Operazione antiusura. Sequestrati un locale e due box ad Acquaviva

La Redazione

Arrestate 24 persone del clan Parisi nell’ambito dell’operazione “Bocciulo”. Sequestrati a Bari e provincia per un valore di circa 15 milioni di euro.

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Ci sono anche un locale e due box ad Acquaviva, tra i beni sequestrati dal Gico della Guardia di Finanza di Bari, nell’ambito dell’operazione “Bocciulo”. L’operazione ha portato all’arresto di 24 persone affiliate al clan Parisi accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all’usura, estorsione, riciclaggio ed esercizio abusivo del credito. 

Tutto ha avuto inizio una mattina di febbraio del 2008: un imprenditore barese noto nel settore della ristorazione –dopo tre anni di vessazioni, minacce, danneggiamenti– decide di presentarsi alla caserma della Guardia di Finanza di Bari e di denunciare i suoi aguzzini. È grazie al coraggio di quest’uomo –oggi sottoposto al regime di protezione previsto per i testimoni di giustizia– che i finanzieri, coordinati dall’Antimafia di Bari, sono riusciti oggi a smantellare una pericolosa e ramificata organizzazione di usurai appartenenti al clan Parisi di Bari.

All’imprenditore -costretto a pagare in tre anni tassi usurai annuali che oscillavano dal 120 al 240% (un esempio: per un primo prestito di 62mila euro aveva dovuto restituirne 165mila) – gli appartenenti al clan Parisi avevano fatto vendere prima una delle sue attività (un esercizio commerciale sempre attivo nel settore della ristorazione) e poi le due auto di proprietà della sua famiglia.

Anni di vero terrore per tutta la famiglia costantemente minacciata di morte quando la vittima dichiarava di non essere in grado di pagare le rate mensili che aumentavano vertiginosamente. Infine, la decisione di denunciare i vertici dell’organizzazione: Vito Parisi, che insieme a Antonio Fiorentino, Francesco Devito e Pasqualina Antonietta Consiglio Modugno, finanziava l’organizzazione. Usurai che erano in grado di coprire immediatamente le richieste delle proprie vittime anche con prestiti che superavano i 100mila euro, con tranche anche di oltre 15 mila euro in contanti.

Con la stessa facilità con la quale concedevano i “finanziamenti” gli strozzini chiedevano la restituzione, gravata di tassi vertiginosi, in rate mensili. E quando gli usurati non erano in grado di assolvere alle pressanti richieste a intimorirli e spaventarli ci pensavano gli esponenti direttamente o indirettamente legati al clan Parisi: Damiano Ferrante, Francesco Devito, Alessandro Anaclerio, Nicola Amendolagine, Giuseppe Lafirenze, Gaetano Paltera. Il solo nominare il clan di appartenenza incuteva nelle vittime la consapevolezza di avere a che fare con persone di calibro criminale in grado di dar seguito alle minacce di morte o di danneggiamento della propria attività.

Imprenditori e negozianti baresi in difficoltà le vittime preferite dell’organizzazione. Proprietari di società di abbigliamento, edilizia, materiale elettrico, oltre che della ristorazione, ma anche di anche piccoli negozi del centro di Bari. Imprenditori e commercianti in difficoltà, senza liquidi e senza la possibilità di accesso al credito bancario.

Ma l’organizzazione “coltiva”, poi, un’altra categoria di clienti: le persone dedite al gioco d’azzardo. Giocatori che venivano adescati nei circoli privati –a Modugno ce ne era uno in maniera particolare- con promesse di grandi vincite nei Casinò d’Oltreadriatico. Venivano proposti loro pacchetti viaggio “all inclusive” verso la Slovenia, la Croazia, San Pietroburgo e Cipro: vitto e soggiorno gratuiti in esclusivi alberghi con il solo impegno di comprare al Casinò fiches per 5mila euro. Vito Parisi guadagnava 200 euro per ogni “turista” inviato, oltre al 10% delle perdite da gioco.

Ma la particolarità dell’organizzazione è quella di aver fatto diventare gli usurati a loro volta usurai. Imprenditori vittime del clan ai quali veniva proposto di presentare nuovi clienti bisognosi, dei quali garantivano la solvibilità, ma in cambio ricevevano sconti sui tassi usurai a loro praticati. Una sorta di “benefit” preso in prestito da una grande azienda di comunicazione televisiva che propone ai propri abbonati sconti “se si presenta un amico”. È il ruolo che hanno deciso di svolgere alcuni imprenditori posti agli arresti domiciliari.

L’inchiesta che si è avvalsa di tecniche investigative classiche e moderne (intercettazioni in testa) ha sicuramente prodotto gli ottimi risultati solo per la preziosa collaborazione di alcuni imprenditori e negozianti baresi che hanno coraggiosamente deciso di denunciare i loro strozzini.

I militari del GICO, oltre alle 24 ordinanze di custodia, hanno provveduto a sequestrare agli indagati beni per un valore complessivo di 15 milioni di euro.

Nel dettaglio: tre ville (Bari e Modugno), 16 appartamenti (Bari, Modugno, Ostuni e Melendugno), un locale e due box (Acquaviva delle Fonti), 8 ditte individuali (Bari e Modugno), 10 società (Bari, Triggiano e Modugno), 35 auto (molte di grossa cilindrata), 11 veicoli commerciali e 19 motocicli (alcuni di grossa cilindrata).

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