«Troppa umana speranza»

Rossella Giorgio

La presentazione del romanzo d’esordio di Alessandro Mari

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All’interno del progetto messo a punto dalla Biblioteca Comunale di Acquaviva per avvicinare i ragazzi alla lettura, Venerdì 6 maggio presso l’Ala Nord del Palazzo de Mari, si è tenuto l’incontro con il giovane autore esordiente Alessandro Mari per la presentazione del suo romanzo Troppa umana speranza edito da Feltrinelli.

Nelle 747 pagine animate da un linguaggio vivace e brioso, Mari realizza un disegno titanico dell’Italia pre-Risorgimentale, in quegli anni che vanno dal 1839 al 1848 dove ‘da far da motore, era la speranza di una generazione che sognava di cambiare le cose dal basso’, come ha asserito l’autore stesso.

Con fili narrativi gestiti alla maniera ariostesca, egli intreccia quattro storie differenti che si incontreranno a metà romanzo in un continuum narrativo dominato dalla sapiente regia occulta dell’autore. Fra queste, la storia di Colombino, il contadinotto ‘semi-idiota’ di mestiere ‘menamerda’ innamorato della bella Vittorina, ma ostacolato dalla sua stessa famiglia che ne impedisce le nozze; Lisander, personaggio moderno alla ricerca di profitti nella neonata fotografia pornografica; Leda, giovane che riesce a fuggire dalla vita di convento che le è stata imposta, arruolandosi nei servizi segreti a Londra dove vi incontrerà Mazzini; e infine Giuseppe Garibaldi, scolpito dagli occhi della forte e sensuale Aninha.

A far da sfondo poi, un pullulare di figure umili, di ‘vinti’, come gli amava definire Verga, che partecipano al fervore e all’entusiasmo proprio del Risorgimento. Ma Mari non si approccia a quegli anni con il rigore e la lucidità ferrea dello storico, quanto quella del romanziere che si diverte a dare un colore diverso alla pertinenza storica, colmando con l’immaginazione i vuoti e i bui che essa presenta. “Non si sa quali calzature scegliere, quando si passeggia sulla Storia. Se siano meglio gli scarponi, accettando così l’azzardo di lasciare impronte, modificare il selciato, tracciare nuovi solchi, oppure se siano da preferire scarpe alate, ché si possa camminare senza quasi toccare il suolo”, scrive, infatti, l’autore nelle pagine di chiusura del suo capolavoro.

Egli cammina sulla terra della Storia vista di scorcio dagli occhi dei personaggi, alternando scarpe alate e scarponi al mero fine di restituire la ‘carne viva’ dei grandi eroi che hanno fatto l’Italia, oggi relegati a marmo freddo di monumenti impolverati dalla retorica e dall’antiretorica (non a caso Mari, ad esempio, farà sbronzare il composto e austero Giuseppe Verdi, in un momento di declino della sua carriera). Riscoprirne la dimensione carnale e rendere vivo il Risorgimento, è l’unico mezzo, secondo l’autore, per riappropriarsi dell’ ‘umana speranza’ che permise loro di fare dell’Italia una nazione e riporla nelle mani dei giovani d’oggi.

Rossella Giorgio

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