La testimonianza di Varini, partigiano deportato a Dachau

Ivana Morgese
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di Ivana Morgese

Venerdì 4 febbraio 2011, alle ore 18.30, presso la sala conferenze nell’Ala Nord di Palazzo De’ Mari di Acquaviva delle Fonti, i Lions Club di Cassano delle Murge e “Pura Defluit” di Acquaviva delle Fonti hanno commemorato la Shoah con un meeting interclub, intitolato “Il Giorno della Memoria”, per tenere sempre vivo l’atroce ricordo delle deportazioni durante la seconda guerra mondiale.
La prima relatrice della conferenza è stata Maria La Simone, appartenente al Lions Club di Altamura. La Simone ha introdotto il tema portante del meeting, affermando che il suo scopo era quello di rievocare gli orrori della Shoah attraverso la testimonianza di un sopravvissuto, il partigiano Franco Varini. «Non dobbiamo dimenticare, ma occorre, oggi come allora, ricordare per mantenere viva la memoria delle sofferenze di tutta la gente che visse in prima persona l’incubo della deportazione per mano dei nazisti. La memoria del passato è un nostro dovere», ha affermato con commozione La Simone a conclusione del suo intervento.
A prendere parola è stata poi Francesca Pietroforte, Assessore alla Cultura di Acquaviva delle Fonti, che ha esordito affermando di voler realizzare, presso tutti gli istituti scolastici del paese, una serie d’incontri intorno al giorno 27 Gennaio, ossia la “Giornata della memoria”, al fine di non perdere il senso di questa come di tante altre celebrazioni e, soprattutto, di non restare “anestetizzati” dinanzi al dolore, come se fosse un qualcosa di ormai lontano che non ci tocca più. Al contrario, è necessario riviverlo attraverso le varie testimonianze che ci vengono offerte, per non dimenticare. «Ebbene, è questo lo scopo della celebrazione», ha concluso l’Assessore Pietroforte.
A questo punto ha conferito il Prof. Osvaldo Buonaccino D’Addiego, docente di storia presso L’ITC “Sandro Pertini” di Turi, che da molti anni è impegnato nel delicato compito di sottolineare l’importanza della memoria storica attraverso l’ascolto dei testimoni degli orrori del ventesimo secolo.
Il professore ha esordito sostenendo che «i ragazzi devono conoscere per non dimenticare», sottolineando appunto l’importanza del sapere, dell’essere consapevoli e, dunque, del non restare all’oscuro delle vicende riguardanti la shoah. «La Germania nazista perseguì un progetto omicida, col lucido scopo di eliminare completamente una razza, quella ebrea, ma non solo. Tutte le minoranze razziali e gli oppositori politici furono perseguitati con una crudeltà talmente fredda e spietata da sembrare quasi inverosimile per degli esseri umani. Eppure tutto ciò è accaduto, ed è successo proprio in Germania, nazione da sempre illuminata da grandi maestri e pensatori come Kant, Beethoven o Hegel».

Dopo che tutti i relatori hanno introdotto l’argomento e ognuno di loro ha approfondito vari aspetti del tema, è arrivato finalmente il momento di passare la parola a Varini, che aveva seguito attentamente tutto ciò che era stato detto finora. Ma adesso toccava a lui esporre quello che in prima persona ha vissuto, il suo dolore, il suo calvario.
Franco Varini è nato a Bologna il 5 Agosto del 1926 ed entrò nella resistenza quasi casualmente, ma dopo un breve periodo fu inquadrato in una formazione partigiana, la quinta brigata Otello Bonvicini divisione di Bologna, nella quale militò fino a quando su delazione fu arrestato l’8 luglio 1944.
Quel maledetto giorno stava lavorando nella cantina di un bar quando dei militi della Brigata Nera lo vennero a prendere e lo portarono in un ufficio dove un maresciallo delle SS lo interrogò brutalmente per tre giorni, chiedendogli se facesse parte o meno della resistenza; Varini negava e da lì iniziarono le percosse. Era picchiato talmente forte che vacillava e pensava di non uscire vivo da quel posto.
Il partigiano ha proseguito con la sua testimonianza dei campi di concentramento. Fu deportato dapprima nei lager nazisti italiani a Fossoli e a Bolzano, poi in quelli d’oltralpe di Flossenbürg, Augsburg e Dachau, ed è proprio a Dachau che tra la fine di Aprile e gli inizi di Maggio avvenne la sospirata liberazione da parte dell’armata di Patton durante una marcia della morte.
Lui, un semplice ragazzo bolognese di diciassette anni e mezzo, con una grande paura di morire ma con un’ancora più grande voglia di continuare a vivere – non un eroe, ma un ragazzo come tanti – fu costretto a vivere le atrocità dei lager, a vedere la morte ogni giorno, a sopportare tutte le fatiche, le umiliazioni e il dolore che i nazisti infliggevano a questi uomini.
Ed ecco la parola chiave: “uomo”, ma in quei luoghi i prigionieri non erano considerati tali ed erano trattati alla stregua di bestie, se non peggio.
Siamo dunque dinanzi alla “disumanizzazione dell’uomo”, perché era questo che avveniva in quei campi dell’orrore, era questo che quotidianamente lui e tutti gli altri sventurati imprigionati nei lager erano costretti a sopportare.
La testimonianza è stata toccante e Varini a stento è riuscito a trattenere l’ancora viva e palpabile commozione. Tutte le privazioni vissute, tutti i maltrattamenti e le umiliazioni subite non si possono scordare; vivono ancora in lui e non lo abbandoneranno mai.
Noi, tutti noi, nel nostro piccolo non possiamo dimenticare, dobbiamo ricordare la Shoah, ed è importante non farlo solo nel giorno della sua celebrazione, ma in tutti i giorni della nostra vita, perché niente di queste memorie vada perso, affinché non accada mai più un’atrocità del genere. Non possiamo dimenticare, lo dobbiamo a noi stessi e alle generazioni che verranno.

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Commenti

  • bonaparte1789 (utente non verificato)

    Qualcuno Potrebbe andare a VEDERE nell’archivio Comunale , quanti Ebrei , furono perseguitati ad Acquaviva delle Fonti ?
    Fascisti e Nazisti , e tutte le persone che sostennero questi regimi , Sono da considerare Colpevoli dell’omicidio , di Bambini , donne , e Uomini .