In nome del padre

La Redazione

Venerdì la presentazione del libro del Prof. Giuseppe Tribuzio

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Giuseppe Tribuzio, docente di Sociologia presso l’Università degli Studi di Bari, presenterà il suo ultimo libro, “In Nome del Padre. Aspetti sociologici della carenza di autorità e nuove prospettive per una scuola educante”, venerdì 11 marzo 2011 alle ore 17:30, nella Sala Conferenze di Palazzo De Mari ad Acquaviva delle Fonti.

L’incontro è organizzato dal Comune e dall’Associazione Permanente di Solidarietà di Acquaviva delle Fonti e sarà introdotto dal Dott. Vito Romanelli, pediatra e vice presidente dell’Associazione Permanente di Solidarietà. Dopo i consueti saluti istituzionali seguiranno gli interventi della Prof.ssa Eide Spedicato Iengo, docente di Sociologia dell’Università degli Studi di Pescara-Chieti, e del Prof. Francesco Bellino, docente di Filosofia Morale dell’Università degli Studi di Bari.

Il Prof. Tribuzio vanta già numerose pubblicazioni come “L’educazione che non c’è. Un’analisi sociologica dei processi educativi nella società globale della conoscenza” (Levante Editori, 2006) e “Le sfide dell’Asia, modelli educativi a confronto” (Il Cerchio, 2003), scritto in collaborazione col criminologo Francesco Sidoti e vincitore del prestigioso “Lo Stilo d’oro”, XIV premio nazionale di pedagogia e didattica “R. Laporta” di Pescara.

Per molti anni, attraverso l’insegnamento del judo, Giuseppe Tribuzio ha cercato di diffondere presso la gioventù acquavivese valori sani, ma purtroppo oggi quasi perduti, come lo spirito di sacrificio, il senso del dovere, ecc. Laureatosi in Scienze Politiche, è da molto tempo docente di Sociologia all’Università di Bari; per l’esattezza si occupa di Sociologia dell’Educazione, Sociologia dei Processi Economici e Sociologia dell’Ambiente e del territorio. Inoltre, in qualità di esperto educatore, da anni è impegnato nella formazione di insegnanti di ogni ordine e grado su tematiche come la devianza e il disagio giovanile.

«Questo volume non è convenzionale e non corrisponde ai canoni del politicamente corretto. A partire da un discorso sulla scuola, sottolinea l’importanza di concetti che secondo alcuni sarebbero fuori moda: doveri, regole, disciplina, autorità, responsabilità. Sono tematiche sulle quali insisto da anni e che non sono peregrine sul piano internazionale. … Uno dei momenti più felici di questo volume è il confronto tra le parole agli studenti italiani del nostro Presidente della Repubblica e le parole agli studenti americani del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico. Il nostro Presidente è un grande e stimatissimo rappresentante della migliore cultura politica italiana; ma le sue parole rispecchiano una tradizione che sui temi dell’educazione può essere integrata e migliorata alla luce di vari avvenimenti istituzionali e culturali.» [dalla presentazione del Prof. Francesco Sidoti, Università degli Studi di L’Aquila]

«L’equilibrio, la chiarezza e la competenza sono le qualità di questo testo. Ma anche l’anticonformismo, mi sembra, ben si attagli alle sue pagine. Il motivo è tanto semplice quanto evidente. Nei capitoli che lo compongono vengono infatti messe a tema alcune parole “orfane” come educazione, responsabilità, regola: tali perché naufragate in un’assoluta perdita di corrispettivo nella realtà di questa nostra società inquieta, contraddittoria, impaziente, frettolosa, mediatica, globalizzata che sogna, per dirla con Franco Frabboni, “l’alba di un’umanità di serie, replicata come i bulloni di una catena di montaggio: una donna e un uomo dalla mente asfaltata e dal cuore liquido” […]. Tuttavia, l’esemplarità di pensiero che emerge dal libro di Tribuzio non sta solo nei suoi contenuti, quanto nello stile, fermo e insieme garbato, con cui si offre al lettore. Uno stile che in modo molto efficace insegna a leggere correttamente l’incertezza dei nostri tempi dissonanti e confusi; invita ciascuno a partecipare alla costruzione di “quella cosa fatta di stracci e toppe chiamata civiltà”, come diceva Lowie; chiama ad azioni di autocritica; attribuisca alla scuola (quella del “modello integrato”, beninteso) un ruolo prioritario in quel grande discorso che gli uomini dovrebbero fare con se stessi e su se stessi.» [dalla prefazione della Prof.ssa Elide Spedicato Iengo, Università degli Studi di Chieti]

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