Dall’immagine al corpo: “Il corpo delle donne” e “La città del sesso”

Marta Carelli

Conversazione con Lorella Zanardo e Leonardo Palmisano al “Club 1799”

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Esiste ancora in Italia una questione di genere? Una possibile risposta può essere rintracciata in un esplicativo passaggio contenuto nel saggio di Christian Caliandro, “L’immagine-corpo della donna nell’Italia contemporanea”, posto in chiusura del libro di Leonardo Palmisano, “La città del sesso. Dominazioni e prostituzioni tra immagine e corpo”.

Così scrive Caliandro: “Dal maschilismo classico, tradizionale, arcaico si passa così a un maschilismo simbolico, che esercita effetti immediati sul piano dei rapporti sociali ed economici tra le persone e i gruppi. Simbolico, perché è metafora dei cari vecchi rapporti di classe, dati per dissolti da tempo quasi immemorabile”.

È questa, la tematizzazione del mutamento di determinate forme di sudditanza del genere femminile rispetto a quello maschile, connotata da elementi di continuità ma, nello stesso tempo, anche di sostanziale rottura rispetto al passato, una delle complesse questioni emerse dalla interessante conversazione, tenutasi lunedì 11 aprile presso il ‘Club 1799’, con Lorella Zanardo, autrice del noto “Il corpo delle donne”, edito da Feltrinelli nel 2010, e con Leonardo Palmisano che ha, appunto, presentato il suo libro-inchiesta “La città del sesso”, pubblicato nel 2010 dalla giovane e promettente casa editrice barese CaratteriMobili, nella collana Formiche elettriche.

L’evento, a cura di Maria Grazia Bonavoglia e Carlotta Susca, è stato organizzato, nell’ambito del ciclo “Aperitivo con gli Autori”, dal ‘Presidio del libro’ di Acquaviva delle Fonti, in collaborazione con l’Associazione ‘Cafè 1799’, la Libreria Stella e i ‘Presìdi del Libro’.

Lorella Zanardo è consulente organizzativa e docente. Si occupa di tematiche riguardanti il femminile e fa parte del Comitato Direttivo di WIN, organizzazione internazionale di donne professioniste, che ha sede a Oslo. È, inoltre, speaker in numerosi convegni internazionali nei quali tratta il tema della conciliazione sostenibile tra vita privata e professionale delle donne.

Leonardo Palmisano è sociologo ed etnografo, assegnista di ricerca, romanziere. “Trentaquattro” è il titolo del suo primo romanzo, pubblicato nel 2010 da Il Grillo Editore. È autore di numerose inchieste sul campo, tra cui alcune sul traffico di migranti in Nord Africa, pubblicate su “il manifesto”. Collabora con la cattedra di Sociologia della Facoltà di Lettere dell’Università di Bari e, come consulente, con la Cgil Puglia. Scrive articoli per il quotidiano “Liberazione” e per la rivista Artribune.com.

“Perché le ragazze in TV sono trattate come oggetti? Perché le veline non possono parlare? Perché in TV non si vede più un volto di donna matura? Perché noi donne accettiamo questa umiliazione mediatica? Cosa possiamo fare per tentare di cambiare le cose?”.

Sono queste alcune delle ineludibili domande che Lorella Zanardo provocatoriamente rivolge a se stessa e a tutte noi nelle pagine introduttive de “Il corpo delle donne” e nell’omonimo documentario messo in rete nel maggio del 2009, realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi. È con l’obiettivo di far acquisire consapevolezza sull’umiliante immagine che della donna viene rappresentata nella TV italiana, che nasce il documentario della Zanardo.

Ed è stata proprio la visione di questo interessante documentario a dare avvio all’incontro. Qualcosa si è mosso dopo la sua messa in rete, e la successiva stesura del libro ha risposto all’urgenza di raccontarne la genesi e l’impatto che ha prodotto, soprattutto sulle giovani generazioni.

Si tratta di un assemblaggio di immagini televisive scelte dall’autrice e dai suoi collaboratori, dopo mesi di full immersion mediatica. Potrebbe sembrare un semplice assemblaggio di scene televisive trash girate all’insegna di inquadrature “ginecologiche”, come acutamente le definisce l’autrice ma, a dare organicità alla apparentemente casuale sequenza di immagini, sono il montaggio straniante e il testo, la narrazione dell’autrice, che sapientemente ci traghetta in questa macelleria catodica. A seguire, rispondendo alle domande di Carlotta Susca e Maria Grazia Bonavoglia, la Zanardo e Palmisano hanno esaustivamente illustrato il contenuto e le motivazioni alla base dei rispettivi libri.

