L’UTE inaugura il tredicesimo anno accademico

Saverio Iacobellis

Ospite d’onore, il prof. Vito Marino Caferra. I primi corsi partiranno da questa settimana

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Sabato scorso, in occasione dell’inaugurazione del suo tredicesimo anno accademico, l’Università della Terza Età ha raccolto un discreto pubblico presso l’Oratorio di San Domenico.
Prevista per le ore 18:00, ha avuto luogo con venti minuti di ulteriore attesa, ma tutti ben appagati da un lungo e gradevolissimo mini-concerto di musica classica. Presenti le telecamere di tv locali e regionali.

Apre il discorso inaugurale la dottoressa Chimienti: “Noi ringraziamo le Autorità, gli amici, i docenti, il signor Sindaco, l’assessore (Francesca Pietroforte), il signor Maresciallo, e tutti coloro che hanno voluto questo momento importante: a tale cerimonia di apertura, del tredicesimo anno accademico dell’Università della Terza Età di Acquaviva delle Fonti. Dopo l’assemblea dei soci e una serie di incontri informativi, si sono svolte le iscrizioni in un clima di grande interesse e partecipazione. Il piano dell’offerta formativa ci sembra sia stato apprezzato e i 407 iscritti lo dimostrano. Questo risultato è il frutto dell’azione di sane energie. Anzi, di sinergie, di volontà. Di un direttivo coeso e motivato. È il frutto del supporto del comitato scientifico, senz’altro coinvolto in comitato didattico attento e impegnato. Un comitato di accoglienza che ha operato con serietà e serenità. Ringraziamo tutti, compreso il comitato dei revisori dei conti. Ai 43 docenti, il perno dell’UTE, deve andare la nostra gratitudine profonda, anche perché loro, come tutti noi, operano in un regime di gratuità.”
Il momento più solenne è affidato alle parole del prof. Vito Marino Caferra, ospite d’onore: acquavivese di nascita, è in Magistratura dal 1975 ed è Presidente della Corte di Appello di Bari.
Negli anni 1998-2002 è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura, dal 1974-2007 ha insegnato Istituzioni di Diritto Privato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari.
Fra le sue opere: “Famiglia e assistenza”, “Diritti della persona e Stato sociale”, “Il sistema della corruzione”, “Il magistrato senza qualità”, “Il sovrano: saggio sull’uso quotidiano del potere per una riforma della giustizia”, e l’ultimo “La giustizia e i suoi nemici”.
Per la dottoressa Chimienti, l’Università della Terza Età ha fatto una scelta mirata: ha un scelto un modello di valore che abbia radici acquavivesi. Un modello capace di lanciare messaggi dei costruttivi, anche per i giovani. Messaggi che hanno come tema la Giustizia.
Il professor Caferra osserva i presenti in Aula Magna, come fossero studenti. E prende parola: “Se non vi dispiace io resto seduto. Mi pesa l’idea di stare in piedi, di dominare ancora di più. Già così, vi tengo sotto controllo.”
Ecco alcuni passaggi del suo pensiero: “C’è un limite quando si comunica in questa maniera: conferenze, tavole rotonde, talk-show televisivi abbondano di questi temi e su altri, però rischiano di diventare la superficie se poi non c’è un vero approfondimento. Io lo dico soprattutto ai giovani, che non si devono tanto appagare di aver sentito o letto su internet alcune cose, ma devono lavorare più sopra, approfondire studiando.”
