Aperitivo con gli Autori: I percorsi della scrittura
Conversazione con Onofrio Pagone e Leonardo Palmisano al Club 1799
“I percorsi della scrittura” è il titolo dell’interessante incontro tenutosi giovedì 5 maggio al “Club 1799”, nell’ambito del ciclo “Aperitivo con gli Autori”. L’evento, a cura di Carlotta Susca e Maria Grazia Bonavoglia, è stato organizzato dal Presidio del Libro di Acquaviva, in collaborazione con l’Associazione “Cafè 1799”, i Presìdi del Libro e la Libreria Stella. A questa appassionante conversazione intorno ai percorsi della scrittura hanno preso parte: Onofrio Pagone, giornalista e scrittore, autore di “Per un giorno”
(Progedit, 2010), e lo scrittore e sociologo Leonardo Palmisano, autore di “Trentaquattro” (Il Grillo Editore, 2010). Ha moderato il dibattito il giornalista Michele Casella, direttore responsabile della rivista “Pool”.
Onofrio Pagone è iscritto all’Ordine professionale dei giornalisti dall’età di vent’anni. Ha collaborato con quotidiani, periodici, uffici stampa e agenzie di informazione e, per quasi quindici anni, è stato cronista per l’Ansa. È stato anche inviato di guerra in Somalia e in Albania. Vive a Bari e lavora per “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Nel 1998 gli è stato conferito al Quirinale il “Premio Saint Vincent di Giornalismo” per i servizi realizzati sull’esodo dei profughi albanesi verso le coste pugliesi. Nel 2006 è stato segnalato come cronista dell’anno al “Premio Michele Campione” per i suoi articoli sull’alluvione che ha colpito il Barese nell’autunno 2005.
Leonardo Palmisano, sociologo ed etnografo, collabora con la cattedra di Sociologia della Facoltà di Lettere dell’Università di Bari e, come consulente, con la Cgil Puglia. Ha pubblicato “Arrivare per restare? La presenza straniera in Puglia” (2006), “Quale laicità nella scuola pubblica italiana?” (2009). È stato consulente storico per la fiction di Rai Uno su Giuseppe Di Vittorio, “Pane e libertà”. Scrive per il quotidiano “Liberazione” e per la rivista Artribune.com, e ha condotto varie inchieste per “il manifesto”. Ha pubblicato nel 2011 con Caratteri Mobili “La città del sesso”, un’inchiesta sulla prostituzione a Bari. “Trentaquattro” è il suo primo romanzo.
Michele Casella è giornalista ed esperto di comunicazione, scrive sulle pagine culturali de “il manifesto/Alias” e del “Corriere del Mezzogiorno”. Ha scritto, inoltre, articoli per “Rockerilla”, “Neural”, “Freak Out”, “Primafila” e “Freequency”. Dal 2001 è ideatore e curatore di una serie di programmi radiofonici per le emittenti Controradio Popolare Network e Radio Città Futura. Da luglio 2009 è direttore responsabile della rivista “Pool”.
Incalzati dalle domande di Michele Casella, Pagone e Palmisano hanno illustrato la genesi delle loro rispettive opere, l’urgenza che ha spinto Palmisano a scrivere un romanzo e Pagone una raccolta di racconti. Si tratta, dunque, per entrambi, della loro prima opera di carattere narrativo.
Spiega Pagone come ha cominciato a sentire prepotente dentro di sé l’urgenza di passare, per una volta, dalla cronaca dei fatti, che connota il lavoro di giornalista, alla cronaca dell’anima, che può essere, invece, più agevolmente praticata dallo scrittore. «La cronaca dell’anima è il racconto di ciò che il fatto produce dentro di me», precisa Pagone. Cominciò a pensarci, racconta, quando si occupò della tragedia del 28 marzo 1997, la strage del Venerdì santo, in cui persero la vita più di cento persone.
Una carretta del mare carica di profughi albanesi, la «Kater i rades», colò a picco in seguito alla collisione con la corvetta «Sibilla» della Marina militare italiana, avvenuta nel Canale d’Otranto. «Come giornalista Ansa – chiarisce Pagone – ero il ripetitore diretto delle notizie. Arrivavano i naufraghi e arrivavano i cadaveri. Tutti avevano il diritto di piangere, io no. Non potevo raccontare la mia emozione, dovevo raccontare i fatti». Sono questi i motivi che hanno spinto il giornalista a cercare nella forma-racconto una sorta di condensazione di tematiche di denuncia sociale che, certo, potrebbero tranquillamente trovare spazio in un giornale, in un quotidiano, ma che non potrebbero comunque oltrepassare lo spazio di un giorno.
È questa l’impellente urgenza che ha avvertito Pagone dentro di sé, il limite, insito nella natura propria del giornale, che egli ha tentato di superare attraverso la forma del racconto. Sette racconti per sette giorni, sette verosimili storie in bilico tra realtà e fantasia, storie talmente verosimili da sembrare reali, e così parossisticamente reali da sfociare nella trasfigurazione e rielaborazione immaginaria. L’autore diventa, così, voce narrante e protagonista di vicende che, ciascuna nell’arco di un giorno, si condensano e si snodano.
Anche Palmisano ha ben delineato le istanze alla base del proprio romanzo.
«Trentaquattro – spiega – nasce da un periodo di forte densità emotiva. C’era un grumo di dolore e avevo bisogno di distaccarmene. Io ho trentasette anni e sentivo il bisogno di parlare della discontinuità affettiva che la mia generazione ha subìto. Perché non provare a raccontare il precariato doloroso della costruzione degli affetti proprio della mia generazione?». È, dunque, in quest’affermazione che va rintracciata la genesi, la motivazione alla base di “Trentaquattro” che, come afferma l’autore, è un romanzo caratterizzato da una feconda mescolanza di generi: il racconto breve, il fumetto (in questo senso è soprattutto Sin City il modello), gli inserti epistolari.
È una storia d’amore tormentata quella narrata da Palmisano, con al centro un protagonista maschile nato e cresciuto a Bari, precisamente a Carrassi, un’altra Bari, come la definisce Palmisano. Un personaggio maschile fluido, la cui cifra è la sua impossibilità di essere definito: “Destrutturato”, così lo chiama una delle tre donne del romanzo, Lina, la figlia della sua compagna.
Un personaggio maschile drammaticamente fluttuante tra l’amore della madre e quello della sua compagna, una donna più grande di lui, due amori estremi che sfociano nell’altrettanto estremo atto compiuto da una delle due, ma che trovano una sorta di pacificatoria sintesi nell’amore paterno del protagonista per Lina, figlia della sua compagna. Dell’incontro-scontro tra la madre e l’amante, resterà appunto Lina, bambina di sei anni, che trasformerà l’amore del protagonista in amore paterno. È il dolore , spiega l’autore, il sentimento che connota il romanzo, un sentimento che in questa epoca primeggia, è il sentimento della globalizzazione il dolore.
«E sono proprio i sentimenti – conclude Palmisano – l’elemento di congiunzione tra il mio libro e quello di Onofrio Pagone».
Marta Carelli





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