Pagine di Storia

Francesco Lopuzzo

La “voce stonata” di Lopuzzo rilegge casualmente alcuni capitoli della Storia Romana

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“L’estate sta finendo” cantavano i Righeira nel 1985. Settembre è giunto inesorabilmente. Le scuole sono pronte a riaprire le porte e a riaccogliere centinaia di studenti. Ricordiamo tutti i tempi (più o meno lontani, più o meno piacevoli) in cui abbiamo occupato quei banchi posti di fronte ad una cattedra e una lavagna nera. Tempi in cui l’insegnante entrava in classe e cominciava a spiegare la lezione del giorno. Tempi in cui quotidianamente o quasi si studiava la Storia. E si, la Storia. Amata o odiata da generazioni di studenti. “Historia magistra vitae” (la storia è maestra di vita) sosteneva il buon Marco Tullio Cicerone. E come dar torto al grande oratore latino, tenendo conto anche della teoria della ciclicità storica sostenuta prima dai Greci e poi ripresa da Niccolò Machiavelli e dei “corsi e ricorsi storici” tanto cari a Gian Battista Vico?

E così, anche un po’ per diletto, vogliamo ripescare un po’ di Storia Romana, senza grosse pretese e senza polemica alcuna. Non ci credete? Vediamo un po’.
Un capitolo molto interessante della materia è quello riguardante la crisi della Repubblica. Siamo nel I sec. a. C.. Dall’intesa tra Marco Licinio Crasso, Gneo Pompeo Magno e Caio Giulio Cesare nacque il cosiddetto primo triumvirato, un accordo segreto di carattere privato, che garantiva ai tre contraenti aiuto reciproco contro il Senato per ottenere consistenti vantaggi. Ognuno dei tre uomini aveva un suo seguito di accoliti e clienti: queste forze, se coalizzate, avrebbero garantito ai triumviri un solido predominio. Cesare, eletto console per l’anno 59 a. C., propose immediatamente una legge per la concessione di terre ai veterani di Pompeo; fece ratificare la sistemazione amministrativa data da Pompeo all’Oriente. Ottenne quindi per sé l’assegnazione, alla fine del consolato, del governo della Gallia Cisalpina, dell’Illirico e della Gallia Transalpina per un periodo di cinque anni.

Altra pagina di Storia degna di essere ricordata in queste righe è quella relativa all’Imperatore Nerone. Abbiamo fatto un piccolo balzo in avanti. Il periodo è quello compreso tra il 54 e il 68 d. C.. Lucio Domizio Enobarbo, titolato Nerone, divenne imperatore molto giovane. I suoi primi anni di governo furono fortemente influenzati dalla personalità del suo maestro, il filosofo Lucio Anneo Seneca. In un primo momento, Nerone ne assecondò in toto i progetti, sia pur talvolta irrealizzabili, completamente soggiogato dal fascino del mentore. Ben presto però a corte esplose un aspro contrasto tra Agrippina, madre del giovane Imperatore, e Seneca. Anche Agrippina infatti pretendeva di esercitare un ruolo dominante nel governo dell’Impero contro gli stessi ministri e consiglieri di Nerone. Tutto ciò portò a conseguenze tragiche, culminate con omicidi, esili, congiure, suicidi e repressioni.

Con il trascorrere degli anni, sempre maggiore fortuna ebbe la pratica politica, avviata dallo stesso Nerone, di dilapidare buona parte delle finanze pubbliche nell’organizzazione di spettacoli e giochi. Questa attività fu però assai gradita ad un popolo, quello romano, dallo stile di vita sempre più degradato. “Già da un pezzo […] il popolo non si preoccupa di nulla: una volta distribuiva comandi, fasci e legioni, tutto. Ora se ne infischia e due cose soltanto desidera ansiosamente: pane e giochi (panem et circenses)” è il tanto famoso quanto amaro giudizio del poeta latino Giovenale a tale situazione.

Chissà, qualcuno avrà intravisto inquietanti similitudini. Noi, ribadiamo, abbiamo ripetuto qualche pagina di Storia per puro diletto. “Repetita iuvant” , ovvero le cose ripetute aiutano. A cosa? Magari ad apprendere una lezione di vita (richiamandoci a Cicerone), nella convinzione che la Storia si ripeta, come sostenuto, tra gli altri, da Machiavelli e Vico.

A termine di questo ormai consueto appuntamento settimanale e prima di dirci arrivederci a domenica prossima, un ringraziamento particolare va a Valentino Colapinto, nostro caporedattore uscente che ci ha guidati costantemente nel percorso sin qui svolto, senza mai far mancare appoggio e consigli. È anche e soprattutto grazie a lui che questa rubrica ha preso vita. Un grosso “in bocca al lupo”, va ovviamente al suo successore Sergio Carlucci perché possa continuare a lavorare con la serietà, la professionalità e la precisione che da sempre lo hanno contraddistinto. I migliori auguri ad entrambi!

Francesco Lopuzzo

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