Giuliano Pallotta, poeta acquavivese in erba

“è la cosa più grande (per quanto piccola) che avessi mai potuto realizzare”
Non si è mai troppo giovani per la poesia e del resto Arthur Rimbaud a diciassette anni già scriveva i suoi capolavori. Acquavivalive oggi ha intervistato un giovane poeta acquavivese, Giuliano Pallotta (classe 1988), che a soli ventidue anni ha già pubblicato la sua prima silloge poetica, “Roxy” [Aletti Editore, 2010 – 56 pp. 12€], e che, come scoprirete in quest’intervista, ha molte cose da dire.
Partiamo innanzitutto dalla tua biografia. Hai vissuto otto anni a Bergamo, per poi rientrare nel tuo paese natale, Acquaviva, e hai cominciato con gli studi tecnici per poi passare a quelli classici, spinto dalla tua insopprimibile passione per la letteratura. Lavori, inoltre, in un’attività commerciale, ma scrivi poesie (e le pubblichi anche). Come nasce questa tua passione per la poesia? E com’è stata accolta dal tuo ambiente familiare?
Effettivamente, non è cosi semplice gestire una propria attività commerciale, che ti occupa 13 o 14 ore al giorno, studiare lettere (senza ovviamente poter frequentare le lezioni), collaborare con un giornale locale e in tutto questo provare in alcuni istanti ad assentarsi per poter riuscire a scrivere qualcosa.
“Assentarsi” credo sia in questo contesto il termine che più si avvicina alla parola chiave; molti sostengono ci si debba addirittura isolare per non lasciarsi distrarre dal mondo esterno, io penso invece che quello che scriviamo non sia altro che il riflesso dello stesso mondo esterno; un mondo dal quale a volte ci si rifugia ed è proprio in questi momenti che scopriamo la nostra vocazione. Ognuno di noi è diretto verso qualcosa, il nostro compito è semplicemente capire verso cosa e poi tutto si presenterà più chiaro.
Ci puoi parlare in breve di questa tua prima raccolta poetica, “Roxy”? Quali sono le tue fonti di ispirazione e come definiresti il tuo stile?
Definire quello che ti spinge a scrivere semplicemente ispirazione credo sia alquanto limitato; a volte quasi si riflette in un bisogno, una necessità che alimento e soddisfo nei momenti più impensabili.
Roxy nasce dal bisogno di concretizzare le astrattezze che ci rappresentano e ancora prima di individuare ciò che noi rappresentiamo. Una silloge poetica sul filo della concezione del concreto, considerando quanto c’è d’astratto in esso; è cosi che è stato definito il mio libro dalla Aletti editrice.
Per me è qualcosa di più semplice, è la cosa più grande (per quanto piccola) che avessi mai potuto realizzare, ed è per questo che l’ho dedicato a una persona molto importante, così importante che il libro stesso dovrebbe sentirsi onorato di portare il suo nome. È lei che mi ha spinto a continuare a scrivere, a credere in quello che facevo, a presentare quel libro nato per gioco alla casa editrice, che mi ha poi proposto un contratto di pubblicazione… è a lei che devo tutto questo.
Quali sono, se ci sono, i tuoi modelli ispiratori e che cosa ami leggere di solito?
Nessun modello ispiratore! Ho dei miti troppo lontani per potermici ispirare. Sarebbe paradossale ispirarsi nel 2010 ad autori quali Dante o Leon Battisti Alberti. Credo, infatti, che si debba guardare avanti, senza ovviamente dimenticarsi di chi ha fatto la storia, ma pur sempre guardare avanti.
Come vedi il tuo futuro? Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Considerando che la smania di successo e lungimiranza sono forse i miei più grandi difetti, immaginarmi tra qualche anno in una casa editrice a selezionare testi è probabilmente solo un sogno, che fa a pugni con le difficoltà e gli ostacoli del mondo editoriale.
In fondo, però, anche quello di pubblicare un libro era solo un sogno quando ho cominciato a scrivere, anzi per essere sinceri, inizialmente, era l’ultima cosa a cui pensavo. Quando sogni qualcosa è perché, in fondo, in quel qualcosa ci speri ed io allora l’unica cosa in cui speravo era di continuare ingenuamente a scrivere.
Ora le cose sono un po’ cambiate; la possibilità che l’Aletti editrice di Roma mi ha dato di pubblicare questo libro, di proporre su scala nazionale il mio pensiero, mi ha permesso di guardare oltre. Adesso mi occupo della sezione culturale di una rivista locale, ripercorrendo la storia della mafia e della camorra… e sulle stesse tracce sto impostando il mio prossimo libro, questa volta un romanzo.





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