Marzia Stano: Meccanica e Natura

La cantante degli Jolaurlo ci parla del nuovo disco
È uscito in questi giorni “Meccanica e Natura”, terzo album degli Jolaurlo. Ne parliamo con Marzia Stano, cantante del gruppo.
Dopo un lungo periodo di gestazione finalmente è pronto il terzo album degli Jolaurlo: “Meccanica e natura”. Il coinvolgimento del pubblico è stato fondamentale, ci racconti l’esperienza del “Se noi lo facciamo tu low fai?”
Nei quattro anni che ci separano dal precedente disco sono cambiate tante cose, dal modo in cui la gente ascolta la musica alla maniera in cui comunica. Il punto di arrivo di ogni opera d’arte, discografica, cinematografica è sempre il pubblico, altrimenti la composizione sarebbe un puro esercizio “masturbatorio” fine a se stesso.
Partendo da questo presupposto abbiamo semplicemente invertito l’asse e abbiamo messo il pubblico all’origine del processo invece che alla fine. Non abbiamo fatto un disco per il pubblico, abbiamo fatto un disco con il pubblico, che ha finanziato metà delle spese produttive del disco.
Anche il titolo è stato scelto dal pubblico, giusto?
Esattamente, abbiamo pubblicato un breve pensiero sull’intero disco, sulla sua poetica e sonorità. Poi abbiamo dato dieci possibili nomi che il pubblico ha votato. E’ stata un’esperienza molto divertente e parecchio partecipata. C’è stata una lotta all’ultimo sangue fra due titoli in particolare ed è stato bello osservare come la gente prende a cuore certe cose.
Come mai, secondo te, musicisti considerati meritevoli sono costretti a una gavetta talvolta decennale prima di cominciare a emergere veramente nel panorama musicale?
Dall’uscita del primo disco, per noi è il sesto anno di vita, ma ci siamo formati nel 2001 e quindi potremmo rientrare tranquillamente fra quelle band d’età decennale, che ancora vengono classificate band “emergenti”. Dando per scontato che stiamo parlando di band valide e di spessore, l’emergenza di queste (compresa la nostra) dipende solo dalle vendite dal proprio disco e dai sold out che non puoi fare nei club di tutta Italia, perché il tuo banner non è sull’home page di MySpace per due mesi e il tuo video non passa su MTV sei volte al giorno.
Per avere queste due cose non basta farsi venire delle ottime idee promozionali, devi avere alle spalle delle enormi realtà produttive, inutile prendersi in giro. Conosco miriadi di progetti come il nostro che hanno molto da dire, dieci anni alle spalle di esperienza e i loro componenti fanno almeno altri tre lavori per potersi permettere il “lusso” di portare in giro la propria musica.
In Italia le cose non vanno per niente bene, anche nell’ambito live, i club non ricevono sostegni pubblici e hanno mani e piedi legati da burocrazia, tasse e leggi che limitano la loro attività (vedi la Casa 139 a Milano, locale storico per la musica live, che è stato chiuso poche settimane fa, o il Locomotive di Bologna che è rimasto chiuso tre mesi, perché superava di poco i decibel consentiti dalla legge).
Questi locali, per non andare in contro al fallimento, sono costretti a una programmazione che garantisca una grossa affluenza, così tutto ciò che c’è di nuovo è schiacciato da band e progetti ormai conosciuti, che hanno avuto la fortuna di emergere negli anni ’90 o nei primi del 2000, quando le cose funzionavano ancora un po’ meglio.
C’è un significato particolare dietro la scelta del soggetto in copertina e di questo blu elettrico, che si distacca molto dal giallo-arancio dominante nel precedente “InMediataMente”.
Assolutamente sì. Parlando con metafore cinematografiche, il pulp-rock caldo ed eccentrico di “In Mediatamente” lascia il posto a sonorità più cupe, passionali e ipnotiche di un blu elettrico alla David Lynch.
Ho scelto questa copertina, perché in quello scatto esiste una contraddizione meravigliosa: l’innegabile sensualità di un levigato manichino di plastica, in posa su uno sgualcito divano di pelle vera, vissuta, andata.
Questo nuovo album è caratterizzato da sonorità tipicamente anni ’80, come le linee di basso new-wave e le tastiere dance. Un album diverso dai precedenti. Com’è avvenuto questo passaggio all’elettro-dance? È solo un esperimento creativo oppure una linea che intendete seguire?
Non siamo persone per nulla lineari, lavoriamo e pensiamo in maniera totalmente trasversale. Non sappiamo ciò che succederà dopo, magari faremo un disco lentissimo o addirittura in acustico.
“Meccanica e Natura” ha un sound synth pop e techno punk, che affonda le proprie radici in band come Devo, Depeche Mode, Ultravox, Eurithmics, che fanno parte del nostro dna musicale, tanto quanto ne fa parte il rock, il punk e ritmiche in levare dub o trip hop.
In questo disco abbiamo solo giocato con giocattoli diversi e i muri di chitarre elettriche sono stati sostituiti da poderosi sintetizzatori, la mia voce è meno prepotente che negli altri dischi e si concede momenti più evocativi e di respiro; l’energia resta immutata e il concerto dal vivo ne è la conferma.
A proposito di concerti, che tipo di live proporrete in questo tour?
Ti dico solo che bisogna fare stretching prima di un nostro concerto!
Com’è nata la collaborazione con gli Stereo Total?
Ma non dirmi che non lo sapevi… Françoise, la cantante degli Stereo Total, è mia cugina, e dato che lei è una grandissima amante delle orecchiette alle cime di rapa, mi ha telefonato dicendomi che se le insegnavo la ricetta, ci avrebbero portato con loro in giro per il tour nazionale.
Nella canzone “In movimento”, contenuta nell’album “InMediataMente”, parlando della nostra generazione dici “della pace i genitori, della guerra siamo i figli”, parole quanto mai attuali visto ciò che accade nel Mediterraneo in questi giorni. Tu cosa pensi in proposito?
Le guerre non sono mai finite, era vero quando l’ho scritto e parlavo della guerra in Iraq, è stato vero prima di scriverlo quando da piccolina partecipavo alle manifestazioni e fiaccolate contro la guerra nel golfo, purtroppo temo sarà vero sempre.
Andiamo alle manifestazioni contro la guerra, lanciamo comunicazioni sul web e cerchiamo a modo nostro di partorire messaggi di pace, ma siamo cresciuti studiando la storia e la geografia, nient’altro che il susseguirsi di guerre, crociate, battaglie, conquiste, colpi di stato e cambiamenti degli assetti geografici in seguito alla conquista di territori e prevaricazioni di alcuni popoli su altri.
Io credo solo che le bombe chiamino altre bombe e che tutti i dittatori, compreso Gheddafi, siano affetti da una grave malattia, pericolosa, contagiosa e mortale che si chiama “delirio di onnipotenza” e porta l’essere umano ad allontanarsi sempre di più dal suo essere semplice, buono, intelligente e solidale come potenzialmente potremmo essere tutti.
Tiziana Temerario





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