Riparte la scuola di formazione all’impegno sociale e politico

Don Mimmo Natale “La scuola di formazione socio-politica promossa dalla nostra Chiesa locale è uno spazio, un laboratorio di ricostruzione dell’uomo”
Mentre a Todi qualche giorno fa i Cattolici di tutta Italia si sono incontrati e si sono interrogati sul loro ruolo nella società, nella nostra Diocesi riparte sabato 22 ottobre, presso l’auditorium del Liceo Classico Cagnazzi di Altamura, la Scuola di Formazione all’impegno sociale e politico. Sfide nuove e grandi difficoltà attanagliano il nostro Paese. Una classe dirigente poco formata che non riesce a fronteggiare queste gravi difficoltà. Tutti questi elementi hanno portato la diocesi ha sentire l’esigenza di fornire uno strumento, la scuola di formazione, che formi al meglio tutti quei laici che oggi vogliono con consapevolezza, responsabilità e formazione cimentarsi in queste difficili questioni socio politiche. Ne abbiamo parlato con Don Mimmo Natale, responsabile della formazione dell’ufficio pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti.
“Costruire la città dell’uomo. Partecipare nel piccolo” Questo il titolo della scuola di formazione all’impegno sociale e politico. Un titolo e un programma ambizioso. Ma come secondo lei oggi si può costruire davvero una città dell’uomo?
Si costruisce una città per l’uomo ripartendo dall’uomo. Un uomo “commercializzato”, un uomo puro “profitto”, senza regole e valori, senza responsabilità del tempo e dello spazio, un uomo che si gioca tutto in una notte senza preoccuparsi del futuro: un uomo così va verso l’autodistruzione, l’alienazione della sua dignità e grandezza. Ecco allora che bisogna ripartire dall’uomo rimesso al centro, per ricostruire le nostre città, un vivere sociale che sia denso di futuro. Il problema del nostro vivere sociale oggi è un problema antropologico, un problema di cosa è realmente importante, chi è che cosa sono il fine della nostra fatica di vivere.
Cos’è questa scuola di formazione all’impegno sociale e politico? Chi sono i destinatari?
La scuola di formazione socio-politica promossa dalla nostra Chiesa locale è uno spazio, un laboratorio di ricostruzione dell’uomo. Illuminati dalla sapienza evangelica proviamo a ridare identità e valore all’uomo. Siamo convinti che nulla cambia se non si ricomincia dalla formazione, dall’acquisizione di un conoscere che è sapere, profondità di valori e vita. Nulla cambia se non cambia la mente e il cuore. Con una mente sapientemente informata, e un cuore appassionato si può poi entrare nel mondo concreto e, rimboccandosi le maniche, fare qualcosa di nuovo. Fine ultimo di questa scuola è far riscoprire il senso e la responsabilità di una partecipazione, un interesse reale per le nostre città che non si limita al solo periodo elettorale, ma pensa, sollecita, stimola, accompagna la vita amministrativa di chi viene delegato a governare. In questo anno, soprattutto, vorremo conoscere il funzionamento degli enti locali in tutte le sue forme, le possibilità che il Parco dell’Alta Murgia, il riordino ospedaliero, le autonomie locali, il federalismo pongono in essere. Basta piangerci addosso, giovani e meno giovani, amministratori e uomini di partito, tutti rimbocchiamoci le maniche e ripartiamo dalla nostra formazione.
Molti oggi ritengono che la Chiesa sia molto ingerente nelle questioni politiche e sociali del nostro Paese. Qual è il ruolo della Chiesa nelle questioni politiche e sociali?
