Medioevo storico e medioevo immaginario

Giuliano Pallotta

I Castelli Medievali di Raffaele Licinio

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Dopo numerosi premi regionali e nazionali, il libro del prof. Licinio Castelli medievali. Puglia e Basilicata: dai Normanni a Federico II e Carlo I d’Angiò approda ad Acquaviva per una presentazione che percorre i limiti della recensione, sfociando inevitabilmente nella discussione secolare che contrappone la storia a quella che da sempre, forse erroneamente, è considerata sua ancella, nonché schiava, l’archeologia.
L’incontro, svoltosi il 2 marzo, è stato promosso dall’associazione “Novart” di Acquaviva, presieduta da Antonella Colaninno, e dal “centro studi Normanno Svevi dell’università degli studi di Bari”.
Location di questa serata, l’aula nord di Palazzo de Mari non poteva accogliere in maniera migliore gli enunciati del dott. Austacio Busto e dell’autore del libro in questione Raffaele Licinio, esponenti rispettivamente della materia archeologica e di quella storica. I presenti, rapiti dalla retorica e dall’arte oratoria dei due “patteggianti” hanno mostrato interesse per la materia trattata in quanto stimolo di curiosità, nonché svelatrice di “leggende metropolitane” e falsi miti.
Il libro in questione apparve, in realtà, per la prima volta anni fa; questa edizione si presenta ricca di nuovi particolari, integrata con un saggio di Castel del Monte e ampliata con cartine di localizzazione geografica.
Dopo una breve introduzione dell’Assessore alla Cultura Dott.ssa Francesca Pietroforte, prende la parola il Prof. Pasquale Cordasco, docente presso l’università di Bari; intervento mirato, volto a rievocare le verità storiche dell’incastellamento durante il Medioevo.
“Questo processo d’incastellamento”, per rifarsi a un’osservazione della Dott.ssa Colaninno, “rappresenta le colonne portanti del governo centralizzato dell’antica società feudale”.
Segue questa breve introduzione, la proiezione del filmato “l’epigrafe svelata”, sfruttata come aggancio perfetto dall’archeologo Austacio Busto, il quale sottolinea la complementarietà della sua disciplina con quella storica; altro nodo centrale dell’argomentazione è la mercificazione, degli ultimi anni, dei fatti storici.
Il punto è che questi fatti storici vengono considerati tali, mentre invece appartengono spesso a leggende tradizionali. Si avverte dunque la necessità di un rigoroso metodo scientifico nell’analisi storica, al fine di sfatare questi miti o almeno di non “urtarci contro”.
Rappresentante della corrente storica, il prof. Licinio difende le tesi e i concetti principi del suo capolavoro, invitando i lettori a una particolare attenzione per non “cadere nella trappola” delle facilonerie scientifiche che danno spesso un’immagine sfuocata, se non distorta, della storia.
L’autore conclude con la speranza di una maggiore focalizzazione da parte di ogni lettore sul valore della storia, giacché ognuno di noi deve considerarsi “figlio ed erede delle sue tradizioni”.

Giuliano Pallotta

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