WORDLESS: una lingua universale che non usa la parola

Intervista ad Alessandro Abrusci sul film festival che si apre oggi
Chi è Alessandro Abrusci?
Studio presso l’Università di Ferrara. Quest’anno conseguirò la laurea in Tecnologo della comunicazione audiovisiva e multimediale. Sono anche un fotografo di reportage. Il mio ultimo lavoro è stato un documentario per conto del Ministero del turismo tunisino che mi ha permesso di esplorare la Tunisia da nord a sud e di avventurarmi nel deserto del Sahara. Ho pensato di raccontare questa mia esperienza attraverso una mostra fotografica che non mancherò di presentare anche qui ad Acquaviva. Come presidente dell’associazione culturale “Tina Modotti” sono tra i promotori di Wordless, un concorso rivolto ai videomakers che ha registrato la partecipazione di circa sessanta cortometraggi provenienti da tutto il mondo. Come previsto dal bando e come suggerisce anche il nome, erano ammessi al concorso solo cortometraggi in cui la traccia sonora non contenesse il parlato. In questa prospettiva, quindi, le immagini assumono il valore di linguaggio universale.
La genesi di Wordless?
Tutto nasce dalla necessità di far conoscere ad un pubblico quanto più vasto possibile la pellicola “Idillio infranto”, del regista Nello Mauri e prodotta dall’acquavivese Orazio Campanella. Una pellicola del 1931, tra le ultime del cinema muto e tra le prime prodotte e realizzate nel Mezzogiorno. Un film girato in buona parte proprio qui ad Acquaviva che testimonia quanto sia antica la passione per il cinema nel nostro paese.
Quali sono i partner?
Il liceo artistico R.Luxemburg di Accquaviva, la Federico II Eventi di Bari e l’ Apulia Film Commission. Abbiamo inoltre ottenuto il patrocinio della Provincia di Bari e della Regione Puglia.
Il ruolo del Comune?
Ha avuto una grande importanza perché ha dimostrato di credere nella cultura e ci ha sponsorizzati con un grosso budget.
Ci puoi fornire delle cifre?
Credo che di questo debba parlare l’Assessore alla cultura.
Un contributo minore o maggiore rispetto a quanto avete raccolto attraverso gli sponsor privati?
In misura lievemente maggiore.
Immagino che la collaborazione con il Comune non si sia fermata al semplice contributo.
Infatti! Questa Amministrazione ci è venuta incontro sia dal punto di vista economico che da quello più propriamente pratico.
Intervenendo anche nelle scelte organizzative?
Sì. La dott.ssa Francesca Pietroforte, in qualità di assessore alla cultura, ci ha supportati sin dall’inizio. Del resto, era più che legittimo che venissero coinvolti anche in questo senso.
Ci sono membri esterni all’organizzazione che senti di dover ringraziare?
Il cons. Alessandro Benevento ha dato un valore aggiunto a Wordless. Lo stesso discorso vale per Domenico Ieva, vicepresidente della Pro loco e per Franco Chimienti.
Che tipo di problematiche hai incontrato nell’organizzazione?
Essenzialmente nel far capire alla gente, e soprattutto agli sponsor, che la cultura non è qualcosa di sterile ma, al contrario, porta visibilità. Produce, insomma, ricchezza, contrariamente a quanto afferma qualche ministro.
È stato difficile spiegare il progetto, vista anche la particolarità di questo concorso che attiene al cinema e per di più, senza parlato.
Non voglio nascondere, inoltre, che non è stato facile, sulle prime, far capire all’Amministrazione il valore di questa idea.
Quali aspetti dell’iniziativa non sono stati immediatamente recepiti dall’Amministrazione?
La visibilità che questo progetto può dare al nostro Comune va ben oltre la Provincia o la Regione. Wordless si propone di portare il nome del nostro paese in tutta Italia e in tutto il mondo. Ci stanno pervenendo richieste di collaborazione dall’Università di Madrid, di New York e da parte di altri autorevoli soggetti. Devo riconoscere, comunque, che alla fine ci siamo riusciti. Ci siamo sforzati di scardinare soprattutto l’idea che la cultura debba essere sempre messa in secondo piano rispetto ad altri aspetti della gestione della cosa pubblica.
A proposito di questo argomento, che genere di ricadute economiche può avere un’ iniziativa come Wordless sul territorio?
Abbiamo cercato di coinvolgere tutti coloro che s’impegnano con sforzo e passione a produrre e proporre i prodotti tipici locali affinché venga data loro la visibilità che meritano.
Una visibilità che è stata offerta al nostro paese, confermata dallo spazio che giornali come La Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno e La Gazzetta del Mezzogiorno hanno riservato a Wordless. Stiamo cercando di puntare più in alto, inserendo il progetto nel Bif&st – Bari International Film&Tv Festival – proponendo una sezione dedicata al cinema senza parlato.
Un progetto così ambizioso deve avere dei costi molto elevati. Cos’ha convinto l’Amministrazione ad impiegare una grossa parte delle sue pur risicate risorse per questa iniziativa, supportando in misura minore altri progetti?
Innanzitutto perché l’associazione “Tina Modotti” è un’associazione aperta. In questo progetto abbiamo coinvolto sia una scuola che le realtà associative presenti ad Acquaviva, come l’ass. “L’incontro Onlus” a cui abbiamo affidato l’esposizione delle opere di pittori e fotografi. Lo stesso abbiamo fatto con l’ass. “Arci Urlo”, che allestirà una mostra fotografica al primo piano dell’ala nord di palazzo De Mari e presenterà un reading legato all’iniziativa Nero di Puglia.
Vi proponete quindi come momento di raccordo tra le realtà associative acquavivesi?
Assolutamente sì. Vorremmo inoltre collaborare maggiorante con la Pro Loco. In questo paese l’abitudine di pensare al proprio orticello è dura a morire. Il futuro è tutto nella collaborazione. L’accorpamento dei singoli progetti deve essere visto come una grossa opportunità di crescita per tutti.
Avrete quindi l’intenzione di rivolgervi a un pubblico ampio e non limitato ai soli videomakers e cultori del cinema. Non è così?
La presenza di Stornaiolo, Haber e della Vincenti attireranno sicuramente l’attenzione di un pubblico che comprende anche le famiglie. Anzi, è proprio quello che speriamo, visto che non vogliamo dare un’impronta all’iniziativa che venga percepita come troppo settoriale se non addirittura d’elite.
Pensi che la programmazione culturale del nostro Comune risenta dei suoi equilibri politici?
Gli appassionati di cultura sono svincolati da certe logiche. Lo posso dire perché ho riscontrato un apprezzamento molto diffuso da parte di personalità legate ai vari schieramenti, senza che l’orientamento politico ne avesse condizionato il giudizio. Questo discorso vale anche per le collaborazioni.
Non resta che augurarti una buona riuscita dell’iniziativa.
Grazie.
di Sergio Carlucci
Il programma di Wordless, già illustrato da Acquavivalive in un precedente articolo, è consultabile sul seguente link:
http://www.acquavivalive.it/news/Cultura/159213/news.aspx#main=articolo
Per ulteriori informazioni: 3283432407





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