Una giovane promessa della poesia ad Acquaviva

Conversazione con Silvia Pietroforte
Acquavivalive ha intervistato Silvia Pietroforte, acquavivese classe 1993 e studentessa del liceo classico “Publio Virgilio Marone” di Gioia del Colle, che ha vinto la XXXIII edizione del premio internazionale per la poesia “Ciro Coppola”, tenutasi a Ischia.
Ci puoi spiegare innanzitutto cos’è il premio “Ciro Coppola”?
Il concorso prende il nome da un ragazzo di Casamicciola Terme, che frequentava il secondo anno di Liceo Classico e purtroppo morì a soli sedici anni in un incidente stradale. Due anni prima aveva fondato un’associazione culturale e sportiva, la “Pro Casamicciola Terme”, in cui i giovani del posto potevano svagarsi in modo costruttivo e proficuo.
Nel 1978 gli amici della “Pro Casamicciola Terme” ebbero l’idea di dedicare a Ciro Coppola un Premio Nazionale di Poesia, riservato esclusivamente agli studenti di scuola media superiore, in modo che il suo nome risuonasse in ogni scuola d’Italia e più tardi d’Europa.
Il Concorso è aperto a componimenti inediti in lingua italiana degli studenti delle scuole secondarie superiori sia italiane che estere. Quest’anno si è svolta la sua XXXIII edizione e il premio è riconosciuto dal Presidente della Repubblica.
Custodirò preziosamente – come fosse un feto indifeso – l’arte che ho respirato nei giorni indimenticabili trascorsi a Ischia. Rimarrà ferma e invecchierà nelle mie memorie, non smarrendo mai la sua essenza né i suoi magnifici e suggestivi colori. La poesia è immortale ed è per questo che il concorso “Ciro Coppola” deve permanere negli anni.
Vuoi raccontarci la tua esperienza a Ischia?
Prima di partire, ho portato per giorni dentro di me una dicotomica sensazione di entusiasmo e ansia, originate dal fatto che mi era ignoto ciò che mi attendeva, ma al contempo ne ero affascinata, speranzosa di incontrare dei ragazzi con cui condividere il mio immenso amore per la scrittura. Tutte le mie sensazioni negative, giunta lì, sono state travolte dal calore sprigionato dalla magnifica accoglienza che hanno spontaneamente dato a tutti noi.
Non siamo stati partecipi di un asettico concorso, uno di quelli in cui la competizione si fa protagonista, dove l’ansia aleggia fastidiosa e riesce a cancellare ogni stilla di positività.
Il dibattito con la giuria popolare composta dai ragazzi è stato sorprendente; ho apprezzato molto il contatto con i miei coetanei e sono stata lieta di poter interagire con tante personalità differenti e, soprattutto, scoprirle molto disponibili, sensibili e aperte. Vedere i loro sguardi mentre discutevamo, mi ha conferito una gioia immane; mi sentivo a casa, sembrava li conoscessi da una vita per la semplicità con cui abbiamo parlato.
Questo concorso ci ha reso visibile quel “pathos” che spinge ognuno a imprimere nelle parole ogni singolo colpo che in modo positivo o negativo ci segna. Ci ha fatto rinascere, ci ha permeato da emozioni inspiegabili, ci ha insegnato che non è vero che i sogni non danno il pane e ci ha mostrato che c’è forse un angolo nel mondo dove gli uomini non hanno paura a mostrare al vento la propria anima incustodita o distrutta, fragile, buona, sporca.
Forse un aspetto negativo c’è il tutta questa meraviglia: è fuggita via così in fretta che a volte, ripensandoci, mi pare di aver sognato solamente.
I tuoi coetanei sembrano essere molto più interessati alle console elettroniche o ai social network, piuttosto che alla poesia. Com’è nata questa tua passione?
In realtà, la mia passione è nata con me, non solo per la poesia ma per la scrittura in generale. Sono solita scrivere pensieri sparsi dappertutto, dovunque mi venga l’ispirazione. Non è una difficoltà, è un processo naturale che si evolve col tempo. La poesia l’ho composta in poche ore notturne. Senza alcuna difficoltà.
Quali sono i tuoi poeti e le tue poesie preferite?
Ho cominciato con Baudelaire e Kavafis, poi mi sono appassionata di Saffo, Catullo, Dante, Leopardi, Foscolo, ma apprezzo molto anche i poemi omerici. Le mie poesie preferite sono sicuramente “Veleno” di Baudelaire e i Carmi 5 e 51 del liber Catulliano.
L’anno scorso hai vinto un premio al Teatro Rossini di Gioia per il miglior racconto. Vuoi parlarcene?
Lo scorso anno un mio caro amico, con cui condividevo quest’amore per la scrittura, mi ha proposto di partecipare al concorso “Rosamora caffè” che, a differenza del “Ciro Coppola”, avrebbe premiato il miglior racconto.
Informandomi poi sul concorso, mi interessò particolarmente l’incontro con due scrittori con cui avrei potuto confrontarmi, allora decisi subito di partecipare, inviando per email un mio racconto. Dopo pochi giorni, incontrai al caffè letterario del Teatro Rossini tutti i partecipanti: gli scrittori, Gennaro Durante (il proprietario del Rosamora) e un pubblico di persone interessate all’evento e, dopo aver inizialmente discorso sugli albori e sullo sviluppo della nostra passione, ho colto preziosi consigli dagli scrittori. È stata una magnifica esperienza, soprattutto perché non avevo mai parlato della mia passione a qualcuno che mi ascoltasse con così tanta spontaneità, comprensione e attenzione.
La ricordo come una bellissima emozione. Infine gli scrittori hanno premiato al primo posto in ex aequo me e Petra, una ragazza che frequenta come me il liceo classico.
Progetti per il futuro?
Non ho progetti in particolare, anzi, se posso dirlo, non voglio rendere la mia passione un progetto, perché in tal modo perderebbe l’amore e la spontaneità con cui la coltivo. Continuerò a scrivere certamente, ma senza alcun fine materiale.





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