Del coraggio e della speranza

Mediterraneo. Viaggi e migrazioni: Puglia come “arca di pace”, ultima serata di A Testa in Sud
Ecco, proviamo a pensare, anche solo per un attimo, a cosa c’è sotto il Mediterraneo.
Ci sono dei corpi, tanti corpi, troppi. Corpi ormai muti come pesci, apparentemente. Qualcosa dicono, però, alle nostre troppo spesso sorde orecchie europee.
Dicono che il Mediterraneo sta diventando un vero e proprio cimitero e che non si può più far finta di nulla.
La scarna analisi geopolitica dei processi epocali che stanno investendo il bacino del Mediterraneo non basta più, occorre soffermarsi su chi è implicato in questi processi, esseri umani posti dalla dittatura della geografia di fronte a scelte dolorose e dirimenti, esseri umani che scelgono di restare a lottare al di là della sponda Sud del Mare Nostrum e altri che decidono di oltrepassare il limite, facendosi stringere nell’abbraccio di un mare a volte benevolo, altre crudele e spietato.
È di queste urgenti problematiche etiche e politiche, del dolore, ma anche del coraggio e della speranza, della centralità della nostra terra come crocevia di migrazioni, che si è discusso mercoledì 31 agosto, nel corso della serata intitolata, appunto, Mediterraneo. Viaggi e migrazioni: Puglia come “arca di pace”, nell’ambito del Festival Letterario A Testa in Sud – La Puglia che scrive, la Puglia che vive, organizzato da Stilo Editrice e dal Comune di Acquaviva delle Fonti, con la direzione artistico-organizzativa di Maria Grazia Bonavoglia, Stefano Savella, Carlotta Susca e con il contributo della Regione Puglia e la collaborazione dell’Associazione Culturale Puglialibre e dei Presìdi del Libro di Acquaviva.
Denso è stato il programma della serata, che si è aperta con la presentazione dell’ultimo numero della rivista «Marsia. Variazioni poetiche» (Progedit), dal titolo Mediterraneo/deserto. A questa prima parte del dibattito, moderata da William Vastarella, dottore di ricerca in Semiotica, hanno partecipato il direttore della rivista, Salvatore Francesco Lattarulo, giornalista del «Corriere del Mezzogiorno» e la redattrice Anita Piscazzi, poetessa e scrittrice.
A seguire, gli attori Lino De Venuto e Floriana Uva, accompagnati alla chitarra da Domenico Lopez, hanno recitato stralci da Sirene: cercavano un posto nel mondo dove vivere. Breve storia di Najat Kladhim e delle sue compagne, melologo di Carlo Cipparone, raccolto nell’ultimo numero della rivista «Marsia».
Di aspettative di riscatto è impregnato il viaggio di chi dal Maghreb parte sulle carrette del mare alla volta delle nostre coste ed è tra quella gente che troviamo la coraggiosa protagonista Najat ed è sulla carretta di Najat che i due attori hanno catapultato tutti i presenti.
Alla lettura scenica è seguita la presentazione del libro del poeta e scrittore Giuseppe Goffredo, I dolori della pace (Poiesis), alla presenza di Fabio Losito, assessore alle Politiche educative, Pace e Accoglienza del Comune di Bari. Ha moderato l’incontro Stefano Savella, direttore editoriale di Puglialibre.
Tra l’11 settembre 2001 e l’11 febbraio 2011 oscilla il pendolo della storia recente nel discorso portato avanti da Goffredo. I giovani di Piazza Tahrir hanno smentito, spiega l’autore, le teorie riconducibili allo scontro di civiltà definitivamente avallate dopo l’11 settembre, ma già presenti in nuce, in Occidente, da circa dieci anni prima e riportate ora in auge dall’involvere in guerra della protesta libica e dalla fine di quel sogno chiamato “primavera araba”.
Ed è dal racconto di Goffredo, Anche oggi mangio sabbia, raccolto nell’antologia Meridione d’inchiostro (Stilo Editrice), che Lino De Venuto ha tratto un’altra strepitosa lettura scenica, la narrazione della vicenda di un ragazzo meridionale che decide di arruolarsi nella guerra in Afghanistan.
Hanno chiuso la serata la presentazione del libro Liberté (Il Grillo Editore) del giornalista e scrittore Fulvio Colucci, con foto di Roberta Trani, e la proiezione del documentario Storie di libertà di Paolo Inno e Riccardo Specchia. Ambedue raccontano i giorni dell’emergenza nella tendopoli di Manduria, dopo l’ondata di profughi provenienti dalla Tunisia, spinti dalla forza propulsiva della “Rivoluzione dei gelsomini”. Ha moderato quest’ultima parte della serata Enrico Consoli, direttore de «Linkredulo».
E, come scrive Marco Stefano Vitiello nella postfazione del libro di Colucci, è «la libertà il valore fondante dell’esistenza di ogni essere umano».
E magari sarà forse proprio l’insopprimibile anelito alla libertà a far rinascere un giorno una nuova primavera, forse non solo araba.
Marta Carelli





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