La Corte dei Conti condanna Pistilli e Caporusso

Mimmo Ferrante

Dovranno essere restituiti alle casse comunali circa cinquemila euro

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La Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale della Puglia, con sentenza N.593, depositata lo scorso 29/09/10, ha condannato l’ex sindaco di Acquaviva delle Fonti, Francesco Pistilli, e l’ex direttore generale del Comune, Francesco Caporusso, a restituire la somma complessiva di 4.188,33€, oltre a rivalutazione e interessi, nonché al pagamento delle spese di giudizio pari a 788,27€.
Con decreto del 7/11/06, l’allora Sindaco Pistilli aveva, infatti, affidato al dott. Caporusso l’incarico di Dir. Gen. Del Comune, con uno stipendio di trentamila euro l’anno, oltre al rimborso delle spese sostenute nell’espletamento dell’incarico.
Successivamente, Pistilli, con decreto n.1 del 30/06/08 nominava lo stesso Caporusso a presiedere anche il Nucleo di Valutazione dei dirigenti, disponendo così un ulteriore emolumento in suo favore di 500€ mensili.

La Corte dei Conti ha ritenuto che questo secondo emolumento non spettasse al dott. Caporusso, in quanto tra i compiti istituzionali del Direttore Generale (o del Segretario Generale) era compreso anche quello di presiedere di diritto il Nucleo di Valutazione.
Caporusso nel periodo compreso tra l’1/07/08 e il 29/06/09 ha percepito, oltre al compenso di Direttore Generale, anche la somma di complessivi 5.983,33€ in qualità di presidente del Nucleo di Valutazione, ma secondo la Corte di Giustizia contabile la sua retribuzione di trentamila euro l’anno doveva considerarsi onnicomprensiva di tutti i compiti che l’incarico comportava, senza che gli si dovesse riconoscere un’aggiunta.
Il Caporusso, recita la Sentenza, non poteva ignorare questo fatto, proprio per la sua carica di Direttore Generale, incaricato di tale delicata funzione in virtù della sua provata esperienza, e quindi – avendo percepito il compenso illegittimo – è stato condannato a restituire i soldi percepiti illegittimamente.
Tuttavia, aggiunge il Giudice Contabile, egli non è il solo e unico responsabile del danno erariale provocato alle casse comunali con tale comportamento. Responsabile quanto lui è lo stesso Sindaco, proprio per la funzione che la nuova legge comunale e provinciale affida a tale carica, in qualità di capo dell’amministrazione e di responsabile della stessa (art.30 del T.U. per gli Enti Locali).
Per tale motivazione, il Sindaco è obbligato a restituire in solido con il Direttore Generale le somme che l’uno ha liquidato e l’altro incassato.
Tuttavia, la Corte dei Conti ha anche riflettuto sul fatto che i due decreti del Sindaco siano stati preceduti da ben due deliberazioni della Giunta Comunale, con cui è stato espresso il gradimento degli assessori alla duplice nomina del Dott. Caporusso.
Per questo motivo, ritenendo che nella vicenda vi sia anche una parziale responsabilità (morale ma non contabile) della Giunta, la Corte ha ridotto al 70% la responsabilità contabile del Sindaco del Dir.Gen., riducendo così proporzionalmente la somma da restituire, suddivisa al 50% tra i due.
In definitiva, in forza di questa sentenza Francesco Pistilli e Francesco Caporusso debbono restituire ciascuno 2.094,16€, oltre la svalutazione e gli interessi e più 394,13€ ciascuno per le spese giudiziarie.
È interessante notare come all’interno di questa sentenza della Corte dei Conti venga sancito per la prima volta il nuovo principio per cui anche gli Organi Politici che partecipano alla produzione di una spesa illegittima ne rispondono contabilmente, perciò la Giunta, sindaco e assessori, d’ora in poi dovrà stare ben attenta a disporre spese a carico del Comune, quando ne mancano i presupposti di legge. Fino all’emanazione di tale sentenza, infatti, ne rispondevano solo i funzionari responsabili della spesa, ma ne erano esclusi gli organismi politici.
La Giunta in carica al tempo in cui il Dott. Caporusso è stato ricompensato illegittimamente non è stata condannata a restituire il restante 30% della spesa effettuata, perché la Procura Regionale della Corte dei Conti non ha citato a suo tempo in giudizio gli Assessori, giacché – quando ha avuto inizio il giudizio – l’orientamento giurisprudenziale della Corte era per l’irresponsabilità dell’organo collegiale, che aveva dato l’indirizzo politico alla vicenda.
Adesso l’orientamento è cambiato.

