Usura, è troppa

Acquaviva delle Fonti: isola felice?
di Vito Mastrorocco
Quando un soggetto si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità come possono essere gli interessi o qualsiasi alto vantaggio, si parla di usura. Retato disciplinato dall’art. 644 del codice penale.
Molte regioni italiane sono a rischio usura, dal nord al sud, ma in particolare questo problema, come si evince in molte indagini, riguarda maggiormente le regioni dell’Italia del Mezzogiorno.
Il 6 ottobre scorso a Roma è partita la cosiddetta “operazione Tempesta” cha ha visto l’intervento delle forze dell’ordine nello sgombero di una banda di usurai operanti nella capitale che praticavano tassi che oscillavano dal 3% al 10% mensili. Ancora con l’operazione “Rainbow” che ha portato all’arresto di tredici persone tra Lamezia Terme e Vibo Valentia, altra banda di usurai. A Milano con la maxi-operazione contro il clan De Stefano, che ha portato all’arresto di quindici persone, clan che usurava sistematicamente imprenditori che si trovavano in difficoltà. Di esempi sul territorio italiano c’è ne sono molteplici, si può ricordare anche l’operazione condotta dalla Guardi di Finanza di Bari lo scorso 27 ottobre che ha portato a sgominare una organizzazione criminale specializzata nell’usura, nell’estorsione, e nel riciclaggio. Le ordinanze di custodia cautelare sono state ventisei.
Il rischio usura come si può notare è dilagante, tocca quasi tutto il territorio nazionale ma in particolare il sud Italia. Ad affermarlo è la CGIA di Mestre, la quale ha condotto un indagine che ha portato a confrontare otto indicatori regionalizzati (disoccupazione, fallimenti, protesi, tassi di interesse, denunce per estorsione e usura, numeri di sportelli bancari, rapporto sofferenze impieghi) e ha stabilito un indice medio nazionale di usura pari a 100. Da questa indagine la Campania è al primo posto con un tasso di usura di 174 ossia il 74%, a seguire c’è la regione Calabria con un tasso di usura di 144, e medaglia di bronzo per maglia nera alla nostra regione, la Puglia, con un tasso di usura pari al 43%. Ovviamente in coda c’è il Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, e Veneto.
Anche l’Eurispes ha tracciato la mappa del rischio usura, ma solo nel nord Italia. In primis c’è il Piemonte che mette in fila Emilia Romagna e Toscana.
Andando ad analizzare questo fenomeno nel nostro piccolo cumene di Acquaviva delle Fonti ci si è accorti che Acquaviva risulterebbe essere, per fortuna, un isola felice e quindi andrebbe controcorrente con i dati raccolti dalle indagini al livello nazionale. Parlando con il comandante della stazione dei Carabinieri di Acquaviva è scaturito che nell’ultimo biennio non ci sono state denunce di usura, ma l’ultimo caso risale a oltre il 2008 dove alcuni soggetti sono stati inviati a giudizio. Questo dato, dell’assenza di casi di usura, potrebbe sembrare un dato positivo, ma sorge un dubbio: come afferma lo stesso comandate “il reato di usura è un reato particolare e molto delicato che richiede la collaborazione della vittima”, quindi l assenza di denunce potrebbe essere vista come la paura di denunciare.





Commenti
Andando ad analizzare il piccolo comune di Acquaviva si riscontra che gli usurai c’erano e ci sono. Lo sanno anche i bambini chi sono quelli che danno i soldi “a strozzo”. Non prendiamoci in giro. Anche se gli ultimi RINVIATI (..inviati??) a giudizio risalgono al 2008 il fenomeno c’è. Come si spiega che certe attività commerciali sono passate tutto di un tratto da una persona .. a certe altre.