi più nell’azione amministrativa. Il suo allarme è diventato quello dell’intero gruppo consiliare e poi del partito. Che io sappia i consiglieri non hanno mai respinto le dimissioni della Morano, le hanno accettate. Laddove vi sia una unanimità di vedute nel gruppo consiliare nel riproporre la Morano come capogruppo, questa volontà deve tradursi in una nuova nomina e non in una revoca delle dimissioni. E per questo aspetto formale, ritengo questa cosa irrituale
Il partito è rappresentato in Consiglio Comunale e in Giunta? O c’è uno scollamento tra la base del partito ed i suoi rappresentanti nelle istituzioni?
È accaduto, senza che questo si sia tradotto nell’affermazione di principi lontani dal partito. C’è stato uno scollamento tra i consiglieri, ma credo si sia trattato di fatto di tipo organizzativo. Qualcuno ha avvertito in maniera più urgente la necessità di lanciare un allarme sulla incapacità dell’amministrazione di tradurre in fatti il programma elettorale, e quando si avverte ciò va dato merito a chi l’avverte, ma questo merito decade se si è incapaci di tradurlo nell’alveo delle regole che il partito si è dato.
Il PD quanto si rivede in questo anno e mezzo di amministrazione comunale?
Il bilancio di previsione è la fotografia migliore dell’attività e del lavoro del PD. Questo recepisce il 90% delle proposte formulate dal gruppo consiliare, che lavora quasi sempre in maniera compatta e produttiva, con il contributo anche del partito. Nel bilancio di previsione, il primo e vero bilancio di questa amministrazione, sono riconoscibili alcuni importanti traguardi raggiunti dal partito, una serie di interventi che sono di Sinistra. Si fa oggi un gran parlare, per esempio, delle tariffe della mensa scolastica. Sono state introdotte cinque fasce di reddito in sostituzione delle quattro precedenti, e questo credo che vada nella direzione di diversificare la richiesta che grava su ogni singolo nucleo familiare, e si vede che la fascia media di reddito è più agevolata che in precedenza. Questo servizio ha poi un costo che in parte ricade sul comune, e le manovre finanziarie del governo stanno riducendo i trasferimenti agli enti locali. La capacità di poter assicurare servizi a condizioni immutate o migliori di quelle degli anni precedenti è una testimonianza della collocazione politica delle scelte di questa amministrazione. A queste scelte, però, non corrisponde mai una capacità di darne conto al paese. C’è un evidente problema di comunicazione.
Ma il sindaco ha recentemente affermato che è arrivato il momento di non dare più conto ai partiti.
È un equivoco che ho chiarito personalmente con il sindaco. Quando il sindaco afferma che i partiti non esistono più, oltre che a riferirsi ad una innegabile situazione nazionale, a livello locale intende riferirsi a quello che è successo dal suo insediamento sino alla fine di luglio scorso, quando ha ritirato le dimissioni. Il sindaco riconosce che bisogna dialogare prioritariamente con i partiti e chiede loro di farsi carico dell’impegno di garantire la fedeltà dei consiglieri, proprio per evitare che egli possa inseguire questo o quell’altro consigliere.
Come si esce da questa situazione di crisi dei partiti?
C’è bisogno, a tutti i livelli, di un forte senso di umiltà da parte dei singoli, bisogna tutti fare un passo indietro, bisogna ritrovare come prioritario l’interesse comune. Dobbiamo preoccuparci di garantire sicurezza sociale, per rispondere alle istanze minime e più disperate della gente. In Italia, come in Europa, c’è una situazione assai più grave di quella che si percepisce. Aumenta il numero dei poveri, e basta frequentare il comune di Acquaviva per vedere quanta gente chiede sussidi ed aiuti. Sono queste istanze che la politica deve saper interpretare, facendosi carico di un senso di responsabilità e umiltà. È il momento in cui bisogna serrare le fila e camminare a livello locale e nazionale nella maniera più compatta possibile.
E ad Acquaviva il PD come esce dalla crisi?
Io sono stato invitato dal segretario provinciale ad assicurare il coordinamento del partito fino a quando sarà individuato un reggente che ci guidi al congresso. Non possiamo fare un congresso al buio, dobbiamo trovare la sintesi migliore delle diverse posizioni, trovare una persona che con più esperienza e autorevolezza possa guidare il partito nei prossimi mesi. Io volevo superare le divisioni e far emergere una posizione unitaria del partito. Nel partito mi è stato rimproverato di non aver mai fatto prevalere i numeri, è stata interpretata come una scelta di debolezza, ma è stata una mia scelta politica, perchè le scelte importanti per il paese non si possono reggere su un confronto-scontro numerico. Ho sempre cercato di trovare la sintesi migliore, senza mai arrivare allo scontro.
Mimmo Ferrante





Commenti
sembra il trionfo degli eufemismi.ma siate piuttosto una volta tanto sinceri.ca’ nisciuno è fesso……