Il federalismo tra mito e realtà

Giuliano Pallotta

Michele Petruzzellis ha spiegato quali saranno le conseguenze del federalismo municipale

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Venerdì 29 Aprile, presso la sala conferenze ala nord di Palazzo De’ Mari di Acquaviva delle Fonti, i LIONS CLUB di Cassano delle Murge, “PURA DEFLUIT” di Acquaviva delle Fonti e il Circolo Unione di Acquaviva hanno organizzato un interclub intitolato “Federalismo municipale e riflessi sulla comunità”.
Con entusiasmo la dott.ssa Maria Pia Di Medio, sindaco di Cassano delle Murge ha onorato l’invito alla serata con fedele presenza.
A relazionare sul tema, il dott. Michele Petruzzellis, ex direttore di ragioneria e generale della Provincia di Bari, nonché autore di diverse pubblicazioni in materia di contabilità degli enti locali. Lo stesso, sostiene che i mezzi di comunicazione non ci stiano aiutando in questo momento a capire a cosa stiamo andando incontro; e intanto si diffonde fra la massa legittimo allarmismo. Legittimo soprattutto per la rappresentanza del sud in quanto le conseguenze negative saranno assorbite in primis dal mezzogiorno.

Le stesse paure sono condivise dal sindaco Di Medio di Cassano, la quale sostiene che dovremmo provare a vedere il famigerato federalismo anche un po’ con filosofia. Per esempio uno degli aspetti positivi sta nella rivalorizzazione del nostro territorio; resta comunque da non sottovalutare la visione realistica della riforma, quella economica.
Il tema del federalismo andava affrontato dunque con urgenza data la breve scadenza per la quale è fissata la data di attuazione vera e propria della riforma, il 21 maggio di quest’anno.
In vista dell’appuntamento è stata istituita una Commissione bicamerale di trenta parlamentari (la cosiddetta “Bicameralina”) con il compito di approvare i decreti attuativi, i provvedimenti che stabiliscono i dettagli su come realizzare questo federalismo.

Fino ad oggi ne sono stati approvati tre: quello sul federalismo demaniale che attribuisce parte del patrimonio dello Stato, soprattutto edifici e aree pubbliche, a comuni, province e regioni; quello sull’ordinamento di Roma Capitale, dotata provvisoriamente di autonomie speciali; e quello sui “fabbisogni standard”, cioè una norma che nelle intenzioni dovrebbe modificare il criterio, non condiviso da parecchi, seguito finora in base al quale lo Stato finanziava gli enti locali sulla base della loro “spesa storica”; questo significa che un comune che in passato aveva speso di più riceveva più fondi.
Adesso si va a votare invece il cosiddetto “federalismo municipale”, un decreto che cancella 11,3 miliardi di trasferimenti statali ai comuni, ma permette ai sindaci di rifarsi attribuendo loro il potere di tornare a usare la leva fiscale, su vari fronti:

Innanzitutto sugli affitti. Sono previste infatti due aliquote, una al 21%per il canone libero e una al 19% per il canone concordato. La tassa non varierà in base al reddito, ma la percentuale sarà uguale per tutti i proprietari; oggi invece vengono detratte le spese forfettarie, gli affitti entrano a far parte del reddito, su cui poi si pagano le tasse.
Scompare il bonus di 400 milioni previsto come fondo di sostegno per le famiglie numerose in affitto.
Di fatto la cedolare secca sugli affitti sicuramente avvantaggerà i comuni in cui ci sono più case affittate, per gli altri c’è il rischio che sopravvivano solo grazie al fondo perequativo. Secondo la Cigl le entrate attuali per i redditi da locazione «sono 3,635 miliardi a fronte di circa 5,100 miliardi dovuti, con un’evasione di quasi 1,5 miliardi di euro. Le entrate stimate se il decreto entrasse in vigore sarebbero di circa 2,700 miliardi», dunque con una perdita di gettito di 500 milioni di euro rispetto ad adesso.

Irpef
Sull’imposta sul reddito delle persone fisiche, che fornisce circa un terzo del gettito fiscale per lo Stato, si è stabilito il compromesso tra l’esigenza del governo di evitare un via libera generalizzato e quella dei comuni di poter contare su un ritocco fiscale per recuperare il gettito perduto con i tagli ai trasferimenti e l’abolizione dell’Ici sulla prima casa.

Evasione fiscale
I comuni che collaboreranno nella lotta all’evasione fiscale riceveranno il 50 per cento dei soldi recuperati, anche se non riscossi a titolo definitivo.

Tassa di soggiorno
Arriva l’imposta di 5 euro per ogni notte in albergo, non solo per i comuni capoluogo, ma anche per tutte le città d’arte e turistiche. I soldi ricavati potranno essere utilizzati per la conservazione di beni artistici, per il turismo o per finanziare opere pubbliche.
E’ stato fatto notare da alcuni come questa tassa di soggiorno non sia esattamente in linea con i principi base del federalismo fiscale, perché il Comune non preleva soldi dalle tasche dei suoi cittadini (come appunto previsto dalla riforma costituzionale) ma da cittadini di altri comuni. Un modo per incassare liquidità senza incidere sul consenso elettorale dei sindaci.

Imposta di scopo
L’imposta di scopo è una tassa che un comune può imporre per un suo determinato bisogno specifico: costruire una metropolitana, rifare un parco, fare un piano casa locale. Ciascun sindaco ne potrà introdurre quante vorrà. E se l’addizionale dello 0,5 per mille sull’Ici, istituita dalla Finanziaria del 2007, era stata adottata solo da pochi, ora c’è da scommettere che sarà istituita in gran parte d’Italia, visto che potrà essere applicata per la realizzazione di ulteriori opere pubbliche rispetto a quelle individuate in precedenza e potrà finanziare non più solo il 30 per cento, ma l’intero importo del progetto da finanziare.
Il problema di fondo, relativo a tutti i punti è quello della gestione sbagliata del nostro sistema economico, che non dovrebbe puntare su una spesa minore quanto su una spesa equa ed efficace.

Giuliano Pallotta

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