Michele “Mobydick”: gli anni ’80 nel cuore

“Ho perso la vista all’età di nove giorni e ciò ha condizionato tutta la mia esistenza, ma non credo di poter dire negativamente”
Stasera a partire dalle 22:00, presso la sede dell’Associazione “URLO” in Piazza dei Martiri, 59 ad Acquaviva, si terrà uno speciale dj-set dedicato agli anni ’80 e non solo. La migliore musica new wave, post-punk, funky e dance sarà selezionata da Andrea Sannicandro, alias “Mr. Sanny DJ”, e Michele “Mobydick” Liuzzi. Entrambi acquavivesi veraci. Insomma, un appuntamento da non perdere per reimmergersi nelle sonorità dei magici anni ottanta.
Per l’occasione, abbiamo intervistato il gentilissimo Michele Liuzzi, classe 1972.
Iniziamo da una curiosità: come mai il tuo nome d’arte è “Mobydick”?
Premetto che, a differenza di ora, in gioventù ero molto magro. All’età di dieci anni, gli zii mi regalarono il “baracchino” (ricetrasmittente CB che era un po’ l’internet degli anni ’80 e consentiva di comunicare con sconosciuti, come camionisti o altri appassionati, ognuno identificato da un proprio nome di battaglia) e siccome in quel momento andava molto in voga la canzone “Moby Dick” del Banco del Mutuo Soccorso (1983), che io amavo molto, mia sorella mi suggerì di utilizzarla come soprannome per il baracchino.
Nel corso degli anni, questo pseudonimo è sopravvissuto e ancora oggi molti mi conoscono non come Michele Liuzzi, bensì come Michele Mobydick.
Michele, non ti sei mai fatto condizionare negativamente dall’essere fin dalla più tenera età privo della vista. Anzi, sei sempre stato una persona allegra, ottimista, piena di amici, ricca di passioni e interessi. Un esempio per tutti noi. Ritieni che il fatto di essere non vedente ti abbia paradossalmente aiutato nell’approccio alla musica e alla vita in generale?
Ho perso la vista all’età di nove giorni e ciò ha condizionato tutta la mia esistenza, ma non credo di poter dire negativamente, anche perché penso che la vita mi abbia dato tante cose belle e la possibilità si inserirmi nella società in maniera assolutamente normale, se vogliamo parlare di normalità.
Certamente, ho affrontato la vita in maniera molto equilibrata e razionale, nel senso che ho subito compreso quelli che erano i miei limiti e distinto le cose che potevo fare da quelle che non potevo fare. Ma questo non è mai stato per me un problema o una disgrazia. L’ho sempre considerato una mia caratteristica.
Ho sempre detto questo: chi comunque ha un handicap, ha una diversità esattamente come chi è alto, basso, robusto, magro. Credo sia la stessa cosa. Ognuno di noi ha delle caratteristiche e deve saperci convivere.
Per quanto riguarda la musica, penso che i non vedenti possano fruirla in maniera più intensa e diretta, senza magari le distrazioni di una persona che può vedere.
Nel mio lavoro di deejay, invece, questo fatto non mi ha assolutamente aiutato, poiché in passato ci sono state tante situazioni in cui avrei potuto sfruttare la condizione di non vedente per farmi strada – come un fenomeno da baraccone – ma le ho sempre rifiutate, così come ho scacciato le persone che cercavano di sfruttare la situazione, perché volevo che la gente mi apprezzasse unicamente per le mie capacità.
Insieme al tuo inseparabile amico e collega Andrea “Mr Sanny DJ” Sannicandro, questo sabato terrai uno speciale dj-set all’associazione Urlo, dedicato ai mitici anni ’80. Puoi spiegarci perché questa scelta e ci puoi anticipare qualcosa di quello che suonerete nella serata?
Devo riconoscere che Andrea è un collega molto valido e un ragazzo (ha dieci anni meno di me) che ha voglia di conoscere anche le vecchie sonorità, a differenza di molti ragazzini di oggi, che sono totalmente a digiuno del passato.
Approfitto di questa intervista, però, per ricordare il mio grande amico e collega Michele Addabbo, con cui ho sempre lavorato dall’età di quattordici anni. Adesso lui ha messo famiglia, ma ogni tanto facciamo ancora qualche seratina, come ai vecchi tempi.
Gli anni ’80 sono stati il periodo della mia adolescenza e, come succede a tutti, vi sono rimasto particolarmente legato. Imperversava allora la famigerata new wave, che riproporremo sabato sera, anche perché l’associazione Urlo è l’unico posto dove ci si può esprimere con musica alternativa, diversa da quella omogeneizzata che ci viene proposta dalle radio e dalle discoteche. Sempre le stesse canzoni, ripetute all’infinito: non se ne può più!
Già nella scorsa stagione io e Sanny DJ abbiamo tenuto tre dj-set all’Urlo, che hanno riscosso un certo successo di gradimento e di pubblico, e adesso ci riproviamo.
Selezioneremo, quindi, brani new wave, post punk e anche dance o rock, cercando di spaziare tra i vari generi, per accontentare un po’ tutti: The Cure, Siouxsie and the Banshees, New Order, Simple Minds, U2 e chi più ne ha più ne metta.
Oltre alla musica, ci puoi rivelare qualche altro tuo sogno o progetto per il futuro?
Questa è una domandona. Ormai da vent’anni lavoro al Miulli come centralinista e i turni non mi lasciano molto tempo a disposizione, ma intendo comunque continuare la mia attività musicale in tutti i posti e i modi che mi sarà concesso. Faccio il deejay da venticinque anni e non mi sono ancora stancato.





Commenti
Michele è un grandissimo, esempio di vita per tutti. Franco Chimienti
CIAO uomo cresciuto su un pianoforte, hai regalato e regali sorrisi a tutti grandi ricordi nella tua infanzia e non solo 7351 da pollicino da sirio, falco, e datutti coloro ke ancora oggi sono li sentire quello ke tu trasmetti dalla radio del tuo cuore auguri e come sempre quando VEDI un ragazza chiudi gli occhi ……. un abbraccio Vittorio alla prossima birra e whisky
l’ho conosciuto in tempi recenti…merita un 10 e lode per la passione e la professionalità che mette nel suo lavoro.
oltre ad essere una persona squisita.
Alessandro Tria