Come salvare Acquaviva?

Mimmo Ferrante

Continua la conversazione con Austacio Busto

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Continua la lunga ed interessante conversazione con Austacio Busto.

Grazie alla creazione nel giugno scorso del gruppo su Facebook “Acquaviva da Salvare”, sei riuscito a ottenere l’attenzione degli organi di stampa locali, nonché dell’Ufficio Tecnico Comunale, sulla chiesetta di Salentino e l’annessa villa con piscina. Vuoi riassumerci la storia di questo “caso”?
Innanzitutto, essendo un archeologo ho un’attenzione particolare per tutto quello che di archeologico sussiste nel nostro territorio e in secondo luogo la mia passione per l’archeologia è nata proprio a metà degli anni ’70, quando frequentavo le scuole medie e a Salentino si stavano compiendo i primi scavi archeologici, a seguito della costruzione di un serbatoio dell’AQP.
Gli acquavivesi sapevano, grazie alla tradizione orale, che Salentino era il “paese prima di Acquaviva”, ma i lavori dell’AQP fornirono le motivazioni per condurre finalmente degli scavi archeologici veri e propri. Un gruppo di cittadini che si occupava di ricerche archeologiche e ruotava attorno alla Biblioteca Comunale, tra cui Achille Signorile, Sante Zirioni, Vito Gentile e Franco Chiarulli, avvisò la Soprintendenza della situazione.
Furono trovate tracce dell’abitato peuceta e l’area di Salentino fu sottoposta a vincolo archeologico.
Successivamente, negli anni ’80, l’Amministrazione Comunale pensò di realizzare a Salentino un parco archeologico, per cui furono recuperati dei fondi (circa 800 milioni), somme che servivano all’esproprio delle aree. Ma purtroppo gli interessi privati erano troppo forti e le aree non furono mai espropriate, cosicché il privato ha continuato a farci quello che voleva.
L’area che fu scavata, dove erano state messe in luce abitazioni e tombe, fu ricoperta dal proprietario, che ne fece una pineta, con grave danno per i resti archeologici sottostanti (a causa delle radici degli alberi). Quell’area costituisce, però solo una piccola parte di tutto l’antico abitato e probabilmente anche la meno importante.
La chiesetta di Santa Maria di Salentino è stata, quindi, trasformata da un privato in una villetta. Ricordiamo che tale chiesa, già vincolata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici e da quella ai Beni Architettonici, probabilmente risale all’Alto Medioevo.
Nel villaggio di Salentino sono stati ritrovati resti che vanno dal VII a.C. al VII d.C., ma va detto che quando Salentino era abitata, lo era già anche Acquaviva. Si trattava di due villaggi distinti e separati.
Fu probabilmente durante le invasioni alto-medievali da parte di Longobardi, Slavi e Saraceni, le quali portarono a un forte spopolamento, che sopravvisse solo il villaggio di Acquaviva. Questo grazie alla migliore posizione strategica, poiché la nostra città si trova lungo un asse di collegamento tra la via Appia (che da Gravina va a Taranto) e la via Traiana (che da Bitonto va a Bari e prosegue fino a Brindisi, lungo la costa) e probabilmente fu fortificata già in epoca bizantina. Essendoci quindi già un castrum, gli abitanti dei villaggi circostanti preferirono trasferirsi in un insediamento meglio difeso.
Dalla metà degli anni ‘90 la chiesetta di Salentino e l’area circostante sono stati oggetto di una serie di lavori abusivi. Si è avviato così un contenzioso tra la Soprintendenza e il proprietario, tuttora in atto.
Io non ho nulla contro il proprietario. Poteva essere pure il Presidente della Repubblica, ma di fronte a uno scempio del genere ero tenuto a denunciare, perché è il mio dovere di cittadino, nonché di archeologo. Non potevo mica starmene zitto.
Purtroppo, l’Amministrazione in tutti questi anni ha fatto finta di non vedere quanto accadeva. L’ultima ordinanza di demolizione partita quest’estate dall’Ufficio Tecnico Comunale è solo di facciata e ormai tardiva, perché in questo momento non si può demolire più nulla. Il danno ormai è stato fatto.
Quest’estate un privato mi ha avvisato che il proprietario aveva avviato dei lavori per la costruzione anche di una piscina. All’inizio non ci ho creduto, mi sembrava assurdo. Eppure era vero.
Si è così danneggiato un patrimonio comune a tutti noi acquavivesi. Non dimentichiamo che, avendo scavato nell’area di una chiesa, sicuramente saranno stati rinvenuti numerosissimi manufatti e resti di sepolture. Che fine hanno fatto?
Io però non posso andare oltre la segnalazione degli scempi, giacché la tutela dei beni spetta all’Ente Pubblico e ai vari organi competenti che in questo caso hanno fatto come le scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano.
Tornando a Salentino, nel 2005 è stata inaugurata la mostra permanente su Salentino nell’ala nord di Palazzo de’ Mari. Stranamente, tutti i colophon dei curatori sono spariti; lo stesso è avvenuto nella Camera d’Informazione nella Sala delle Conferenze.
Tutti i nomi relativi ai curatori e a chi ha fornito un suo contributo, più o meno direttamente, sono stati fatti sparire: vorrei sapere come mai.
Ad Acquaviva non c’è un vero e proprio museo, che è un’istituzione complessa e con regole precise, ma abbiamo una bella Mostra Permanente, dove siamo riusciti a raccogliere gran parte dei reperti rinvenuti a Salentino e a ricostruire i corredi delle varie sepolture.

