Conversazione con Tonino Santamaria

Mimmo Ferrante

Una risorsa (inascoltata) al servizio di Acquaviva

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Vito Antonio Santamaria, classe 1954, per tutti Tonino, presidente del COFIDI Puglia, ha gentilmente risposto alle nostre domande, concedendosi in una lunga intervista. Tonino Santamaria è un ex amministratore del Comune di Acquaviva e, quindi, conosce bene tutte le sue problematiche. Egli è anche un conoscitore del mondo delle imprese, facendo parte del CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) dal 1978. E’ stato Consigliere Comunale, Assessore, Vice-Sindaco e, per un breve periodo, anche Sindaco, nel 1996.
Dopo l’eserienza politica si è dedicato alla creazione del COFIDI Puglia, oggi il più grande consorzio FIDI del meridione, con oltre 9.500 imprese associate. Un punto di riferimento sicuro sia per le imprese che per gli istituti bancari, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, in cui le banche hanno chiuso i rubinetti del credito. Il COFIDI sta crescendo sempre di più; è ormai un intermediario finanziario, equiparato a una BCC, e sicuramente giocherà un ruolo importante anche quando la crisi sarà passata e occorrerà finanziare la ripresa economica.

Vuole spiegare ai nostri lettori cos’è esattamente il COFIDI?
Il COFIDI (Consorzio Cooperativa Artigiani Fidi) è una cooperativa di Imprese Artigiane e Piccole e Medie Imprese, costituitasi nel 1996 a seguito della fusione di cinque Cooperative Artigiane di Garanzia.
Oggi sono le stesse banche che ci inviano le imprese, quando queste richiedono loro dei finanziamenti che le stesse non sono in grado di erogare o perché non sono state presentate abbastanza garanzie o perché la crisi non consente loro di fornire determinate somme.
Il COFIDI Puglia ha circa 30 milioni di euro di patrimonio, che fungono da garanzia in caso di eventuale default da parte delle imprese. Grazie ai nostri strumenti, inoltre, siamo in grado di ristrutturare i debiti, trasformandoli da debiti a breve termine in debiti a medio-lungo termine, dando così liquidità alle imprese in questo momento difficile. Da una parte, quindi, forniamo le necessarie garanzie e dall’altra abbassiamo anche i costi del credito ottenuto presso le banche, che diventano uguali a quelli di cui godono le imprese del nord. Si crea così un meccanismo virtuoso, che crea una rete protettiva per le imprese in difficoltà.

Il vostro impegno è anche rivolto contro fenomeno come l’usura e il racket.
Sì, noi gestiamo già da diversi anni i fondi anti-usura nazionali e da due anni anche quelli regionali. Nel tempo abbiamo garantito finanziamenti preventivi (non quindi alle imprese già usurate, ma a quelle a rischio usura) di circa quattro milioni e mezzo di euro a circa duecento aziende, che sono state così salvate dall’usura. Le imprese che non riescono ad accedere al credito delle banche o che sono state protestate possono accedere a questi finanziamenti, che arrivano fino a un massimo di trentamila euro. È un’ulteriore rete di salvataggio per le imprese.
Il protocollo d’Intesa tra l’Associazione Provinciale Antiracket Antimafia di Molfetta e il COFIDI Puglia, che verrà firmato venerdì 10 dicembre presso la sede di Bari del COFIDI, non è altro che l’ufficializzazione di un rapporto di collaborazione, il quale intercorreva in realtà già da lungo tempo, ma non era ancora stato formalizzato.
Abbiamo rapporti anche con l’associazione antiracket dei Santi Medici Cosma e Damiano e io stesso sono vicepresidente dell’associazione antiracket del Comune di Bari, nonché componente dell’Osservatorio Regionale sul fenomeno presso la Prefettura di Bari

Secondo lei, a che livello sono diffusi ad Acquaviva delle Fonti i fenomeni del racket e dell’usura?
Che esistano non si può negarlo, ma non sono in grado di quantificarne l’entità. Posso dire, però, che anche ad Acquaviva – grazie, purtroppo, sia alla crisi economica che alla mancanza di cultura del dialogo con le istituzioni e con il mondo dell’associazionismo – questi fenomeni hanno delle opportunità di crescita.
Noi continuiamo a lavorare nell’ombra. Solo quest’anno abbiamo garantito finanziamenti di oltre cinque milioni di euro destinati alle imprese acquavivesi. Abbiamo notato, però, che molte di queste aziende non vogliono poi che si sappia in giro che si sono rivolte al COFIDI, né si presentano negli incontri ufficiali. Preferiscono non esporsi pubblicamente. E parlo anche di imprese grandi con decine e decine di dipendenti, che sono insediate nella zona industriale di Acquaviva.

