“Musica e basta”

Tiziana Temerario

Recensione di “Nostalgina”, primo album di Bianco

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Oggi la parola “cantautore” sembra quasi un’etichetta negativa e ha l’odore di un vecchio libro sepolto sotto molteplici dita di polvere. Sarà forse per l’immagine stessa del cantautore, ormai imbrigliata in stucchevoli accordi minori, in semplicissimi giri di chitarra, in sezioni ritmiche sempre più scarne e in versi scialbi che giovani “talenti” si ostinano a riproporre. La musica di Bianco, invece, non è niente di tutto ciò, e forse proprio per questo si potrebbe definire un cantautore moderno.

Alberto Bianco (in arte solo Bianco) è un musicista di Torino e quest’anno ha pubblicato il suo primo album intitolato “Nostalgina”, con l’etichetta INRI. Prodotto da AntiAnti (Davide Pavanello dei Linea 77), “Nostalgina” è un album umile, registrato in una cantina e nella sua stanzetta, con pochi, anzi pochissimi mezzi: un Mac 17”, una chitarra acustica Gibson, un basso Fender Jazz e un microfono Neumann. Questi gli strumenti “ufficiali”. Talvolta, però, Bianco suona oggetti che non si possono propriamente definire strumenti musicali, come la confezione di biscotti scaduti, le lattine di birra vuote e il bottiglione da 2 litri di Coca-Cola, magnifico sostituto della batteria in “Bum”. Poi, in realtà, ci sono anche le brevi apparizioni di sax, pianoforte e slide guitars. Combinando questi strumenti, ai ritmi spesso irregolari, a cori stereofonici e a un uso parsimonioso dell’elettronica, Bianco conferisce a “Nostalgina” un suono fresco, sintetico e leggero, suggerendo al cantautorato nuovi codici e nuovi linguaggi.

Se dal lato musicale “Nostalgina” è ineccepibile, la poetica di Bianco, invece, può spiazzare l’ascoltatore. Le sue canzoni affrontano molto spesso temi legati al music business, come la crisi della discografia, le ipocrisie dell’indie-rock e la selettività del mercato musicale. Affiorano l’annoso dilemma tra arte e realtà (“La musica è aria, ne respiro un po’ ma l’affitto è puntuale”), l’amore per il mestiere di musicista (“Lavoro no, questo non mi va, musica e basta, piacerebbe anche a me vivere di cachet”, “Chiamami come vuoi, anche Roberto, basta che il mio nome faccia rima con concerto”), le ingiustizie che si manifestano nel mondo discografico (“Sarebbe un sogno mantenere un figlio con il rock, avere una famiglia sana ed uno stereo/ Vivere in un mondo magico, con Marco Carta benzinaio e in classifica Josh Homme”). Ascoltando Bianco si ha la percezione che dica cose talmente sacrosante, da suonare quasi banali. Fortunatamente le perplessità sui testi, tendono a scomparire dopo un paio di ascolti, perché si comincia ad assimilare il suo stile compositivo, a tratti simile a quello di Edda (ex cantante dei Ritmo Tribale). Bianco, tra l’altro, ha un timbro vocale molto espressivo: brioso in “Tre passi avanti”, pop in “Mela” e incisivo in “Cosa va di moda oggi”, “Bum” e “Arpeggi e sigarette”.

Non si può certo dire che “Nostalgina” sia un capolavoro, ma è un bell’album che trasuda bontà e passione con tentativi di novità molto interessanti che sicuramente Bianco saprà sviluppare meglio nei prossimi album. Nel frattempo, cogliamo il suo invito e “amiamo le canzoni, fan diventare un po’ più buoni e onesti”.

Tiziana Temerario

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