Progetto Emas: come contrastare abbandono e degrado del Centro Storico

Acquaviva ha il centro storico più grande per estensione, un vero tesoro nascosto
Un centro storico molto bello – più di quanto noi stessi acquavivesi pensiamo – ricco di potenzialità enormi, eppure abbandonato a se stesso, sempre più spopolato e degradato.
Questo è quanto emerso giovedì 22 ottobre dal primo dei sette “Forum di Discussione” previsti nell’ambito del progetto “Sistema di Gestione Ambientale EMAS per i Centri Storici”, finanziato dalla Regione Puglia con i fondi CIPE (FAS) e realizzato con la consulenza tecnica della società ECO-logica srl di Bari, che vede coinvolti nove comuni della provincia: Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Binetto, Bitetto, Grumo Appula, Palo del Colle, Sannicandro di Bari, Toritto e Valenzano.
È il primo progetto in Puglia e il secondo in Italia che si avvale della certificazione europea EMAS (Eco Management and Audit Scheme), ossia un sistema di gestione ambientale validato da un organismo indipendente e finalizzato allo sviluppo sostenibile. Il progetto durerà 18 mesi e prevede l’istituzione di un Osservatorio dei Centri Storici.
L’incontro, tenutosi per l’occasione proprio ad Acquaviva, ha purtroppo visto una scarsa partecipazione di pubblico. Erano presenti infatti meno di trenta persone, di cui molti forestieri, e come unico rappresentante dell’Amministrazione l’Assessore Arch. Alberto Della Corte. Sono risaltate, soprattutto, le assenze del Sindaco e dell’Ing. Giovanni Didonna, dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale, mentre invece erano presenti, per esempio, il Sindaco di Bitetto, Giovanni Iacovelli, e il Comandante della Polizia Municipale di Adelfia, Michele Di Turi.
Peccato per questa “disattenzione” da parte sia dei residenti (comprese scuole, associazioni e categorie produttive) che delle istituzioni, perché occasioni di progettazione partecipata come questa sono molto rare, specie al sud.
Ha introdotto i lavori l’Ing. Massimo Guido, direttore tecnico di ECO-logica e responsabile del progetto, che ne ha fatto una breve presentazione. Il microfono è poi passato alla Dott.ssa Claudia Attanasio, sempre della ECO-logica, che ha illustrato l’Analisi Ambientale condotta nel nostro Comune con l’aiuto del Dott. Nicola Bruno, responsabile locale del Polo Operativo EMAS, che darà occupazione per un anno a nove giovani laureati.
Analisi molto interessante, grazie alla quale abbiamo scoperto che nel nostro territorio sono presenti ben tre discariche da bonificare (in contrada Tufarelle, località Difesa e località Padule-Torrente Picone) e venticinque antenne da monitorare.
È stato evidenziato che Acquaviva ha il centro storico più grande per estensione (143.650 mq, il 7,6% della superficie abitata complessiva) tra i nove comuni del progetto, ma anche quello meno abitato (appena 905 residenti circa su 21.243). Al suo interno vi sono poi ben 42 beni vincolati (50 in tutto il territorio comunale); un vero e proprio record, giacché, per esempio, paesi come la più popolosa Palo del Colle o le più piccole Adelfia e Grumo ne hanno appena due in tutto.
Ci sono più beni protetti ad Acquaviva che in tutti gli altri otto comuni del comprensorio; questo dimostra quanto sia ricco di storia e bellezza il nostro centro, un vero e proprio tesoro nascosto.
Eppure, tanta bellezza versa in uno stato quasi totale di abbandono, tra palazzine vuote e fatiscenti e altre ristrutturate in modo selvaggio (l’anticorodal regna sovrano).
La mancata valorizzazione ha pesanti conseguenze, perché da un lato porta allo spopolamento e dall’altro priva tutta la cittadinanza di un prezioso volano economico-turistico. Questo tralasciando ovviamente il deficit estetico-culturale e anche identitario che comporta, perché un paese con un centro storico valorizzato è prima di tutto un paese di cui i cittadini vanno orgogliosi e di certo non si può dire questo di Acquaviva, così tanto vituperata sopratutto dagli stessi acquavivesi.
È toccato poi all’Arch. Anita Guarnieri della “Direzione Generale per i Beni Architettonici e Paesaggistici” della Regione Puglia raccontare il suo stupore nel visitare per la prima volta il nostro “centro antico” (questo il termine corretto, perché il centro storico per il Legislatore comprende tutti gli edifici anteriori al 1945), dalla cui bellezza è rimasta colpita, ma ha poi lamentato – oltre al degrado evidente – anche l’obsolescenza del “Piano di Recupero del Centro Storico”, risalente al 2000 e soprattutto redatto con strumenti ormai del tutto sorpassati. Necessita, quindi, anche un nuovo piano di recupero, riveduto e aggiornato.
È seguito il dibattito che ha visto la partecipazione dell’Assessore all’Urbanistica Della Corte, dei rappresentati delle Istituzioni degli altri comuni e di alcuni professionisti presenti.
Della Corte ha evidenziato come il nostro centro antico, per metà spopolato, sia abitato essenzialmente da anziani, ceti poco abbienti e immigrati extracomunitari, tutte fasce di popolazione che hanno difficoltà anche a pagare le utenze di acqua, luce e gas. Figuriamoci se possono permettersi di ristrutturare correttamente le loro case o se hanno la cultura e la mentalità tale da porsi il problema.
Gli edifici recuperati sono di fatto pochissimi, merito di alcuni pionieri, spesso liberi professionisti, che negli ultimi 10-15 anni hanno riscoperto il centro storico e hanno deciso di andarci ad abitare, valorizzandone gli edifici.
Il Sindaco di Bitetto ha lanciato una provocazione, sostenendo addirittura che è preferibile il cittadino che ristruttura con l’anticorodal (perché non ha abbastanza soldi) ma resta a vivere nel centro storico, piuttosto di quello che se ne va a vivere altrove (magari nelle case popolari), lasciando le case vuote e abbandonate al degrado.
Tutti i presenti hanno compilato infine un questionario, indicando quali fossero secondo loro i problemi maggiori del nostro centro storico e quali potrebbero essere le possibili soluzioni. Le schede sono state raccolte in forma anonima in uno scatolone e poi scrutinate da due facilitatori della ECO-logica. Il problema più sentito è risultato essere proprio quello della ristrutturazione selvaggia, seguito dai rifiuti.
Sono state proposte soluzioni come i contratti di quartiere, i controlli alla fine dei lavori di ristrutturazione e la sensibilizzazione nelle scuole. Operazione questa indispensabile per educare le nuove generazioni all’amore e al rispetto del nostro centro storico e che soprattutto non costa nulla o quasi, in un momento di vacche magre e di patti di stabilità sempre più stringenti come quello attuale.





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