12-13 giugno: NON andiamo al mare

La “voce stonata” di Lopuzzo sui referendum
Lasciamo per questa settimana gli scottanti temi locali, ripromettendo di tornarci presto, per affrontare un argomento di ordine generale che riteniamo di più urgente trattazione. Stiamo parlando del referendum dei prossimi 12 e 13 giugno.
“Il mare può attendere”, si potrebbe dire, riprendendo il titolo del fortunato episodio cinematografico “Agente 007 – La morte può attendere”, in cui i panni di James Bond erano ricoperti da Pierce Brosnan.
Tale affermazione in risposta alla proposta avanzata da quanti, proponendo lo stesso invito che Bettino Craxi esternò nel 1991, suggeriscono di non recarsi alle urne. Ma come? Si vuole boicottare l’ultimo vero e autentico baluardo di democrazia, nel senso etimologico della parola? Davvero, come l’arcinoto Caparezza canta, “devo aspettare di perdere il mio diritto di voto per guadagnare il diritto alla nomination”?
I quattro quesiti che saranno sottoposti al suffragio popolare riguardano temi fondamentali per il futuro del nostro Paese. Non possiamo lamentarci domani, se disertiamo oggi dal nostro più alto diritto/dovere di cittadini. Ognuno, ovviamente, è libero di votare secondo la propria coscienza e in base alle proprie idee. Ma guai a credere, come qualche furbacchione ci dice, che il Si (o il No) siano appannaggio esclusivo di una sola corrente politica.
Così, nel tentativo di demonizzare l’avversario di turno o mettere la propria faccia in quello che potrebbe essere il responso referendario, si rischia di ottenere l’effetto contrario a quello desiderato. Si rischia di disincentivare il voto di coloro i quali (e sono più numerosi di quanto si voglia credere), disgustati dalla realtà partitica, vedono nel referendum la sola e autentica forma di partecipazione popolare. E perché il referendum sia valido, è necessario raggiungere un quorum di votanti, pari al 50% più uno degli aventi diritto.
Ma veniamo ai quattro quesiti. Vi sono delle norme la cui abrogazione è sottoposta a decisione popolare. Se vince il Si, esse verranno eliminate dall’ordinamento; nel caso in cui vinca il No, esse rimarranno in vigore. È facoltà dell’elettore votare anche solo alcuni dei quesiti. Di essi due riguardano l’acqua, uno l’energia nucleare, uno il legittimo impedimento.
Il primo quesito concerne l’abrogazione delle norme che attualmente prevedono l’obbligo di gara per affidare la gestione (non la proprietà) dei servizi pubblici locali (tra cui proprio la fornitura idrica) a operatori privati o a società miste il cui capitale privato non sia inferiore al 40%. La Regione Puglia, ad esempio, gestisce l’acquedotto con una società al 100% di partecipazione pubblica. Votando Si, non vi sarà più l’obbligo di affidare tale gestione, in parte o in toto, a privati. Votando No, sarà necessario bandire una gara.
Il secondo quesito, invece, propone di abrogare la norma che stabilisce una tariffa per l’erogazione dell’acqua, in cui si prevede anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore. Chi vota Si, vota a favore di un’acqua a “prezzi popolari”. Chi vota No, preferisce lasciare la situazione invariata.
Il terzo quesito attiene l’abrogazione delle recentissime norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia nucleare. Certamente (e i risultati già ottenuti in Sardegna lo hanno confermato) tale voto sarà nettamente influenzato dai timori sorti dopo la tragedia di Fukushima. Tuttavia in un momento in cui l’Europa volge il suo sguardo oltre il nucleare (Svizzera e Germania sono casi emblematici), sarebbe importante essere all’avanguardia nello studio di nuove fonti, piuttosto che spendere ogni risorsa per una fonte di energia che nasce “vecchia”. In più, stiamo parlando dell’Italia.
La questione che preoccupa maggiormente, forse, non è tento l’energia dell’atomo in sé, quanto lo smaltimento delle scorie. Siamo sicuri che tale servizio, in uno Stato che si muove a braccetto con la mafia, non diventi “cosa nostra”? Votando Si, si sceglie di seguire un’energia alternativa al nucleare. Votando No, anche l’Italia sarà sede di centrali atomiche.
Infine, il quarto quesito propone l’abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale. Il tutto in barba all’art. 3 della Costituzione Italiana, che, al primo comma, recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
La questione è annosa. Già il compianto Rino Gaetano, di cui proprio qualche giorno fa ricorreva il trentesimo anniversario dalla prematura scomparsa, in uno dei suoi più grandi successi, rivolgendosi, tra gli altri, al più generale tema dell’“immunità parlamentare” e al caso concreto dell’omicidio di Wilma Montesi in cui è emersa, ancora una volta, l’impunità del potere (“sulla spiaggia di Capocotta”), esclamava “nun te reggae più”.
Sembra che il popolo sia tornato a essere, come circa duemila anni fa, giudice supremo di una giustizia sempre più sommaria che sempre più spesso diverge dalla politica. Ieri si gridava “Barabba”. Oggi? Questa è la riprova della sempre più evidente incapacità del Parlamento nello stabilire norme eque di giustizia. Votando Si, si chiede che tutti possano essere processati, a prescindere dalla carica che si ricopre. Votando No, si è contrari ad abrogare tale norma.
Già la scelta del Ministro dell’Interno Maroni di non accorpare il Referendum con il primo turno o tutt’al più con il ballottaggio delle elezioni amministrative, è costata al Paese una tanto ingente quanto evitabile spesa, quantificata in circa 300 milioni di Euro. Facciamo sì che questi nostri soldi (circa 5 Euro per ogni Italiano), non siano stati sprecati. Il 12 e 13 giugno le urne ci aspettano. Votare è il nostro diritto/dovere di cittadini. Perché, citando ancora una volta un titolo della saga dell’agente 007, “il domani non muore mai”.
Francesco Lopuzzo





Commenti
bravo francesco.dici cose sensate.continua cosi.fai un gran servizio alla comunita’.