Gino Dato della Progedit A Testa in Sud

“Ben vengano gli e-book per le nuove generazioni dei nativi digitali”
In vista del Festival Letterario “A Testa in Sud” in svolgimento ad Acquaviva dal 30 agosto al primo settembre, Acquavivalive ha intervistato alcune delle case editrici che vi parteciperanno. Oggi è il turno di Gino Dato, editore della Progedit. Gino Dato si è formato a Venezia e Bari, laureandosi in Storia contemporanea con Franco De Felice. È stato addetto stampa della Fiera del Levante, redattore della Laterza e direttore della rivista Delta. Collabora con La Gazzetta del Mezzogiorno e altre testate. Dirige PassaParola, rivista dei Presìdi del libro.
Può presentarci brevemente la sua casa editrice, la Progedit?
Siamo nati nel gennaio 1997, come gemmazione di una nota casa editrice italiana, con forti radici a Bari. La nostra attività editoriale è rivolta in particolare alla formazione (e quindi editoria universitaria e scolastica) e alla valorizzazione delle risorse e alla cultura materiale del territorio (e quindi collane e volumi sulle tradizioni del mezzogiorno). Il nostro prossimo passaggio sarà una distribuzione nazionale con un programma di respiro nazionale. Per il momento, tuttavia, ci serviamo molto dell’e-commerce per far pervenire i nostri volumi dappertutto vengano richiesti.
Che cosa significa oggi essere una medio-piccola casa editrice dell’Italia meridionale?
Significa affrontare gli stessi problemi di ideazione, progettazione e distribuzione delle grandi case editrici, senza però avere la dimensione di queste e sul piano finanziario e su quello delle risorse intellettuali e creative. Significa inoltre coltivare quotidianamente una forte dose di megalomania o di lucida follia circa i risultati economici e culturali del proprio lavoro, spesso strozzato dalla babele di rumori che caratterizzano la scena massmediatica.
Da tempo in Puglia non si conosceva un così ricco fermento culturale. Festival, iniziative e associazioni culturali di vario tipo sbocciano ovunque. Gli scrittori pugliesi si affermano sempre più a livello nazionale. Si può parlare di un "Rinascimento Culturale Pugliese"? E quali potrebbero esserne le cause?
Il Rinascimento culturale pugliese è in sintonia con quello che è in atto in tutto il paese, e che tanto più è Rinascimento, quanto più impatta e appare fortemente dissonante rispetto alla cultura che esprime la classe politica. Una cultura, però, che non è, pur nella sua massima emergenza, quella prevalente. E’ semmai quella soverchiante. Ora è chiaro che, ancor più al Sud, l’attivismo delle intelligenze sembra un fenomeno eccezionale. In realtà, ripeto, non lo è.
Perché gli italiani leggono così poco? E perché la Puglia è una delle regioni italiane dove si legge di meno?
Perché scrivono molto. Scrivere molto fa bene, intendiamoci, ma andrebbe associato alla capacità di riflettere, di leggere, di pensare. Andrebbero qui chiamati in causa anche altri fattori, che sono quelli tradizionali della depressione culturale ed economica di una terra, l’una causa e l’altra complice poi di una rete distributiva geograficamente e strategicamente molto striminzita e asfittica.
Oggi più che mai sembra che pubblicare un libro sia un’aspirazione diffusissima, quasi un diritto inalienabile di ogni cittadino italiano. Che consigli date a uno scrittore emergente?
Di credere fortemente in quello che fa, in primo luogo come espressione del suo essere, prima ancora e più che quale forma di narcisismo. Quest’ultimo assai spesso si annida negli autori esordienti e riesce a dare una forma esteticamente valida e financo incoraggiante a idee invece assai poco fertili a generare un parto letterario.
Gli ebook stanno per affermarsi anche in Italia: li vedete più come un’opportunità o una minaccia? E il caro, vecchio libro di carta è destinato a scomparire?
Come ha ricordato un maestro di editoria, Umberto Eco, i nuovi mezzi di comunicazione non hanno mai annullato i precedenti: è accaduto per esempio alla televisione che non ha ammazzato il cinema, a Internet che non ha azzerato la televisione come la radio. Ben vengano gli e-book per le nuove generazioni dei nativi digitali, cioè i nostri figli. Gli ebook dovrebbero, se funzioneranno davvero, promuovere la buona sorte anche della lettura tradizionale, in un circolo virtuoso che si autoalimenta.





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