«I politici rispettino l’autonomia dei giornalisti»

Mimmo Ferrante

La riflessione di Mimmo Ferrante

0 commenta

È un lavoro difficile, quello di chi scrive sugli organi di informazione. Si dedica parte del proprio tempo libero, delle proprie energie, alle volte anche del proprio denaro, per rendere un servizio al lettore. Ma c’è la passione, e ci basta questa per andare avanti.
I cittadini, senza i dodici “fessi” che lavorano per questo giornale (ma lo stesso discorso vale per tutte le testate giornalistiche presenti sul territorio), non potrebbero dire di vivere in uno scenario compiutamente democratico. Allora riteniamo di avere il diritto ad essere rispettati.

Il rispetto, però, non si deve limitare ad affermazioni di circostanza, ma deve essere praticato concretamente. Non è possibile, anzi, è oltremodo ipocrita il rapporto che certa politica vuole intrattenere con la stampa. Siamo buoni quando si tratta di pubblicare il comunicato, di dare spazio e visibilità al politico di turno con le nostre interviste (basta che non fai questa o quella domanda che può urtare la sensibilità), non siamo più buoni quando osiamo fare inchieste, esprimere un opinione, un commento, un pensiero critico.
Altra idea ipocrita è quella idea di chi pensa che un giornalista dev’essere imparziale. L’imparzialità è utopia, perchè ognuno vive delle proprie idee e dei propri convincimenti che, piaccia o non piaccia, influenzano il modo di riportare una notizia. Se volessimo essere davvero imparziali dovremmo spegnere il nostro cervello e spegnere anche il vostro. Allora, siccome noi nella democrazia ci crediamo, e sappiamo che essa vive di pluralismo, cerchiamo di offrire tutte le prospettive relative ad un’unica questione. Solo così il lettore può farsi una idea generale, farsi un quadro completo di una determinata situazione: confrontando una prospettiva con un’altra.
La vera verità la lasciamo volentieri al dio in cui ciascuno crede.

Una lezione di costituzione, semplice, rivolta a tutti quelli che sono giornalmente impegnati a disprezzarla: l’articolo 21 dice: “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Principio sacrosanto, a meno che non ci troviamo di fronte a un modo di fare giornalismo diffamatorio, come da “metodo Boffo”.
Una lezione di giornalismo, a chi non sa cosa sia e non lo ha mai rispettato: i giornali spesso pubblicano i cosiddetti editoriali, articoli di fondo o anche semplici articoli di commento e di opinione. In questi articoli prevale la visione individuale di chi scrive, che usa i mezzi e gli strumenti che ha a disposizione per dimostrare una tesi.
Poi le tesi possono essere giuste o sbagliate, questo è un altro conto. Ognuno è portatore sano della propria verità, sa che essa è parziale, aspetta con atteggiamento religiosamente scientifico la critica della propria tesi, la sua confutazione, ed è comunque contento di aver provato a stimolare un dibattito.
Facciamo un esempio di informazione imparziale.
Notizia: Amministrazione comunale di un piccolo paesino cade sull’approvazione del bilancio triennale.
Secondo il lucido pensiero di qualche politicante, noi dobbiamo limitarci a dire questo.
Capire perchè si è determinata la situazione, capire le ragioni dei consiglieri che non hanno votato il bilancio. Analizzare la situazione politica per indicare probabili scenari futuri, indagare, interrogare è un lavoro di interpretazione, che come tale assume un forte carico di parzialità.
Posso dire che il sindaco X ha perso la maggioranza consiliare perchè non è capace di governare certi processi politici, posso dire che questo sindaco X è vittima di oscuri poteri forti che vogliono la sua testa, posso dire che il sindaco X ha perso la maggioranza sul bilancio perchè questo, magari, ha sforato il patto di stabilità, come posso addurre tante altre motivazioni.
Tutto questo lavoro richiede una decifrazione ed una interpretazione dei fatti, e come ben potrete immaginare ognuno è guidato, consapevolmente o no, dalle proprie idee.

In conclusione, a qualcuno piacerebbe che i commenti e le opinioni sui giornali si limitassero a constatare che le mezze stagioni non esistono più, che si stava meglio quando si stava peggio (con la lira possibilmente), che l’erba del vicino è sempre scandalosamente più verde, e perchè no, che chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova.
A qualcuno piacerebbe che i giornalisti si facciano gli affari loro, che non si immischino nelle cose della politica, che stiano al posto loro, che non osino criticare.
Alla redazione di Acquavivalive questo poco interessa, a noi piace portare i problemi fuori dal palazzo, non lasciare la politica in mano a certi politici, ma soprattutto non vogliamo compiacere nessuno.

Mimmo Ferrante

avatar

Commenti

  • etica (utente non verificato)

    Preme sottolineare che la carta dei doveri del giornalista,sottoscritta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana l’8 luglio 1993, nell’ulimo paragrafo del capitolo relativi ai PRINCIPI recita testualmente:Il commento e l’opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l’offesa e la diffamazione delle persone.

    saluti
    un collega