Da tempo si è impegnato molto per il rilancio del tessuto socio-economico acquavivese, lamentando spesso, però, di non essere stato consultato né ascoltato da chi di dovere e, paradossalmente, di essere molto più apprezzato altrove (anche fuori regione) che nel tuo paese natale. Quali sono le prossime iniziative su cui sta lavorando e come pensa che si possa uscire dalla decadenza in cui da anni ormai sta sprofondando Acquaviva?
Preferisco evitare le polemiche e avere, come sempre, un atteggiamento più costruttivo e propositivo. Non riesco a capire, però, il “silenzio” anche da parte di questa nuova Amministrazione, che – visto il mio passato – ritenevo forse più vicina alla mia collocazione politica. Alle nostre varie proposte, infatti, non viene risposto assolutamente nulla da parte del Comune.
Faccio un esempio. Il dieci giugno scorso organizzammo presso la Sala Convegni Montazzì, un convegno intitolato “Oltre la crisi, insieme per lo sviluppo del territorio”. In quella sede proponemmo la costituzione nel nostro paese di un Polo industriale del Riciclo, utilizzando tecniche nuove. Questo è il futuro dell’economia.
Abbiamo proposto all’Amministrazione la realizzazione di un’area, dove sia imprese già esistenti che start-up di nuova formazione potrebbero riciclare vari tipi di rifiuti come batterie esaurite, pneumatici usati, elettrodomestici vecchi, computer e così via. Oggi viene fatto dalle imprese del nord: perché non possiamo farlo invece in loco?
Il problema è, come al solito, la mancanza di un’area dove realizzare questi progetti, alcuni dei quali già a buon punto. Ci sarebbe l’area di ampliamento del PIP che potrebbe essere utilizzata. Non dimentichiamo che la nostra zona industriale gode di una location strategica invidiabile e che molte imprese potrebbero avere interesse e vantaggi dallo stabilirsi qui.
Non abbiamo avuto nessuna risposta e il dramma è che sono passati mesi e il bando per ottenere i fondi messi a disposizione dal governo (cento milioni di euro) si apre domani nove dicembre. Ormai è chiaramente troppo tardi per parteciparvi. Per fortuna ci saranno altre opportunità in futuro, ma non si può andare avanti così, senza alcuna disponibilità da parte del Comune.
Per dirne un’altra, il trenta luglio abbiamo presentato la 6^ edizione di Matching, “Conoscere per crescere – To Know, To Grow”, si è svolta dal 22 al 24 novembre nella Fiera Milano e costituisce un’occasione unica per gli imprenditori alla ricerca di potenziali clienti. Noi del COFIDI Puglia ci siamo andati insieme a Mediterranea Rete Imprese e quel giorno abbiamo detto al Sindaco Squicciarini che se c’erano imprese locali anch’esse interessate a partecipare, eravamo disponibili a ospitarle all’interno del nostro stand.
Anche questa volta non abbiamo avuto risposte da parte del Sindaco. Sono venuti con noi solo i rappresentanti di Teorema e dell’Ospedale Miulli.
Nei prossimi mesi indiremo ad Acquaviva una presentazione ufficiale del nostro progetto sul Polo del Riciclo. Se non ci saranno neanche questa volta risposte immediate, saremo costretti a rivolgerci ai Comuni vicini.

Lei fa riferimento ai suoi rapporti “difficili” con l’attuale Amministrazione comunale. A questo proposito, da più parti la stessa è stata accusata di “continuismo” con la vecchia Amministrazione, nonché d’inerzia. La difesa, più volte sollevata da parte del Sindaco e dei suoi collaboratori, è stata quella del rispetto del Patto di Stabilità, che di fatto ha finora legato le mani alla nuova Giunta.
Questa motivazione però non si potrebbe addurre nei confronti dei tanti progetti da lei proposti, che sarebbero a costo zero per le casse comunali e porterebbero solo vantaggi in termini di sviluppo e occupazione.
Crede di poterci fornire un suo giudizio sui primi mesi della Giunta Squicciarini? Ritiene sia fondata l’accusa mossa da più parti d’impreparazione da parte dei “giovani” giunti adesso alle leve del potere?

