E continuiamo a farci del male…

Mimmo Ferrante

Considerazioni a margine delle ultime vicende politiche

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Gli uomini fanno la storia (e chi sennò?), purtroppo spesso non se ne rendono conto. Non tutti gli uomini, probabilmente. Non l’uomo che è preso dalla totalità della sua quotidianità, che guarda al proprio orticello; sicuramente gli uomini che gestiscono una certa porzione di potere, perché i loro comportamenti, le loro azioni, il loro operato (o non operato) ha conseguenze non solo per l’oggi, ma anche per il domani.
Se l’uomo che può incidere sulle vite degli altri oggi, domani e dopodomani, avesse coscienza di questo potere, probabilmente compirebbe certe azioni con più responsabilità, con più raziocinio, con una prospettiva diversa.
Bene, “abbiamo scoperto l’acqua calda”, dirà qualcuno, ed è vero. Ma questo qualcuno potrà ben immaginare che c’è qualcun altro che spesso pretende di cucinare senza far bollire l’acqua. Purtroppo, in diversi ambiti, la dimensione dell’ovvio per questo qualcun altro è un campo tutto da scoprire.
La politica. La politica è potere. Potere in sé non è né buono né cattivo. Dipende da chi lo usa e da come lo usa. Chi usa il potere, gentilmente concessogli dagli elettori, dovrebbe avere più coscienza (storica) del fatto che qualsiasi cosa compierà avrà un effetto, non solo nell’immediato, spesso non riparabile. Questo non significa che ci sono scelte che sono giuste o sbagliate a priori, perché nessuno ha la palla di vetro per vedere il futuro. Questo significa che una maggiore dose di prudenza e una certa capacità di programmazione possono essere d’aiuto a ridurre la quantità di possibili errori.

Veniamo a noi. Gli avvenimenti dell’ultimo consiglio comunale hanno fatto sorgere in molti spettatori (di una farsa, di una commedia, l’ennesima) dei legittimi dubbi: ma chi governa in questo piccolo paese di provincia ha consapevolezza del ruolo che svolge? Si rende conto che ha una responsabilità grossa come un macigno, quella di decidere quale sarà il futuro delle prossime generazioni? Sa che sta scrivendo pagine di storia (locale, non meno importante di quella globale)? O sta lì per giusto per riscaldare una sedia, per improvvisazione, per vanagloria e carrierismo, o peggio ancora per coltivare l’orticello proprio o di qualcun altro?

C’è il legittimo dubbio che un certo modo, generale e generalizzato, di approcciarsi alla politica, non farà mai compiere un passo avanti a questa città. Ne fa e ne farà fare, in compenso, tantissimi indietro.

Dove pretendiamo di andare con la litigiosità di quella che per comodità di esposizione e per artificio linguistico chiameremo maggioranza? Prima Cassano, poi Borreggine. Adesso Attollino, che si pone in una posizione ambigua, dentro la maggioranza, dentro l’UDC, ma fuori dal gruppo consiliare UDC, a complicare ancora di più il quadro di instabilità che oramai è strutturale a questa amministrazione. Quanta strada pensa di percorrere un PD che, almeno in consiglio, è spaccato? Affermazioni di una certa gravità come quelle della Morano, non un carneade qualsiasi, ma il capogruppo del Partito Democratico, non possono passare inosservate. Come anche le parole di Magistro. Possibile che il partito di maggioranza relativa, quello che esprime il sindaco, non venga coinvolto dall’amministrazione nelle scelte politiche? Ma i partiti che esistono a fare, qual è il ruolo dei consiglieri? Quello di ratificare senza batter ciglio? A questo punto sciogliamo il consiglio comunale, se proprio non serve a niente.
E poi, dove pensiamo di andare a parare con la superficialità con cui si preparano delibere importantissime, come il Piano di alienazioni e valorizzazioni degli immobili comunali? Un dirigente comunale può non sapere che le norme cui fa riferimento nella delibera che ha redatto sono incostituzionali da ben due anni, con sentenza della Corte Costituzionale?

E un sindaco può dire che si è stabilito un prezzo per determinati immobili, non si sa in base a quali criteri, e che quando sarà il momento di vendere andrà a chiedere il parere all’Agenzia del Territorio? Sa cosa sta dicendo, o sta solo prendendo in giro?

E quando afferma, testuali parole, che “noi conosciamo poco il territorio”, non è legittimo chiedersi cosa si è fatto in questo anno a Palazzo De Mari? In base a quali criteri di utilità e di coerenza si decide di trasformare zone a servizi, quali sono le aree del Macello e della scuola Materna di Via Fani, in zone a completamento B2, cioè residenziali? Se non c’è una conoscenza del territorio, non è allora opportuno dotarsi nuovamente di un assessore all’urbanistica? Abbiamo il PRG approvato da due mesi. Quanto tempo dobbiamo aspettare per vederlo operativo?

Ma che razza di storia si pretende di scrivere con questi atteggiamenti? Ma quale futuro avete intenzione di “regalare” alle future generazioni?

Non mettiamo in conto che questa amministrazione cada, almeno per ora, nonostante le voci che si sono sparse in questi ultimi giorni. Undici voti fino al bilancio si riescono sempre a trovare. Il problema è che così non si va da nessuna parte.

È quanto mai opportuno che dopo l’approvazione del bilancio di previsione si apra una nuova fase politica, un momento di riflessione che coinvolga tutte le forze politiche della città, sempre nel rispetto dei ruoli e della collocazione decisa dagli elettori. Non servono annessioni o “inciuci”, non serve ricreare le condizioni che ci hanno portato a questa situazione. Si deve ripartire da zero (o quasi, perché non tutto è da buttare).

Aneddoto: verso la mezzanotte di lunedì 4 luglio il consigliere superstite dell’UDC, Caporusso, chiede una sospensione, per valutare con la maggioranza come comportarsi rispetto al Piano di alienazioni. La maggioranza si riunisce nella stanza del sindaco. Non avendo avuto a disposizione un misuratore di decibel non siamo in grado di dirvi quale livello di inquinamento acustico si sia raggiunto in quei momenti. Tra le urla, s’è percepita una frase davvero significativa: “Mi sono rotto … di questa gente che ricatta”. Non importa sapere chi l’ha riferita, importa la sostanza. La sostanza è che c’è una maggioranza-non-maggioranza che naviga a vista, che è precaria, che è sotto ricatto di non si sa chi e non si sa per che cosa e che, così come stanno le cose, non è in grado di governare come dovrebbe. La sostanza è che c’è un vecchio modo di fare politica che non si riesce a sconfiggere. La sostanza è che siamo governati da molti uomini che non vogliono scrivere alcuna pagina di storia collettiva, ma personale, e che lo vogliono fare dalla posizione sbagliata.
La soluzione potrebbe essere quella di tagliare i rami secchi. Vai a capire poi che cosa rimarrà sull’albero (sempre che non si vada direttamente alle radici).

Mimmo Ferrante

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Commenti

  • notitiapura (utente non verificato)

    Complimenti per l’articolo. E’ chiaro ormai che non serve potare i rami secchi, urge un taglio netto quasi alla radice. Vogliao un futuro più radiosi di quello che c’è stato prospettato per 8 anni dal malgoverno passato e da questo fantasma. Cordialmente NPD

  • ramos (utente non verificato)

    era gia’ tutto previsto.di cosa ci si stupisca…..non so.
    non cambia la musica se non cambiano le regole del gioco.