Parla la Signorina Rottenmeier

Intervista al gruppo di Brescia reduce da un concerto all’Urlo
Sabato 16, al Circolo Arci Urlo, i Fraulein Rottenmeier si sono presentati travestiti con pantaloni arlecchineschi e volti truccati, a metà tra l’eccentrico e l’inquietante. Questo concerto di Giorgio Laini, Mauro Comelli e Franco Bruna rientra nel tour di “Elettronica Maccheronica”, per la promozione dell’omonimo album. Dopo il concerto, abbiamo incontrati per conoscerli meglio.
“Fraulein Rottenmerier”, perché avete scelto questo nome?
Mauro: Abbiamo deciso di chiamarci “Signorina Rottenmeier” perché suona bene, incute timore, e anche perché pensiamo che dietro la maschera di cattiveria e la meschinità si celi un’altra persona.
Giorgio: la Rottenmeier è molto severa, ma nasconde un mondo interiore di tristezza.
Com’ è nato il vostro progetto musicale? E questo primo album “Elettronica Maccheronica”?
Mauro: La Signorina Rottenmeier è nata nel 2008. All’inizio il sound era molto scarno perché siamo basso, batteria e voce. Poi ci abbiamo aggiunto l’elettronica. Un giorno ci venne in mente di passare il nostro materiale a Gian Maria Accusani, leader di Prozac+ e Sick Tamburo, nella speranza che potesse aiutarci ed effettivamente gli è piaciuto molto e ci ha prodotto il disco. Anche perché lui è slegato dai generi, come noi.
Giorgio: Abbiamo l’ambizione di arrivare in alto. Viviamo per la musica. Io e Franco facciamo solo questo nella la vita. Se vendessimo qualche disco ogni tanto, sarebbe ancora più divertente.
È difficile inquadrarvi in un genere. Dove ritenete di collocarvi musicalmente?
Mauro: Trovare una classificazione serve solo a dare un indirizzo all’ascoltatore che non ti conosce. È molto difficile trovare una classificazione per noi, infatti le recensioni del disco che sono arrivate non riescono a trovare un’univoca collocazione e noi di questo andiamo molto fieri, perché cerchiamo di fare musica originale, un obiettivo certamente arduo e pretenzioso. Diciamo che siamo una mescolanza fra il pop, il rock, l’elettronica e il punk a livello attitudinale. Noi non siamo punk musicalmente, ma lo è il nostro approccio. Non abbiamo regole, abbiamo idee che poi vengono sviluppate liberamente da tutti e tre.
Franco: L’ elettronica che facciamo è punk. Dico che abbiamo un atteggiamento punk perché agiamo alla stessa maniera con la quale una persona prende una chitarra e la suona senza saperla suonare. Noi abbiamo preso una strumentazione che non conoscevamo bene e abbiamo incominciato a farla suonare, senza sapere inizialmente come fare. Bisogna considerare che non c’è chitarra nel nostro gruppo e quindi abbiamo pensato all’elettronica per sopperire a questa mancanza.
Giorgio: La parte elettronica è stata disegnata tutta da Franco che ha preso synth e drum machine senza saperli suonare e si è messo a giocare, a sperimentare. È l’approccio all’elettronica che è punk.
In effetti, avete una strumentazione strana: batteria elettronica, synth, addirittura una fisarmonica, e poi questo basso suonato come fosse una chitarra.
Mauro: In realtà mio modo di suonare il basso era lo stesso anche prima di introdurre l’elettronica. Come dicevo all’inizio, in un primo momento il nostro progetto era molto scarno, proprio per questo già da allora il basso era suonato a metà fra l’accompagnamento tipico dello strumento e la ritmicità della chitarra, con molti effetti. Noi vogliamo slegarci da ogni tipo di cliché. Nessuno di noi vuole essere un bravo bassista o un bravo batterista, vogliamo solo esprimere qualcosa di nuovo.
In quanto a espressione, colpite molto anche per il vostro look eccentrico.
Mauro: In realtà, questo look è un esperimento legato all’album. Però, abbiamo sempre curato l’aspetto estetico, soprattutto nei videoclip. Ad esempio, abbiamo fatto un esperimento che abbiamo chiamato “Elettronica Maccheronica in sincronia transpaziale”: abbiamo registrato un live in cui io, Giorgio e Franco suoniamo in tre luoghi diversi contemporaneamente. Io in un furgone in movimento, Franco in una piazzola di sosta in tangenziale e Giorgio nel bel mezzo di una festa di paese, con un raggio d’azione di circa 14 km.
Giorgio: Eravamo collegati tutti da auricolari. Mauro suonava in viaggio e per far funzionare la sua strumentazione abbiamo attaccato un alternatore alla batteria del furgone cosicché lui potesse avere l’elettricità. Si può vedere il video su You Tube.
Quali sono i vostri riferimenti musicali?
Mauro: proveniamo da ascolti molto differenti. Ci siamo contaminati molto gli uni con gli altri. Io adoro la musica new-wave e dark anni ’80, Franco il batterista…
Franco: …il “batteraio”. Non batterista. C’è differenza.
Mauro: …Franco, il “batteraio”, ascolta musica punk, e Giorgio, pop e trash anni ’80.
Cos’è questa differenza tra “batterista” e “batteraio”?
Franco: Il batterista sa suonare la batteria, io mi limito a fare quello che serve per la canzone. Io faccio di tutto con la batteria, sembro una specie di boscaiolo bavarese, e fondamentalmente abbiamo deciso di prendere una batteria elettronica perché a me i piatti durano tre mesi e i fusti mi sarebbero durati ancora meno. Il “batteraio” sa fare bene quel poco che sa fare, il batterista è più fine e più tecnico.
Girando per la promozione del disco, avete trovato differenze significative fra l’ambiente bresciano e quello delle città del sud?
Giorgio: Se la gente di Brescia fosse come quella del sud sarebbe meglio.
Franco: Noi forse siamo più chiusi all’inizio, abbiamo più difficoltà a prendere confidenza, cosa che magari per voi è più facile.
Mauro: Queste differenze non sono poi così marcate. Come dicevo prima a microfoni spenti, è bellissimo andare molto lontano da casa e poter suonare e farsi ascoltare da persone che non ti conoscono per niente. Poi noi siamo innamorati di queste zone, io ho passato un mese e mezzo a Taranto e me ne sono innamorato.
Tiziana Temerario





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