Io sono sempre stato a favore dei giovani in politica, ma è giusto che i giovani vadano a scuola, perché nessuno nasce imparato. Non ci si può improvvisare amministratori, senza conoscere le leggi e il funzionamento della macchina amministrativa. È chiaro che i giovani hanno bisogno di tempo per imparare. Il problema è che Acquaviva non si può permettere di sprecare altro tempo, perché ogni giorno che passa fa un passo indietro. Sarebbe stato meglio fare un mix di gioventù ed esperienza.

Il rispetto del Patto di Stabilità è in effetti una palla al piede, ma ci sono mille opportunità che non sono condizionate da questo problema, perché non sfruttarle?
Faccio un altro esempio. Potremmo ristrutturare i debiti del Comune, passandoli dal breve al medio-lungo termine e facendo così risparmiare alle casse comunali qualche centinaia di migliaia di euro circa l’anno. Soldi che sarebbero molto preziosi in questi tempi di crisi e ristrettezze. La proposta, ovviamente, non ha avuto alcuna risposta. Come Amministratore ho già fatto questa ristrutturazione personalmente nel 2006. Non capisco perché non si la faccia anche adesso.
L’unica cosa che mi viene in mente è che questo blocco dell’attività amministrativa sia dovuto a una serie di veti incrociati all’interno della maggioranza e che alcuni di questi veti interessino anche la mia persona.
Evidentemente, per qualcuno sono troppo ingombrante e, visto il mio attivismo, si teme un mio ritorno in politica, anche se ho già detto in più occasioni che ho abbandonato la politica da dieci anni e non ho intenzione di ricandidarmi, né a livello comunale né a livello regionale o addirittura nazionale, nonostante continuino ad arrivarmi proposte in tal senso.
Io mi considero una risorsa al servizio del Paese. Mi ero messo a disposizione di Pistilli, mi sono messo a disposizione di Squicciarini. Ma se la risposta è il silenzio o non vengo invitato agli incontri in cui come associazione potrei dare un grande contributo, sicuramente c’è qualcosa che non va.
È giusto dare il tempo necessario alla nuova Amministrazione per fare qualcosa, ma almeno qualcosa lo deve fare. Non mi risulta che lo stia facendo, augurandomi che sia solo un difetto di comunicazione.

Abbiamo parlato di politica. Lei hai militato a lungo prima nel PCI e poi nel PDS e suo padre prima di lei è stato uno dei padri nobili del PCI acquavivese. Che rapporti intrattieni oggi con il PD e cosa ne pensi dell’attuale gestione? Condividi l’osservazione fatta da Austacio Busto in una recente intervista che esso si sia ormai snaturato e democristianizzato?
Non ho più la tessera di un partito dall’ormai lontano 2000, e quindi non sono entrato né nei DS, né nel PD. In questi anni ho preferito impegnarmi su altri fronti. È chiaro che sto da quella parte. È chiaro che voto da quella parte. Ma in totale libertà.
I miei rapporti col partito democratico? Sono gli stessi che ho con l’Amministrazione. Ogni tanto mi chiedono dei consigli, ma poi preferiscono fare da soli. Spesso sbagliando. Anch’io ho partecipato alla stesura del programma di Squicciarini, anche se non compaio perché ho preferito non comparire.
Certo io non mi rivedo in questo partito, che non ha più valori ed è alla mercé di non so che cosa e in cui è impossibile dialogare. È un partito che si è snaturato: non da oggi, ma già dal 2000.
Io e mio padre, complessivamente, siamo stati mezzo secolo in Consiglio Comunale. Se c’è un cruccio che ho, è quello di non essere riuscito a trasmettere la mia esperienza e il mio sapere ai giovani. Ma con l’attuale dirigenza del PD non c’è la possibilità di dialogo.

