Stilo Editrice A Testa in Sud

“Un libro è uno strumento che ha un suo fascino”
In occasione del Festival Letterario “A Testa in Sud”, in svolgimento ad Acquaviva dal 30 agosto al 1 settembre, Acquavivalive ha intervistato le case editrici invitate. Oggi è il turno di Vito Lacirignola, presidente della Stilo Editrice di Bari, e di Giovanni Turi, direttore della sua collana “Nuovelettere”, che saranno presenti stasera per affrontare il tema, “Scrivere e pubblicare a Sud” e per presentare “Les Barisiens. Letteratura di una capitale di periferia 1850-2010” con l’autore Daniele M. Pegorari.
Potete presentarci brevemente la vostra casa editrice?
La casa editrice Stilo è nata nel 1999 su iniziativa del professor Vito Lacirignola. Inizialmente, si è dedicata soprattutto alla pubblicazione di saggi di carattere filosofico e letterario e alla riedizione di opere classiche antiche; ultimamente si sta aprendo anche alla poesia e alla narrativa: una nuova sfida affrontata con l’impegno e il rigore che la contraddistinguono.
Il suo piano editoriale è stato ed è:
1. Far emergere talenti e risorse del territorio; rivalutare il mondo della lettura e del libro in ogni suo aspetto, raccogliere testimonianze significative di scrittura creativa, portare a un pubblico più vasto esperienze poco note e di grande spessore etico e sociale, rendere disponibili attraverso un’alta divulgazione i grandi tesori e le profonde problematiche della cultura classica.
2. Riguardo ai contenuti: far incontrare la cultura alta e quella bassa, la cultura sacra e quella profana, la cultura antica e quella moderna, privilegiando la cultura popolare e quella che nasce dalla ricerca più approfondita e scientifica.
3. Pubblicare a costi fruibili ricorrendo anche a una produzione giovanile che sia competitiva sul mercato.
4. Curare l’eleganza della grafica e la perfezione dell’editing in modo che i testi siano completi sia nel contenuto che nella forma.
Che cosa significa oggi essere una medio-piccola casa editrice dell’Italia meridionale?
Significa dover fare i conti con la concorrenza dei grandi marchi editoriali (che investono ingenti somme in marketing e godono di ampia visibilità), per di più operando in un contesto spesso refrattario alla cultura e con capitali ridottissimi.
È una professione impossibile, in quanto tende a far conciliare il difficile connubio tra creatività e mercato. Una grande sfida, perché il lavoro editoriale richiede molta professionalità e un mercato, che, purtroppo, nel Mezzogiorno non c’è. Le biblioteche, infatti, sono poche e non dispongono di fondi per acquistare libri, le librerie sono pochissime e Comuni con più di 50.000 abitanti ne sono addirittura privi. A volte enti pubblici, o gli autori, intervengono a finanziare la pubblicazione dei volumi, questo, però, vizia il mercato, in quanto un libro si afferma non per il suo valore, ma perché già prima della pubblicazione ne sono state garantite le spese.
Da tempo in Puglia non si conosceva un così ricco fermento culturale. Festival, iniziative e associazioni culturali di vario tipo sbocciano ovunque. Gli scrittori pugliesi si affermano sempre più a livello nazionale. Si può parlare di un “Rinascimento Culturale Pugliese”? E quali potrebbero esserne le cause?
Questo rinascimento culturale non è solo pugliese, la moda dei Festival e delle fiere culturali ha invaso tutta l’Italia. Per noi è un fenomeno nuovo e consiste, nel complesso, in manifestazioni, moderne sagre, in cui prevale la dimensione dell’incontro più che quella dell’approfondimento.
E poi è vero che c’è grande fermento, ma siamo ancora agli ultimi posti tra le regioni italiane per numero di lettori e, finché non si riuscirà a coinvolgere attivamente la gente, il rinnovamento rimarrà potenziale, latente. Basti considerare, del resto, che molti degli scrittori pugliesi (Bruno, D’Amicis, Desiati, Lagioia, ecc.) operano in altri contesti geografici. Le cause di questa fioritura risiedono forse nel cospicuo patrimonio di storia, tradizione, cultura che la Puglia custodisce e che va di certo valorizzato; ma anche nelle tante problematiche (disoccupazione, inquinamento, disservizi) cui non si può restare indifferenti e che la letteratura cerca di affrontare, pur nei suoi limiti.
Perché gli italiani leggono così poco? E perché la Puglia è una delle regioni italiane dove si legge di meno?
Manca un sistema libro, manca una politica regionale a favore del libro, mancano le biblioteche, mancano le librerie, si investe molto poco in questo settore.
Inoltre, è mancata un’educazione alla lettura, sia in ambito scolastico che familiare, e spot come “la lettura è il cibo della mente” non solleticano certo le menti di quanti nel libro vedono solo uno strumento di “tortura”; ma anche gli operatori del settore hanno le loro responsabilità: si pubblica troppa “spazzatura”, che quando capita tra le mani di un potenziale lettore finisce per dissuaderlo definitivamente dal confrontarsi con l’universo di carta.
Oggi più che mai sembra che pubblicare un libro sia un’aspirazione diffusissima, quasi un diritto inalienabile di ogni cittadino italiano. Che consigli date a uno scrittore emergente?
Un libro è uno strumento che ha un suo fascino, la parola scritta ha una sua magia che non può essere eguagliata da nessun’altra forma di comunicazione. Inoltre, l’Italia ha nel suo DNA un retaggio umanistico, che la modernità non ha cancellato. Bisogna anche riconoscere che il libro è visto sia come strumento di affermazione sociale, che come espressione di moderna vanità.
Il consiglio è innanzitutto di leggere tanto (pare scontato, ma non lo è affatto) e di non considerare la pubblicazione, appunto, come un “diritto inalienabile”. Si corre il rischio di perdere tempo e, a volte, anche denaro! Utile è anche far leggere il proprio manoscritto a una persona schietta e fidata, che sappia valutare il testo senza farsi coinvolgere emotivamente. Tutti scrivono, ma sono sempre più rari gli Scrittori…
Gli ebook stanno per affermarsi anche in Italia: li vedete più come un’opportunità o una minaccia? E il caro, vecchio libro di carta è destinato a scomparire?
È un dibattito attuale; le idee più chiare a proposito sono state proposte recentemente da Umberto Eco. Credo che il libro cartaceo e l’ebook viaggeranno parallelamente e si integreranno. L’ebook è fatto per la comunicazione breve e veloce, e soprattutto per un tipo di scrittura come i documenti. Il caro, vecchio libro di carta, invece, è per la lettura approfondita, la riflessione e il dialogo interiore.
Gli ebook sono certo un’occasione in più, soprattutto per le opere di consultazione, poiché occupano poco spazio e sono maggiormente fruibili; ma potrebbero anche rendere più facile reperire vecchie opere introvabili, poiché consentono di aggirare i costi di stampa e di riproporre quindi anche opere datate o di nicchia. Il libro di carta, però, mi piace credere che avrà ancora lunga vita.





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