Cosa si può e si deve fare adesso?
La cosa ottimale sarebbe riuscire a trovare una mediazione con il proprietario, che dovrebbe impegnarsi a consentire un’indagine archeologica sulla propria proprietà. Non possiamo certo mandarci le ruspe ad abbattere tutto!
Più in generale, il vero problema di Acquaviva è l’assenza di una programmazione culturale nel medio-lungo periodo. Tutte le Amministrazioni che si sono succedute finora hanno mirato unicamente a campare, preoccupandosi solo delle eventuali emergenze del momento. È sempre mancata una visione a lunga scadenza.
Il primo passo è fare tutto il possibile per conoscere il proprio territorio. Un esempio è il centro storico. Il piano di recupero attuale è ormai vecchio e obsoleto. Ne occorre uno nuovo. Bisogna innanzitutto conoscere l’esistente, solo dopo si può pensare a come valorizzarlo al massimo.
Bisogna, quindi, andare oltre l’organizzazione della Sagra di quello che capita, iniziative estemporanee che non lasciano nulla al territorio.
Oggi purtroppo nel nostro paese è tutto bloccato per una questione di veti incrociati. Dire che non ci sono fondi per colpa del mancato rispetto del patto di stabilità, non vuol dire che non si possano e non si debbano far rispettare le regole.
Faccio un esempio lampante: i gazebo selvaggi che sono stati montati quest’estate in Piazza dei Martiri e lungo alcune strade. Ben vengano le iniziative dei privati per rendere viva la città, ma ciò deve essere regolamentato e fatto con il rispetto per i luoghi: un fornello appoggiato alla ringhiera che delimita la torre ottagonale di Piazza dei Martiri o i recinti chiusi che hanno occupato Piazza dei Martiri del 1799, mi sembrano un pugno in faccia all’idea di piazza e alla sua estetica.

Sappiamo che da tempo desideri creare anche ad Acquaviva delle Fonti un Archeoclub. In che cosa consiste, perché è così importante e cos’è necessario fare, affinché questo tuo sogno veda la luce?
Non facciamoci ingannare dal nome: l’Archeoclub d’Italia è un movimento ONLUS di opinione pubblica al servizio dei Beni Culturali e Ambientali, nell’accezione più ampia del termine, e quindi dalla scultura al dipinto, dal paesaggio al reperto.
Molti cittadini vogliono conoscere, tutelare e, perché no?, anche praticare la conoscenza del bello; ho pensato quindi di costituire anche ad Acquaviva quest’associazione presente sul territorio nazionale con 250 sedi e circa 15.000 iscritti.
L’iscrizione annuale per chi ha più di ventisei anni costa 30€ (meno se si è più giovani) e occorrono almeno quindici persone interessate. Ho già acquisito l’adesione di una decina soci, ne servirebbero altrettanti.
L’Archeoclub consentirebbe di avviare una serie d’iniziative per la conoscenza del territorio e, soprattutto, di costituire un nucleo di persone che s’impegnino a tutelare il patrimonio culturale di Acquaviva. Ciò è importantissimo, giacché oggi non ci sono più come un tempo gli Ispettori Onorari della Soprintendenza, i quali segnalavano alle Autorità gli eventuali scempi, svolgendo una fondamentale azione di vigilanza sul territorio.
Gli ultimi due Ispettori Onorari di Acquaviva furono Peppino Selvaggi e Santino Zirioni. Scomparso Zirioni, è venuta a mancare qualsiasi forma di vigilanza ad Acquaviva. Inoltre, si può pensare anche a organizzare dei campi scuola di archeologia, fare pubblicazioni annuali, convegni e tante altre interessanti iniziative.

Mimmo Ferrante

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