Cosa ne pensa del nuovo regolamento della zona PIP, criticato in Consiglio Comunale dalle opposizioni perché sarebbe stato redatto senza consultare le associazioni di categoria e le imprese locali?
Io sono molto critico verso questo regolamento e confermo l’accusa. Non siamo stati consultati. Il 26 giugno scorso siamo stati convocati per il primo luglio dall’Assessore Casucci, che richiedeva anche eventuali proposte di modifica.
Purtroppo avevo già un impegno inderogabile a Roma lo stesso giorno e scrissi all’assessore, avvertendolo di ciò e comunque avvisandolo che, prima di realizzare una nuova stesura del regolamento, era meglio sanare la situazione già esistente.
Inoltre, eravamo stati convocati sia per il nuovo regolamento per l’assegnazione delle aree PIP e sia per il nascente Consorzio della Z.I. Le due cose erano in contraddizione tra loro, giacché si prevedeva che sarebbe stato il Consorzio ad assegnare le aree. Che senso aveva più, allora, il regolamento comunale?
Non ho avuto risposta alcuna a questa lettera inviata all’Assessore Casucci e nei giorni scorsi ho appreso a mezzo stampa che nell’O.d.G. dell’ultimo Consiglio Comunale era per l’appunto prevista l’approvazione del nuovo regolamento. Scritto senza sentire il parere di nessuno e che né io né altri abbiamo avuto ancora modo di leggere, poiché la famosa riunione del primo luglio andò praticamente deserta.
Per l’ennesima volta è venuta a mancare sia la democrazia partecipata e sia la trasparenza di cui si è tanto parlato in campagna elettorale.
Oggi nella zona PIP ci sono almeno dieci opifici con abusi edilizi. Segnalati uno per uno. In alcuni lotti agiscono addirittura imprese fantasma.
C’è da mettere ordine alle assegnazioni e da realizzare una bonifica.
È assolutamente prioritario, come da me scritto in quella lettera a Casucci, sistemare prima tutte queste situazioni irregolari, sanandole.
Tutto questo è stato già denunciato in Consiglio Comunale nella passata legislatura dall’ex Consigliere del PD Luca Dinapoli. Perché dopo un anno e mezzo la posizione del PD è cambiata?
Inoltre, a seguito di quella denuncia, i vigili urbani controllarono uno per uno tutti gli opifici della zona PIP. Nessuno però ha mai saputo i risultati di questa indagine.
Non sanare queste situazioni vuol dire continuare a tenere sotto scacco le imprese di Acquaviva, lasciandole alla mercé dei potentati politici oppure di un pazzo qualsiasi che un giorno si sveglia e decide di denunciare le irregolarità presenti. Con esiti drammatici per le imprese e l’occupazione.

Perché da qualche anno non si tiene più la “Mostra Mercato dell’Artigianato” presso la Scuola De Amicis?
È nato tutto da una diatriba con l’ex Sindaco Pistilli, che nel 2008 ridusse l’abituale contributo comunale (riferito alla precedente Mostra del 2007, l’ultima tenutasi ad Acquaviva) da 1.500€ a soli 500€, a fronte di circa 25-30.000€ di spese complessive. Contributo arrivato con un anno di ritardo.
Non avevamo bisogno di quei soldi, ma non gradii assolutamente quel “segnale”. Preferii quindi dare in beneficienza i 500€ e non realizzare più la Mostra del 2008.
Il Sindaco dette la colpa di tutto alla mancata autorizzazione da parte del nuovo direttore scolastico della De Amicis. Chiesi personalmente chiarimenti al dirigente, che smentì tutto e auspicò anzi che la Mostra venisse nuovamente realizzata.
Amareggiato, preferii abbandonare tutto, per non consentire più al Sindaco di mettersi la medaglia sul petto, quando poi di fatto non ci agevolava neppure per quanto riguardava la SIAE o le affissioni pubbliche.
La Mostra Mercato dell’Artigianato si teneva a luglio per cinque giorni, ma io, la mia famiglia e i miei amici ci lavoravamo fin da gennaio. Alcune imprese, come Montazzì, sono nate nella nostra Mostra Mercato. La Nettis ha acceso lì il gas per la prima volta, donando l’impianto al Comune.
Era un’iniziativa di cui non si è voluta capire l’importanza, visto che ha agito da incubatrice per molte imprese e ha permesso ad altrettante di incrementare il proprio business. Era una vetrina per molte attività, acquavivesi e non, che potevano così farsi conoscere dalla cittadinanza.
Opportunità come questa dalle nostre parti non ce ne sono più o hanno finalità diverse: sono organizzate a scopo di lucro, chiedendo alle imprese quattro volte di più e facendo pagare anche il biglietto d’ingresso ai visitatori. Noi lo facevamo spinti solo dalla passione e la nostra unica gratificazione era vedere la soddisfazione delle imprese.
Pistilli minacciò di realizzarla lui la nuova Mostra Mercato. Non c’è mai riuscito, perché non si rendeva conto dell’enorme lavoro organizzativo che c’era dietro.
Questo ormai è per me un altro capitolo chiuso, ma se c’è qualcuno di buona volontà che vuole realizzarla di nuovo siamo disposti a fornirgli il nostro know-how e i nostri contatti, in maniera assolutamente gratuita.

Mimmo Ferrante

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