Mimmo Ferrante

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Commenti

  • giusy_007 (utente non verificato)

    Meno male che è cambiato l’orientamento, anche perchè mi stavo chiedendo: l’Erario recupererà 5 mila euro, ma quando è costato alla collettività il procedimento giudiziario? fra sedute, compensi a magistrati istruttori e giudicanti, cancellieri, impiegati, uscieri, uso del computer, fotocopie e quant’altro, siamo sicuri che il giudizio non sia costato piu’ di 5 mila euro? Abbiamo preso una mosca? e gli elefanti?

  • achisigno (utente non verificato)

    Che razza di commento! Secondo giusy_007, allora, processi di responsabiltà contabile non se ne dovrebbero fare? La Corte dei Conti, come qualunque altra Corte giudiziaria, sta lì e viene pagata comunque, che si facciano o non si facciano processi: non è che un processo a un sindaco costi in modo a sè stante! Anzi, stando a ciò che riferisce il giornalista, la Corte dei Conti ha quantificato il costo del processo e lo ha posto a carico dei due soccombenti che dovranno rimborsarlo all’erario.

  • claudioD (utente non verificato)

    x giusy_007: forse qui ci vuole un po’ di filosofia alla Mastercard: tre sedute in corte dei conti 9.200 euro, compensi ai magistrati istruttori e giudicanti 8.900 euro, uso dei computer 540 euro, fotocopie 20 euro. vedere un pizzico di giustizia in questo paese non ha prezzo.

  • nuovo_07 (utente non verificato)

    ottima osservazione giusy_007! Io invece rimarcherei anche il modus operandi dell amministrazione Squicciarini che nell ottica del “taglio ai costi” affida a legali esterni delle cause tributarie pur avendone uno a contratto! e qui per ora perdiamo mosca e elefante..

  • giovannigiorgio (utente non verificato)

    Può darsi mi sbaglio, ma interpreto il commento di giusy_07 nel senso che va bene scovare e condannare i piccoli reati (le mosche), peraltro in alcuni comuni si sono avute condanne per 2 o 3 mila euro. Se però siamo bravi a prendere le mosche, non facciamo scappare gli elefanti, cioè cerchiamo di prendere anche i grossi reati e possibilmente facciamo pagare tutto e con gli interessi. Se il danno è 100 spesso si recupera solo 10.

  • Niklaus (utente non verificato)

    Ma quando si viene condannati per questo genere di reati non è prevista l’interdizione dai pubblici uffici?

  • achisigno (utente non verificato)

    Rispondo a Niklaus. Attenzione! Pistilli e Caporusso non sono stati condannati per un reato penale! Sono stati riconosciuti come autori di un illecito contabile e condannati a restituire dei soldi che il primo ha illegittimamente elargito e l’altro ha illegittimamente percepito. Da qui a provare che ci sia stato dolo ce ne passa di strada:

  • zacc_08 (utente non verificato)

    Credo che l’interdizione degli amministratori sia prevista, per ora, in caso di dissesto finanziario. Però l’osservazione di Niklaus fa sorgere una idea: sarebbe bello per chiunque viene condannato dalla Corte dei Conti, ottenga si uno sconto sulle somme da pagare, ma debba dimettersi dalla carica politica ed essere escluso da qualunque candidatura, incarico o ruolo politico per aleno 3 anni.

  • nuovo_07 (utente non verificato)

    achisigno..ma quanto la sai lunga….