Ricette d’Autore al Club 1799

di Marta Carelli
Interessante e dilettevole il terzo e ultimo appuntamento degli eventi letterari “Incontri con gli Autori”, organizzati da Maria Grazia Bonavoglia e Carlotta Susca.
L’iniziativa, intitolata “Ricette d’Autore”, tenutasi presso il “Club 1799” e realizzata con la collaborazione dell’Associazione culturale “Cafè 1799” e dei Presìdi del Libro, ha visto la partecipazione di: Vito Signorile, autore di “Ce se mange iòsce? Madonna ce ccròsce! (Che si mangia oggi? Madonna che croce!). Le tradizioni gastronomiche baresi raccontate da un buongustaio”, edito da Gelsorosso, e Vittorio Stagnani, che ha presentato “I racconti della pentola. Storie per donzelle e cavalieri di gola”, pubblicato da Progedit. Al dibattito hanno preso parte anche gli editori Carla Palone (Gelsorosso) e Gino Dato (Progedit). Immerso nell’accogliente e conviviale ambientazione del “Club 1799”, il curioso ed attento pubblico è stato man mano traghettato, dalla coinvolgente vena affabulatoria dei due autori, nel mondo della gloriosa tradizione culinaria locale, in un mondo fatto di sapori ed odori che, attraverso i divertenti aneddoti riportati da Signorile e Stagnani, sembrano armonicamente rincorrersi tra passato e presente, in una piacevole altalena di ricordi e sensazioni.
“Che dobbiamo cucinare oggi?”. È questa la semplice domanda, che sicuramente quasi tutti noi abbiamo sentito più di una volta pronunciare alle nostre nonne ed anche alle nostre madri, dalla quale è partito l’attore buongustaio Vito Signorile all’inizio del proprio viaggio nella tradizione culinaria barese, per poi approdare ad una altrettanto semplice risposta. Con la sua consueta verve, Signorile ha spiegato: “Dopo tante ricerche sui costumi baresi, ho scoperto che tutta ‘sta croce non c’era”. Nella nostra tradizione, ogni giorno della settimana, ci ha ricordato l’autore, è infatti contrassegnato da un piatto specifico e, quindi, il problema alla fine non si pone. “Io mi sono limitato a ricatalogare queste giornate rispettando la tradizione”, ha specificato Signorile ed ha aggiunto: “Mi sono divertito a giocare con questo libro come faccio con uno spettacolo”. Un gustoso percorso all’interno della tradizione, dunque, tra panzerotti e tiella di patate, riso e cozze, piatto quest’ultimo, accompagnato dall’eterno dilemma: con o senza zucchine?
Ugualmente mosso dalla passione per la propria terra, la Puglia, e per la tradizione culinaria che la contraddistingue, è Vittorio Stagnani, il quale ha rivelato di essere per metà romagnolo e che suo padre, di Forlì, gli preparava i “turtlen”. Non è difficile, quindi, immaginare come nell’immaginario culinario di Stagnani, la tradizione romagnola abbia positivamente contaminato la tradizione pugliese e viceversa. A “donzelle” e “cavalieri di gola”, servendosi di un registro che fecondamente oscilla tra realtà e fantasia, Stagnani racconta nel suo libro la sua passione per la cucina, tracciando un piacevole itinerario tra le ricette più rinomate della tradizione pugliese.
Un viaggio divertente e anche un po’ magico, dunque, questo incontro letterario, un viaggio che ci ricorda che la cucina non è solo e semplicemente cucina e che l’amore per la propria terra e le tradizioni culinarie ad essa legate è amore per la vita e fondamentale antidoto alla spersonalizzante e totalitaria omologazione attuata dalle multinazionali della ristorazione “fast food”.





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