E’ un ritornello comune che si usa per relegare la Chiesa nell’ambito del privato sentire, salvo poi accusare la Chiesa di non dire nulla quando si affrontano situazioni sociali drammatiche. La Chiesa non gestisce direttamente il potere e non amministra le città, riconoscendo la legittima indipendenza dello stato e di chi l’amministra, (ormai dalla fine del medioevo), ma i cristiani sono cittadini di uno Stato e sono chiamati a vivere bene, da protagonisti, dando il loro contributo fattivo al bene dei luoghi sociali dove vivono, pena il non essere buoni cristiani, il non essere fedeli alla propria responsabilità religiosa che si esplicita nella concreta storia in cui si vive. Il compito della Chiesa diventa decisivo nel contributo valoriale, motivazionale e di formazione al senso civico e alla responsabilità della costruzione del bene comune contro le speculazioni e le tentazioni di parte che i singoli possono avere.
Per molti oggi la via per cambiare le cose è la partecipazione dei molti. Una rivoluzione politica con una cittadinanza attiva e formata. Il Cardinal Bagnasco ieri nell’incontro con i Cattolici a Todi ha affermato che la Chiesa non può star fuori dal sociale e S.S. Benedetto XVI vuole che una “nuova generazione” di fedeli laici siano impegnati in politica. Perché i Cristiani oggi sono chiamati a dare il loro contributo nella vita sociale e politica? Quale contributo possono davvero dare e quali difficoltà incontrano oggi nell’impegno socio-politico?
Non solo oggi, ma da sempre i cristiani hanno nel loro DNA, questo essere nel mondo i continuatori dell’opera creativa, coloro che sentono di dover custodire il creato per migliorarlo, completarlo, perfezionarlo a immagine di una realtà perfetta, paradisiaca verso cui sono orientati. In questo ultimo periodo si è spento, affievolito questo contributo significativo: oggi diventa necessario questo tornare in prima linea, pagando di persona, dando l’esempio, rinnovando una creatività positiva che apra nuove vie, che faccia vedere che un altro mondo è possibile, che nello stile della condivisione delle risorse ci si arricchisce tutti, che la fatica lenta, ma reale costruisce qualcosa di solido e non castelli di sabbia finanziaria, che le potenzialità di tutti condivise aprono scenari risolutivi delle questioni più grosse e complicate, che si può essere felici anche con l’essenziale, che il bene condiviso è l’unico bene reale e duraturo, che … c’è speranza ancora sulla terra!!!
Sabato abbiamo assistito a Roma ad una vera e propria guerriglia urbana. Una manifestazione pacifica che si è trasformata, per colpa di qualche facinoroso, in scontri di piazza. Una manifestazione contro uno status quo del sistema che paralizza il presente e il futuro di tanti giovani. A tutti quei giovani che oggi si sentono abbandonati dalle istituzioni e che non vedono un futuro roseo, quale consiglio si sente di dare?
Rimbocchiamoci le maniche: ricominciamo noi, reinvestiamo sul nostro potenziale giovanile di grinta, pensiero, entusiasmo, coraggio, fantasia…torniamo insomma a guardare positivo e reinnestiamo un circuito virtuoso all’interno del quale integriamo istituzioni, capitali umani, e risorse che la natura prodiga, per fortuna, continua a donarci. “Io sono il padrone della mia anima” diceva un tale che ha cambiato radicalmente il suo mondo, perché se il cuore funziona, tutto torna a rimuoversi.
Pasquale Cotrufo





Commenti
beh non c’e’ che dire,l’idea è ottima ma bisogna gia’ rimboccarsi le maniche e cominciare a sostituire tutti gli attuali consiglieri ,espressione maldestra di un ridicolo tentativo di rinnovamento che invano abbiamo atteso.il risultato appare evidente.a destra poi non ne parliamo,fanno a gara nello spappolarsi
Dovremmo riscoprire un po tutti lo spirito di essere cittadini di un paese, ma non cittadini normali…cittadini ATTIVI e attenti che non restano fermi a guardare una catastrofe! E’ un impegno che non possiamo demandare a nessuno! Che questa scuola sia il trampolino di lancio per noi cristiani, per riscoprire il senso di appartenenza alla città senza fermarci soltanto a dire questa va bene e questo va male, ma facendo diventare viva la nostra presenza! I giovani, credo, debbano essere il cuore di questa ricostruzione…!