Sogno di una notte di mezza estate

Francesco Lopuzzo

La “voce stonata” di Lopuzzo sullo stato marcescente della politica locale

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Quelli che con il consiglio comunale odierno vanno a concludersi sono quindici giorni di fuoco (scusate l’immagine che evoca il tormentante caldo di questi giorni), in cui l’amministrazione comunale, almeno stando alle voci popolari (vista la carenza di quelle ufficiali), “cadde, risorse e… giacque” (?) per citare ancora una volta il Manzoni. Un repentino e incalzante susseguirsi di notizie, “intercettazioni”, frasi sibilline, smentite e contro smentite ha contribuito ad alimentare questo clima rovente (ci sono ricascato!), in senso metaforico, ovviamente.

Negli ultimi tempi (lasciamo al lettore la quantificazione più o meno estensiva del termine) la vita politica acquavivese è costernata da intrighi del potere (come nel film di Oliver Stone del 1995), inciuci, sicofanti e delatori, voci vere e false che si susseguono con una rapidità tale da fare invidia a una Ferrari, liti e riappacificazioni. Il tutto con la conseguenza che il cittadino è sempre più estraneo alla realtà degli accadimenti, sempre più alieno dalla partecipazione. Oramai il voto conta esclusivamente il giorno delle elezioni. La rappresentanza si perde il giorno stesso in cui viene emesso il mandato. Tutti i rapporti con il cittadino-elettore sono sciolti.

I banchi dei consiglieri brulicano di gente impreparata, incompetente e incapace perfino di proferire parola nel momento opportuno e nei giusti modi. Non tutti, ovviamente. Ma quando gli acquavivesi smetteranno di essere autolesionisti e cominceranno a votare secondo coscienza e non più secondo interessi di altra natura? Quando l’età dei “favori”, degli “amici” e degli “amici degli amici” volgerà al termine? Quando sarà possibile per i cittadini onesti e lavoratori, per quella categoria virtuosa insomma della nostra comunità, guardare al futuro con occhi di speranza e non più di timore? Ma intanto il tempo passa, le occasioni vengono perse e la situazione generale peggiora. Mala tempora currunt.

Alcuni aspetti della vita di palazzo paiono avere le caratteristiche di una commedia, salvo poi sfociare in tragedia (o viceversa), degni di una delle migliori trame shakespeariane. A proposito del poeta e drammaturgo inglese, vogliamo ricordare una sua opera teatrale, pubblicata verso la fine del XVI secolo e intitolata Sogno di una notte di mezza estate. Sul finire, la finzione teatrale viene interrotta e un personaggio, il folletto Puck, che fino ad allora aveva recitato, si rivolge direttamente parlando agli spettatori dicendo che qualora lo spettacolo non fosse loro piaciuto, questi avrebbero potuto far finta di aver dormito, e quindi considerare lo spettacolo stesso come un prodotto dei sogni; Puck, da parte sua, avrebbe fatto ammenda (“Se noi ombre vi siamo dispiaciuti, immaginate come se veduti ci aveste in sogno, e come una visione di fantasia la nostra apparizione. Noi farem, scusati, ammenda”).

Come sarebbe bello se il folletto di turno, uscendo dalla sala del consiglio, rivolgesse a noi cittadini e spettatori inermi le stesse parole del Puck di Shakespeare, con tanto di promessa risarcitoria. O forse sarebbe ancor meglio svegliarci e scoprire che gli accadimenti degli ultimi tempi (sempre con la libera interpretazione di cui sopra) siano soltanto il frutto di un “sogno di una notte di mezza estate”. Intelligenti pauca.

Francesco Lopuzzo

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Commenti

  • albertoilgrande (utente non verificato)

    io propongo lopuzzo candidato sindaco….Forse questo è uno di quei consigli che parlano tutti i consiglieri comunali a differenza di altri dove almeno quelli della maggioranza non parlava nessuno. Lopuzzo sei di parte faresti bene a scrivere poesie invece di parlare di politica. non ti appartiene