I dubbi di Austacio Busto sull’eolico

Intervista al Presidente dell’Archeoclub
L’Archeoclub “Sante Zirioni” di Acquaviva delle Fonti ha preso delle posizioni ben precise sulla questione dei parchi eolici che si vogliono realizzare ad Acquaviva. L’argomento, infatti, è stato inserito tra i punti all’ordine del giorno della riunione tenutasi ieri, 21 marzo, nei locali dell’ala nord di Palazzo De Mari.
L’assemblea si è concentrata, in prima battuta, sulla proposta illustrata dall’architetto Felice De Marinis, vice presidente dell’Archeoclub, di avviare un’azione di coinvolgimento di tutte le associazioni affinché il nostro Comune aderisca al circuito dei Comuni Virtuosi.
La disamina di De Marinis è partita dalla constatazione che si registra in questi ultimi periodi un certo orientamento “sviluppista” ed eccessivamente economicistico nella gestione della cosa pubblica. Tale atteggiamento, ha aggiunto, non tiene conto di un elemento essenziale per le comunità e cioè la qualità della vita dei singoli.
De Marinis ha poi sottolineato che il tema della tutela dell’ambiente non debba essere tenuto separato dagli altri comparti della pubblica amministrazione, focalizzando la sua analisi sulla gestione dei rifiuti, da considerarsi come una risorsa e non nei termini di mero problema.
Si è così passati a discutere del ruolo dell’associazione in relazione al tema dell’eolico. Le parole del presidente, l’archeologo Austacio Busto, non hanno lasciato spazio a dubbi in tal senso.
In che modo l’attuale dibattito sull’eolico si collega alle finalità statutarie dell’Archeoclub?
La realizzazione di due parchi eolici nel territorio di Acquaviva è un argomento che investe in prima persona tutti coloro che amano il territorio nelle sue molteplici manifestazioni, l’archeoclub è quindi impegnato ad approfondire, e quindi a informare tutti, sulle conseguenze dell’impatto sull’ambiente, il paesaggio, la stratificazione archeologica, architettonica e storica delle 28 pale.
L’assenza di particolari vincoli nel nostro territorio significa che il progetto non possa essere comunque impattante?
Sul nostro territorio sono presenti vincoli archeologici, architettonici, paesaggistici, idrogeologici; sono altrettanto note numerose segnalazioni (archeologiche e architettoniche), che in seguito ad indagini potrebbero essere vincolate. Questo significa che laddove le indagini preventive verifichino la presenza di beni nell’area di “influenza” delle pale, queste potrebbero essere necessariamente eliminate o spostate altrove.
A tutt’oggi le “pale” sembrano rispettare le distanze imposte dai vincoli. Bisogna però vedere l’impatto complessivo dell’insieme delle “pale” sul territorio e non quello che accade pala per pala.
Da un punto di vista archeologico il nostro territorio presenta particolari specificità che possano venire compromesse dall’installazione di impianti di grossa taglia?
Il nostro territorio è archeologicamente poco conosciuto, se si escludono gli scavi realizzati a Salentino e presso la masseria Capitolo (scavi di emergenza richiusi dopo una breve indagine), diversi siti pur presenti sul territorio non sono noti alla soprintendenza e nemmeno agli stessi acquavivesi. Questo potrebbe determinare un rischio di distruzione o danneggiamento a prescindere dalla taglia dell’impianto.
In alcune zone del foggiano la realizzazione dei parchi eolici ha consentito agli studiosi di avviare indagini conoscitive finanziate dalle imprese e quindi l’eolico ha avuto una sua utilità. Si è svolto però un accurato lavoro di ricerca sistematica sulle aree interessate dai parchi, per evitare di danneggiare e deturpare l’immenso patrimonio culturale.
Quali iniziative intendete intraprendere con l’Archeoclub per sensibilizzare i cittadini sul tema del rispetto e della valorizzazione dell’ambiente?
La mancanza di conoscenza si supera con l’impegno attivo della cittadinanza e questa si impegna se si sente partecipe e parte integrante.
Vorremmo organizzare, quando il clima lo permetterà, delle “gite-seminario” direttamente sulle aree in cui potrebbero essere dislocate le pale, per constatare dal vivo l’impatto e per conoscere la storia, gli aspetti idrogeologici, le caratteristiche faunistiche e botaniche del territorio interessato. Informare, educare, immergere il cittadino nel territorio/paesaggio che gli appartiene è questo il modo per diffondere una cultura della tutela e per valorizzare il nostro patrimonio.
Quali sono le vocazioni economiche del territorio che possano sposarsi con il tema dell’ecosostenibilità?
Le vocazioni del nostro territorio sono quelle su cui si sta scommettendo da qualche anno nella nostra regione: ambiente, patrimonio culturale, agricoltura, turismo (religioso, enogastronomico, mare, parchi naturalistici). In più le peculiarità del nostro territorio sono il fenomeno delle acque sorgive e la presenza di uno dei più importanti poli sanitari della regione e del mezzogiorno (l’ospedale Miulli). Quindi, alle vocazioni di prima vanno aggiunte acqua e salute.
C’è da chiedersi appunto quanto benessere psico-fisico ed economico apportano 28 pale eoliche a tutta la cittadinanza e quanto invece un investimento e una programmazione amministrativa nella direzione delle proprie naturali vocazioni.
Sergio Carlucci





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C’è da chiedersi quanto benessere psico-fisico ed economico apporteranno associazioni come queste