“Il corpo delle donne” verte sulla necessità di elaborazione di una nuova definizione del femminile e indica una nuova chiave di lettura dell’immagine televisiva e dei messaggi dei quali essa si fa portatrice. L’immagine e i modelli femminili che la TV italiana impone, corrispondenti alla proiezione di un presunto sguardo maschile, sono ormai stati introiettati sia dalle donne adulte che da quelle più giovani ma, di fronte alla ossessiva sovraesposizione e oggettualizzazione dei corpi delle donne a cui siamo ormai assuefatti, l’autrice sostiene che è deleterio spegnere il televisore.

Ciò equivarrebbe a una deresponsabilizzazione snobistica rispetto a una questione che riguarda la maggior parte della popolazione italiana che, invece, la televisione la guarda, fruendo purtroppo passivamente delle immagini e dei contenuti che essa propone e impone.

È fondamentale, invece, sostiene la Zanardo, guardare la TV assieme a queste persone, ma guardarla con nuovi strumenti, con nuovi occhi. Si intitola, infatti, “Nuovi occhi per la TV” il capitolo del libro dedicato alla proposta di una nuova chiave di lettura, attraverso la quale accedere con consapevolezza critica alla visione e all’analisi dell’immagine televisiva, a una fruizione attiva e non più anestetizzata dei prodotti televisivi, non solo di Mediaset, ma anche della Rai. In questo senso, infatti, spiega la Zanardo, si è verificata dagli anni Ottanta in poi (in principio fu “Drive in”) una vera e propria omologazione verso il basso della Rai ai modelli proposti dalla televisione commerciale di Berlusconi.

Del fenomeno della prostituzione a Bari si occupa, invece, Leonardo Palmisano ne “La città del sesso”. Il libro si avvale della prefazione di Omar Calabrese, semiologo, critico ed esperto di comunicazione, ordinario di Semiotica presso l’Università di Siena, e del saggio finale di Christian Caliandro, dottore di ricerca in Storia dell’arte.

“La città del sesso” è un lavoro d’inchiesta condotta sul campo, in cui 55 protagonisti raccontano l’universo prostituzionale barese e, come chiarisce Calabrese nella prefazione, è diviso in due sezioni: una dedicata alle vittime, le donne, l’altra ai persecutori, gli uomini, suddivisi a loro volta tra due tipologie tra loro sovrapponibili, sfruttatori e clienti. Il racconto delle tipologie femminili coinvolte, distinte per nazionalità, è congegnato sulla base di una vera e propria geografia del sesso.

Spiega Calabrese: “Da un lato c’è l’inchiesta condotta sul campo (la città di Bari), con tanto di interviste dirette o riportate ai vari protagonisti (donne, mediatori, clienti). E dall’altro c’è invece l’interpretazione del fenomeno, la lettura dei significati profondi che emergono dalle parole, spesso anche ingenue, degli individui contattati. Ne emerge un vero e proprio affresco sociale del mercato del sesso imposto alle donne straniere nel nostro paese, e delle sue incredibili reti internazionali che ne articolano l’organizzazione”.

Filo rosso che sembra legare il discorso della Zanardo a quello di Palmisano è il riferimento, da parte di entrambi, alle profetiche analisi di Pasolini, di cui è stata proiettata una clip, riguardo alla “omologazione culturale”, processo in atto nella società italiana già a partire dagli anni Sessanta e Settanta, che avrebbe poi trovato pieno compimento nei decenni successivi alla sua morte, toccando l’apice in questi sciagurati anni di governo berlusconiano.

Altro trait d’union tra il discorso di Palmisano e quello della Zanardo è rintracciabile nell’emergere, dalla loro narrazione, di un rapporto di “propedeuticità” tra il consumo di immagini pornografiche in televisione o in rete e la formazione di gusti e preferenze nel consumo reale dei corpi.
E dalla compulsiva fruizione “pedagogica” dell’immagine-corpo pornograficamente segmentata, all’uso e consumo frammentato del corpo femminile prostituito, la distanza è ormai irrisoria.

Marta Carelli

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