Il tema della Giustizia “è attuale, ma è antico”: e sin dagli anni ’70, già si parlava dei problemi della macchina della Giustizia. “Addirittura la nostra democrazia è in crisi, se c’è crisi della Giustizia. Quindi la valenza è notevole. Sul tema bisogna distinguere l’aspetto fisiologico della Giustizia, c’è sempre stato e ci sarà in tutti i paesi e i contesti, e (in secondo luogo) l’aspetto patologico: l’aspetto che ci preoccupa di più. Ma è quello fisiologico che assume la dimensione del dover-essere del diritto e delle norme – “tu devi fare questo, ma a te spetta fare questo” –. Poi c’è l’essere, c’è sempre lo Stato di diritto, anche gli interessi individuali. Quindi questo scambio fra l’essere e il dover-essere è fisiologico. Quando rischi le tentazioni di qualsiasi potere, a maggior ragione quando è potere di vita e di morte sulle persone, immaginate quante tentazioni può avere un detentore di questo potere. Il processo è concepito sul fatto che non ci si fida mai di un solo soggetto.”
Il problema della Giustizia italiana è evidenziato quando si parla di riforme: quando spesso ci si divide fra coloro che “vogliono pretendere di cambiare tutto” e i soliti “immobilisti”: è evidente che c’è qualcosa che non torna.
La Giustizia che noi intendiamo è quella fatta “da uomini per gli uomini”: non è un discorso astratto che si fa, ma è “sapere cosa si può fare oggi con questi operatori del diritto e con questa cultura”.
La conclusione è la seguente: “se voi non fate il vostro dovere, allora perdete in credibilità”. Ma questa formula vale sia per la classe politica che mette in discussione la genuinità dell’operato della Magistratura, e sia per gli operatori della Magistratura che mettono in discussione l’operato di una classe politica. Ma serve un nuovo equilibrio politico-istituzionale: una semplice riforma della Giustizia, per quanto necessaria, potrebbe da sola non risolvere il problema. Caferra si schiera così contro gli eccessi del legalitarismo da un lato (“che creano spesso la diffidenza di una cultura più contadina, rispetto a quella più borghese”), e gli eccessi di potere politico dall’altro: quei poteri politici capaci di annullare la Giustizia. Poteri capaci di annichilire anche la libertà dei singoli magistrati, come è realmente accaduto ai tempi del Ventennio. Parafrasando il Presidente della Repubblica Napolitano e Luciano Violante, per Vito Marino Caferra è giusto che Potere politico e Magistratura siano tra loro elementi posti a reciproco rispetto: “principio di leale collaborazione e il senso del limite del proprio ruolo.”
L’idea che il problema della legalità si risolva in un mero aumento del numero delle leggi è figlio di una cultura del tutto sbagliata, perché ciò che conta è mantenere viva quella base culturale su cui è stata fondata la Costituzione.
Il “vivere onestamente”, uno dei fondamenti dell’antico diritto romano, è la vera precognizione del diritto: “senza la promozione culturale di questa precognizione, si potranno anche moltiplicare le leggi, ma non si potrà mai mutare la società”.
La dotteressa Chimienti ha inaugurato il nuovo anno chiamando sul palco il Sindaco Squicciarini, che non ha risparmiato una breve e significativa dichiarazione di rito, in presenza dei consiglieri di opposizione Solazzo e Petruzzellis: “Acquaviva impari a guardare il bicchiere mezzo pieno. Perché dobbiamo tutti guardare alla ricchezza della nostra comunità.”
Le lezioni sono partite da questa settimana: lunedì, presso la Scuola elementare De Amicis, è iniziato alle ore 17:00 il corso “Un palco all’opera”; alle ore 18:00 seguirà il corso “Parte caratterizzante”.
Rinviato invece l’avvio del corso “Salute”, che partirà il 7 novembre.
L’ora di “Inglese” partirà dalle ore 17:00, sempre presso la scuola De Amicis.
Il corso di “Pittura” si terrà di martedì, dalle ore 16:00 alle ore 17:30; presso lo studio del docente.
Il corso di “Arte Storica” non si terrà più presso l’Oratorio di San Domenico, ma bensì presso la palestra dell’Istituto Professionale.
Mercoledì, presso la scuola Giovanni XXIII, comparirà la bacheca con tutti gli avvisi, e avrà piena attività la segreteria al servizio degli iscritti.

Saverio Iacobellis

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